Il taglio alla Mohawk o alla moicana

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U.S. Army Rangers with Mohawk haircuts in Vietnam c.1970.

Il taglio alla Mohawk o alla moicana  è un tipo di  acconciatura che consiste nel rasare entrambi i lati del capo lasciando una striscia centrale di capelli di norma piuttosto lunghi. L’uomo di Clonycavan, la mummia di un uomo giovane vissuto 2300 anni fa e rinvenuta vicino Dublino in Irlanda, aveva un’acconciatura simile a quella mohawk ed era mantenuta da oli vegetali e resina di pino importati dal sud-ovest della Francia o in Spagna.

Si è spesso pensato inoltre che il taglio mohawk fosse utilizzato dai popoli Mohicani  e dai Mohawk, ma in realtà  i Wyandot, detti anche Uroni, furono i primi nativi americani ad adottare tale taglio di capelli. L’equivoco nacque perchè i primi esploratori francesi  confusero tale popolazione con i Mohawk. In ogni caso anche molte altre tribù native americane, in periodi di guerra, usavano radere i propri capelli, eccetto per una “cresta” al centro della testa.

Nella seconda guerra mondiale durante lo sbarco in Normandia, gli esploratori (pathfinder) appartenenti alla101 Divisione Aviotrasportata americana adottarono il taglio alla mohawk durante l’Invasione della Normandia, il 6 giugno 1944, con l’obiettivo di risultare spaventosi agli occhi del nemico. I paracadutisti americani sarebbero stati infatti tra i primi a toccare terra in Normandia e sarebbero stati probabilmente i primi americani che i tedeschi dell’Armata B avrebbero mai visto. Rinunciarono anche alla mimetizzazione del volto, per mezzo di apposite tinture nero/verde militare da spalmare su viso e mani, per pitturarsi invece il volto con i simboli portati in battaglia dalle tribù indiane d’America.

Questo taglio di capelli divenne popolare nella cultura punk nei primi anni ottanta, in questa fase spesso i capelli venivano tinti e, tramite l’applicazione di gel o altri collanti, alzati per formare una cresta, spesso di notevole altezza. Il taglio alla mohawk è entrato poi anche a far parte della cultura goth, molto vicina a quella punk.

Lo straziatoio per il seno

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Fino al settecento le donne accusate di eresia, adulterio, atti libidinosi, meretricio e magia bianca “erotica” in molti paesi e regioni, tra cui alcune della Francia e della Germania, furono sottoposte a tortura avvalendosi di un apposito “straziatoio” per le mammelle fatto di ferro a forma di molla da braci e che finiva con quattro uncini contrapposti a due a due.

Utilizzato sia freddo che rovente, lo straziatoio feriva e maciullava il seno e quando era usato contro le ragazze-madri, veniva fatto in presenza dei loro bambini che spesso, cercando di starle vicino, si sporcavano con il sangue materno.

Quando veniva applicato alle donne gli uncini venivano posizionati sui seni nudi delle vittime facendoli penetrare con forza fino a strappare o rompere il seno. Le donne che non morivano rimanevano segnate a vita con i seni orrendamente mutilati.

Un altro feroce e simile strumento di tortura era chiamato “The Spider“ ed era fissato ad una parete. Il seno della vittima veniva fissato con degli artigli e la donna veniva tirata dal torturatore in avanti fino a rompere o  staccare il seno.Molte donne non sopravvissero a questa tortura.

Il gelido serial killer Theodore Robert Bundy

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Theodore Robert Bundy( 1946 – 1989) è stato un serial killer statunitense, autore di almeno 30-35 omicidi ai danni di giovani donne tra il 1974 e il 1978. Per i primi tre anni di vita Bundy visse a Philadelphia con i nonni materni perchè era un figlio illegittimo e a lui fu sempre detto che i genitori erano i suoi nonni e la madre sua sorella maggiore.

Per tutta la vita egli espresse risentimento  verso la madre per avergli mentito così a lungo. Il nonno era  un razzista antisemita, anticattolico e violento con la moglie, il cane di famiglia e i gatti di quartiere. La nonna era invece timida e obbediente e  periodicamente si sottoponeva a pesanti terapie contro la depressione. Nel  1950 la madre Louise si cambiò il cognome e si trasferì con Ted dai suoi cugini nello Stato del Washington e nel 1951 sposò Johnny Culpepper Bundy, che adottò Ted, ed ebbe altri quattro figli.

