I Korowai o Kolofu e il “sago grub”

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I Korowai, chiamati anche Kolufo, sono circa 3.000 e vivono nel sud-ovest della Papua occidentale, vicino al confine con la Papua Nuova Guinea. Fino alla fine degli anni ’70, quando gli antropologi cominciarono lo studio della tribù, i Korowai non erano a conoscenza dell’esistenza di popoli diversi da loro.

I Korowai sono cacciatori, raccoglitori e orticoltori ed hanno eccellenti capacità di caccia e pesca. Hanno alcune attività specifiche di genere, come la preparazione del sago e lo svolgimento di cerimonie religiose in cui sono coinvolti solo gli adulti maschi.

Per nutrirsi utilizzano tutte le risorse che fornisce loro la foresta: verdura, frutti tipici, come quello dell’albero del pane, selvaggina. Mangiano un po’ tutti gli animali, compresi serpenti, iguane e pipistrelli ma non si nutrono dell’animale totem che ogni clan possiede e che è considerato tabù.

Sono suddivisi in clan ed è diffusa la pratica del levirato in quanto nelle relazioni vige la predominanza dello zio e nel matrimonio, che è esogamico e poligamico, la preferenza è data a una relazione coniugale con la figlia del fratello della madre.

Le strutture di leadership si basano in prevalenza sulle qualità personali degli uomini, piuttosto che sull’istituzione. La guerra tra clan si verifica principalmente a causa di conflitti legati alla stregoneria.

Una volta nella vita, un clan Korowai deve organizzare un festival di sago grub per stimolare la prosperità e la fertilità in modo rituale.

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I Korowai hanno una ricca tradizione orale che comprende miti, racconti, parole magiche, amuleti e totem. Per quanto riguarda la morte e l’aldilà, credono nell’esistenza di uno specifico  tipo di reincarnazione: i morti possono essere rimandati in qualsiasi momento nella terra dei vivi, dai loro parenti nella terra dei morti, per reincarnarsi in un neonato del loro stesso clan.

Alcune storie vengono considerate sacre e sono riservate soltanto agli adulti come per esempio il racconto sull’origine del mondo. I Korowai credono che il mondo sia formato da tre cerchi concentrici.

Nel cerchio interno vivono le piante, gli animali e gli esseri umani. Quello intermedio è costituito dal regno dei morti, molto simile a quello degli uomini che sono ancora in vita, infatti è anch’esso diviso in clan e in diversi territori. Infine il cerchio più esterno è dominato dall’oceano, nel quale uomini ed animali verranno inghiottiti alla fine dei tempi.

L’universo di Korowai è pieno di tutti i tipi di spiriti e viene riverito in particolare il dio creatore dalla testa rossa Gimigi. Per loro è importante nella vita quotidiana onorare il loro “Unico Dio” usato come concetto di una divinità principale da cui tutti gli altri o discendono o a cui tutti gli altri rendono omaggio.

Alla fine degli anni ’70, alcuni missionari protestanti olandesi iniziarono a vivere tra fra loro e nel 1996 fu istituita una comunità cristiana locale ma per molto tempo i Korowai sono stati considerati eccezionalmente resistenti alla conversione religiosa; tuttavia, alla fine degli anni ’90 i primi convertiti al cristianesimo furono battezzati. 

I Korowai praticavano il cannibalismo rituale ma gli antropologi ritengono che il cannibalismo non sia più praticato dopo che hanno avuto frequenti contatti con gli estranei. Forse alcuni clan sono stati spinti a incoraggiare il turismo perpetuando il mito secondo cui il cannibalismo è ancora una pratica attiva.

Le palafitte delle loro case, ben al di sopra dei livelli delle acque alluvionali, servivano ad impedire ai clan rivali di catturare persone, specialmente donne e bambini, per schiavitù o cannibalismo e a proteggere la casa da attacchi incendiari.

Il motivo di questa scelta viene giustificato da loro con la possibilità di vedere più facilmente gli uccelli e le montagne lontane, ma in realtà serviva anche ad impedire agli stregoni malefici di entrare nelle loro case.

Viene scelto un banano piuttosto solido che deve costituire la base dell’abitazione, attorno ad esso viene costruita un’impalcatura momentanea per realizzare il pavimento della casa, l’impalcatura poi viene smontata e si può entrare solo attraverso una pertica intagliata come una scala.

Di solito gli uomini e le donne hanno degli spazi separati anche all’interno della stessa abitazione, a volte anche la scala e l’ingresso sono separati, così come il focolare della capanna. Il focolare è costituito da uno strato di rami intrecciati e ricoperti di foglie e d’argilla. Sotto il focolare c’è un buco e lo strato di rami, essendo appeso ad una corda, può essere tagliato se si verifica un pericolo di incendio.

Nelle capanne sugli alberi si allevano maialini da offrire anche come regali durante i matrimoni o per riappacificarsi dopo eventuali liti che coinvolgono le famiglie. In tempi di difficoltà li sacrificano anche agli spiriti degli antenati.

 

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