Juan Domingo Perón: i descamisados, i montoneros e i desaparecidos

 

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Il generale Juan Domingo Perón (Lobos 1895 – Olivos 1974), figlio di Juana Sosa Toledo di lontane origini native tehuelche e di Mario Tomás Perón di origine spagnola, scozzese e italiana, è stato presidente dell’Argentina  dal 1946 fino al 1955 quando venne rovesciato da un colpo di Stato militare. Rieletto nel 1973, morì l’anno dopo e venne sostituito dalla sua terza moglie Isabel Martinez de Perón.

I seguaci di Perón, chiamati anche descamisados, sostenevano i suoi sforzi per i diritti dei lavoratori e per l’eliminazione della povertà mentre gli oppositori politici lo consideravano un dittatore. Diede vita al peronismo o justicialismo che si proponeva come una terza via fra il capitalismo ed il socialismo.

Portò avanti una politica di neutralità nei confronti dei blocchi filosovietico e filoamericano della guerra fredda e diede asilo ai nazisti che scappavano dai processi per crimini di guerra dopo la seconda guerra mondiale. In realtà Perón ammirava il fascismo di Benito Mussolini anche se credeva che la dittatura fosse solo un passaggio verso la socialdemocrazia. Il peronismo non fu mai però antisemita ed ebbe rapporti anche con la massoneria europea.

Entrato nel governo, nel 1945 sposò l’artista Evita Duarte (1919 – 1952), chiamata Evita, che gestì l’attività propagandistica del marito guadagnandosi il sostegno del sindacato e dei gruppi femminili.

Costretto alle dimissioni nel 1945, Perón fu internato all’ospedale militare di Buenos Aires ma il 17 ottobre ci fu la rivoluzione o “marcia dei descamisados” e gli stessi generali che lo avevano arrestato furono costretti a richiamarlo al Governo. Quel 17 ottobre gli uomini sudati a causa del gran caldo si erano tolti le camicie e la parola dispregiativa “descamisados”, gli scamiciati, da allora avrebbe designato il popolo peronista.

Nel 1946 fu eletto presidente della repubblica, fondò il “Partito unico della rivoluzione” chiamato Partito Peronista e nel 1947 riconobbe l’uguaglianza dei diritti politici e civili tra gli uomini e le donne. Perón nazionalizzò le industrie, anche quelle di proprietà straniera, e le sostenne utilizzando le abbondanti riserve di oro e valuta straniera e un mercato interno in espansione.

Nazionalizzò anche il Banco centrale, i servizi pubblici (ferrovie, acqua, gas, telefoni) e dette impulso all’edilizia popolare e all’alfabetizzazione delle classi più povere. Queste scelte  provocarono però l’allontanamento dei potentati economici e finanziari statunitensi ed inglesi e l’economia cominciò a perdere posizioni

La nuova Costituzione del 1949 sancì la funzione sociale della proprietà, il diritto di sciopero, alla salute ed all’istruzione, limitò però la libera concorrenza con l’istituzione del monopolio del commercio estero da parte dello Stato e  fortemente anche la libertà di stampa.

Inizialmente il peronismo non fu  antireligioso ma poi Perón legalizzò l’aborto, facilitò il divorzio, tentò di legalizzare la prostituzione, ostacolo’ la Chiesa nel sostenere partiti politici cattolici e infine promosse la separazione fra stato e chiesa. Perón divenne così apertamente anticlericale e venne scomunicato da papa Pio XII.

Perón rivinse le elezioni presidenziali nel 1951 con il 62% dei voti,   il paese fu però escluso dalle agevolazioni del piano americano Marshall per i paesi europei e questo danneggiò l’economia argentina ed in particolare il settore agricolo.

La perdita del sostegno della Chiesa,  la morte della moglie nel 1952 e la crisi economica e sociale gli causarono una diminuizione del consenso popolare. Nel 1955 aerei dell’aviazione navale bombardarono Plaza de Mayo senza riuscire ad uccidere Peron ma provocando la morte di centinaia di civili. L’esercito  sconfisse però i golpisti, molti dei quali fuggirono all’estero.