Da adolescente commise vari furti, poi si dedicò allo studio,  alla politica e allo sci ma non si impegnava sul lavoro. Nel 1964 si legò ad una ragazza di buona famiglia, Stephanie Brooks ma lei, dopo essersi laureata, troncò ogni rapporto causandogli un grande shock. In quel periodo egli scoprì che quella che riteneva sua sorella in realtà era sua madre ed ebbe un ulteriore forte trauma.

Nel 1969 seguì corsi di psicologia e legge e poi prese la tessera del Partito Repubblicano diventandone una giovane promessa  e in quel periodo fu indicato come “eroe” per aver salvato una bambina che stava annegando in un parco.

Il primo tentato omicidio avvenne il 4 gennaio1974: la vittima di 18 anni fu  picchiata nel suo letto e con una doga del letto fu violentata. La giovane si salvò  riportando però gravi lesioni, ma è stata una delle poche ragazze che si è salvata.

Bundy era un uomo affascinante che conquistava la fiducia delle sue vittime. Attirava la loro attenzione con la “tecnica” del braccio ingessato (chiedendo aiuto alla vittima per trasportare oggetti in macchina), oppure impersonando una figura autoritaria per poi aggredirle e stuprarle in luoghi appartati. Talvolta ritornava sulla scena del crimine per avere rapporti sessuali con i cadaveri in decomposizione. Ha decapitato almeno 12 vittime, conservandone le teste come trofeo.

Venne descritto come un sadico sociopatico che traeva piacere dal dolore altrui e dal senso di potere che provava verso le sue vittime. Lui stesso si è definito “… il più gelido figlio di puttana che incontrerai mai”. Uno dei membri che aveva il compito di difenderlo in tribunale, scrisse che “era la precisa definizione del male”. Quasi tutte le vittime erano studentesse universitarie, minute e dai lunghi capelli scuri con la scriminatura centrale. Morì sulla sedia elettrica il 24 gennaio 1989 in Florida.

 

 

I resoconti di Kurt Gerstein sulle procedure di morte naziste

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Kurt Gerstein nacque in Westfalia nel 1905 da un funzionario statale prussiano devoto protestante, obbediente all’autorità imperiale, nazionalista e antisemita  in maniera moderata e non violenta.

Il figlio ereditò queste caratteristiche ma visse la religione in modo più profondo e pertanto se nel 1933 il padre aderì subito al nuovo regime, Kurt invece ebbe problemi di coscienza. Approvava che Hitler avesse salvato la Germania dal bolscevismo ma avversava lo spirito totalitario del nazismo e rifiutava che si sostituisse a Dio e volesse dominare gli uomini.

Gerstein aderì alla Chiesa Confessante, il gruppo religioso luterano che si opponeva alla revisione della fede cristiana compiuta dai Cristiani tedeschi che rifiutavano l’Antico Testamento e l’idea che Cristo fosse ebreo. Per questa sua opposizione teologica egli venne arrestato più volte e poi espulso dal partito.

Gerstein si era laureato in ingegneria ma, dopo l’espulsione dalla NSDAP, perse il suo impiego nelle miniere statali e si dedicò agli studi medici. Nel 1940, dopo che una sua cognata  morì in circostanze misteriose in uno dei centri in cui si praticava l’eutanasia dei malati di mente, Gerstein si arruolò volontario nelle Waffen SS per scoprire dall’interno i crimini del regime. In virtù delle sue doppie competenze mediche e tecniche, venne affidato al servizio sanitario, si occupò di disinfezione dell’acqua ed ottenne il grado di tenente.

Nel 1942 visitò il campo di Belzec e durante il viaggio di ritorno in Germania, incontrò un funzionario dell’ambasciata svedese al quale raccontò quanto aveva visto e lo implorò di informare il suo governo e gli Alleati. A Berlino, tentò di mettersi in contatto anche con il nunzio apostolico della Santa Sede che però non lo ricevette.

Arrestato dagli Alleati nel 1945, Gerstein stese tre dettagliati rapporti, uno in francese nel 1945 a cui allegò dodici fatture della ditta che forniva il gas Zyclon B al campo di Auschwitz, e gli altri due in tedesco. Il 25 luglio 1945, Gerstein si suicidò. I suoi dettagliati rapporti sono tra i primi resoconti sulle procedure di uccisione attuate dai nazisti nei campi di sterminio.

I Code Talkers Navajo

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Gli indiani Choctaw vennero utilizzati nella Prima guerra mondiale come parlatori in codice per cui, in vista della Seconda guerra mondiale, Adolf Hitler inviò  in America degli esperti per studiare le lingue dei nativi anche se fu impossibile per loro comprenderli tutti. L’Esercito americano utilizzò però i Code Talkers soprattutto sul fronte del Pacifico, dove i Servizi segreti giapponesi riuscivano in breve a decriptare quasi tutti i codici segreti.

Philip Johnston, cresciuto nella riserva Navajo perché figlio di un missionario e veterano della Prima guerra mondiale, propose ai Marines degli Stati Uniti di usare la lingua Navajo come codice segreto perché questa lingua possiede una grammatica molto complessa ed è sempre stata solo  orale. Vennero reclutati inizialmente solo 29 Navajo che erano in grado di parlare anche un perfetto inglese.

Il primo gruppo di Navajo ideò il codice originale, poi ampliato e modificato durante la guerra, che doveva essere memorizzato e mai scritto. Il loro programma era segreto e ad ogni Navajo venne affiancato un marine che aveva il compito di proteggerlo ma anche di ucciderlo prima che cadesse prigioniero. Solo durante la battaglia di Iwo Jima, vinta dagli U.S.A., sei Code Talkers Navajo inviarono e ricevettero 800 messaggi.

Dai 29 Navajo che all’inizio prestavano servizio nel corpo dei Marines si arrivò, alla fine della guerra a 420 uomini che furono decisivi per le sorti del conflitto. I Code Talker non ricevettero riconoscimenti fino alla declassificazione del segreto militare avvenuto solo nel 1968.

La garrota, macchina di morte

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La garrota, una macchina con la quale si applicava la pena capitale, venne utilizzata sin dai tempi dell’Impero Romano e venne usata durante il Medioevo soprattutto in Spagna e Portogallo. Venne usata anche dai conquistadores in America tanto che con questa pena fu ucciso nel 1533 anche l’ultimo imperatore Inca Atahualpa.

Questa pena di morte venne usata anche nella colonia spagnola delle Filippine  e rimase in vigore anche dopo che il paese era passato sotto il dominio statunitense, nonostante negli Stati Uniti non venisse usata.

Questa macchina era facilmente realizzabile da qualsiasi fabbro ed era considerata un metodo di morte clemente così in Spagna il re Fernando VII abolì definitivamente l’impiccagione nel 1832 per sostituirla con la garrota.

Si metteva a sedere la vittima su una sedia con  uno schienale molto alto fatto con un solo asse di legno a cui era fissato un anello di metallo. L’anello veniva posto al collo del condannato e veniva chiuso nella parte posteriore con una vite. Facendo girare la vite, l’anello si stringeva al collo e poteva rompere delle vertebre e portare alla morte immediata.

Successivamente venne aggiunta una punta di metallo nella parte interna del cerchio, dalla parte dello schienale, che grazie alla pressione andava a penetrare il collo rompendo le vertebre. L’ultima morte per garrota è avvenuta nel 1974 e nel 2009 la Spagna ha abolito definitivamente ogni tipo di pena di morte.

La “medicina del popolo” e la Yaba

 

Hitler era di fatto un tossicodipendente che aveva grandi crisi di astinenza e che assumeva metanfetamine, ormoni e morfina e, come lui, tantissimi uomini del Terzo Reich. La metanfetamina rigorosamente prodotta in Germania, approvata e utilizzata da Hitler, si chiamava Pervitin ed era distribuita in pillole ma anche attraverso iniezioni o barrette di cioccolata. La droga era chiamata la “medicina del popolo” e doveva essere l’unica che la razza ariana potesse utilizzare.

Hitler fece eseguire anche molte sperimentazioni su cavie umane perchè voleva trovar il modo di potenziare la resistenza fisica e mentale dei suoi soldati quando erano sui campi di battaglia. La droga fu quindi un valido aiuto per il controllo del suo esercito e ai suoi soldati era somministrata una pastiglia sotto la lingua ottenendo subito effetti di euforia, poca necessità di dormire e capacità di compiere qualsiasi gesto di crudeltà con il massimo del distacco emotivo

Gli ebrei furono le cavie per eccellenza dei medici tedeschi che sperimentavano continuamente su di loro svariati tipi di droghe e facevano test genetici sui gemelli, sterilizzazioni di gruppo e provavano cure per alcuni tipi di malattie contratte dai soldati in guerra. Erano anche soliti somministrare una bevanda a base di mescalina, per comprendere gli effetti di resistenza durante le torture e gli interrogatori.

Oggi si sta diffondendo in Italia la Yaba conosciuta come droga della pazzia oppure “droga di Hitler”, all’apparenza è una caramella di colore rosso purtroppo però è una sostanza stupefacente con effetti devastanti.

 

Il grande padre norreno Odino

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Per i popoli del Nord il dio principale del Walhalla era Odino che appariva come un vecchio dal mantello azzurro, con il capo coperto da un cappello a larghe falde, una  grande barba e  senza un occhio perchè lo aveva donato alla guardiana della fontana di Mimir in cambio di un sorso dell’acqua miracolosa che concedeva  la sapienza assoluta. Odino non era però immortale, come non erano immortali gli altri dèi della mitologia norrena.

Girava armato di una lancia e portava nella mano destra un anello d’oro che ogni nove notti ne creava un altro di eguale bellezza. Sua moglie si chiamava Frigg ed era  il simbolo della fecondità e della fedeltà coniugale. Era il dio dei poeti e dei saggi ma anche dei guerrieri ed in battaglia era spietato, adorava il potere e pretendeva sacrifici umani.

Due corvi erano sempre in volo per lui alla ricerca di notizie, osservavano, ascoltavano e gli riferivano tutto quello che facevano gli uomini. Le Valchirie erano le sue messaggere e sceglievano sui campi di battaglia i guerrieri più eroici che erano destinati a una morte onorevole e quindi ad entrare nel Walhalla.

L’assenzio, la droga degli artisti

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L’assenzio è una bevanda alcolica di colore verde che fu prediletta dagli artisti dell’800 e fu uno dei simboli del Moulin Rouge e della vita bohémienne parigina. Messo fuori legge come una pericolosa droga allucinogena ai primi del ‘900, l’assenzio è stato legalizzato di nuovo nel 2011

L’assenzio fu inventato alla fine del ‘700 nella valle svizzera di Val-de-Travers; era un distillato di artemisia, una pianta già conosciuta dagli antichi egizi, di finocchio, di anice verde e di altre erbe curative e con un altissimo tasso alcolico (dal 45 al 74%) . Nelle caffetterie parigine del XIX secolo i camerieri portavano ai clienti una caraffa di acqua gelata, zucchero, uno speciale cucchiaio e un bicchiere con il distillato di erbe e il cliente si preparava  la bevanda dosando, secondo i suoi gusti, la quantità di acqua e di zucchero.

Nei caffè francesi, dalle 17.00 alle 18.00, esisteva “l’ora verde” ma le autorità francesi, preoccupate dagli effetti collaterali, ne proibirono la produzione e il consumo nel 1915. Questo anche perchè alcuni imprenditori per ridurre i costi e incrementare i guadagni sostituirono l’alcool di vino con alcool di patate o di melassa, talvolta non rettificato, che conteneva oltre all’etanolo anche metanolo, pentanolo e butanolo che sono  sostanze altamente nocive e capaci di causare intossicazioni anche mortali. Altri agenti chimici venivano inoltre  utilizzati per ottenere un colore più appariscente, come l’acetato di rame, o per simulare l’intorbidimento tipico degli assenzi di qualità, come il tricloruro di antimonio.

Ora il liquore verde, che pare non contenga alcuna sostanza stupefacente,  è stato dichiarato di nuovo legale e si può bere e non più solo guardare nei dipinti dei grandi pittori di epoca, a partire dalla ‘Bevitrice di assenzio’ di Picasso.