Vi fu però un nuovo colpo di Stato e, per evitare la guerra civile, Perón andò in esilio in Paraguay e poi fu accolto da Francisco Franco a Madrid, delegando il potere alla giunta militare del generale Eduardo Lonardi. Sposò poi in terze nozze la cantante e ballerina Isabel Martinez Cartas nota anche come Isabelita Perón. Nella Spagna franchista Peron abbandonò i suoi propositi populisti e neosocialisti  avvicinandosi molto di più alla destra.

In Argentina intanto  fu revocata la Costituzione del 1949,  fu messo al bando il Partito comunista e fu reintrodotta la pena capitale anche per i civili. Nel  1956 gruppi di militari filo-peronisti tentarono un altro colpo di stato  ma il tentativo fallì e molti di loro furono fucilati.

Seguirono anni di frequenti cambi di governo e di crisi economica. Perón sosteneva il movimento dei montoneros, costituito dall’ala più socialista dei suoi sostenitori con a capo Jorge Ricardo Masetti che però nel 1964 scomparve nel nulla, probabilmente assassinato.

Dopo la vittoria elettorale del 1973 del Fronte Giustizialista di Liberazione, Perón, rientrato in Argentina, diventò presidente per la terza volta con il 62% dei consensi e sua moglie Isabel diventò vicepresidente. Si staccò però dai suoi sostenitori di sinistra e si avvicinò sempre più alla  destra conservatrice.

I montoneros allora  eseguirono numerosi atti dimostrativi e anche alcuni sequestri e omicidi. Il peronismo di governo, per influenza di Isabel e altri ministri, tra cui il potente massone José Lopez Rega detto el brujo, “lo stregone”,  divenne un governo di centro-destra.

Perón morì nel 1974  colpito da infarto  e una folla imponente partecipò ai funerali a Buenos Aires. I gruppi peronisti radicali, come i montoneros,  dopo la sua morte si diedero alla clandestinità e alla lotta armata per fronteggiare il peronismo ufficiale, in un clima di crescente  violenza. Isabelita Perón, appoggiata dall’esercito, iniziò una pesante repressione degli oppositori ma nel 1976 fu rovesciata dagli stessi militari.

Fino al 1983 in Argentina governò una giunta militare che  intensificò i metodi di repressione. Durante questo periodo avvenne il fenomeno dei desaparecidos poichè furono sequestrati, torturati, uccisi e fatti scomparire 40.000 persone in maggioranza operai, sindacalisti, comunisti, democratici e moltissimi peronisti, soprattutto di sinistra o montoneros.

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L’Anak Krakatoa, figlio del Krakatoa

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Il vulcano Anak Krakatoa o Anak Krakatua, che significa figlio del Krakatoa, era emerso dall’acqua in Indonesia nel 1928, in seguito all’attività vulcanica nel cratere del Krakatoa,  famoso per la violentissima eruzione nel corso della quale nel 1883 morirono 36 mila persone.

L’Anak Krakatoa il 22 dicembre 2018 ha provocato uno tsunami che ha ucciso almeno 426 persone e sembra che, a seguito del collasso che ha scatenato l’onda anomala, abbia perso due terzi della sua altezza iniziale.

Sarebbero state alcune frane sottomarine provocate da un’eruzione del vulcano a causare un devastante tsunami, con onde di 20 metri, l’altezza di un palazzo di sette piani, che ha spazzato la costa dell’Indonesia, attorno allo stretto della Sonda, tra le isole di Giava e Sumatra

Una sezione del suo cratere si è infatti staccata franando sul fondale dello Stretto della Sonda e causando una frana sottomarina che ha sollevato il muro d’acqua. Nel corso dell’eruzione si sono riversati in mare dai 150 ai 180 milioni di metri cubi di materiale, tra roccia e ceneri.

Ora un’analisi effettuata rileva che il settore sudoccidentale del vulcano si è accorciato, nella sua parte emersa, passando dai 338 metri originari a 110 metri di altezza in quanto una sezione di vulcano ampia due chilometri quadrati è sparita nell’oceano.

Novel food: gli insetti.

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Dal 1 gennaio 2018 è entrato in vigore il nuovo regolamento comunitario che semplifica le procedure per ottenere le autorizzazioni necessarie all’allevamento, al commercio e al consumo degli insetti in Italia.

Seppur siano mangiati da 2 miliardi di persone in 113 paesi del mondo, in Europa gli insetti sono considerati novel food, cibi nuovi, e vanno regolamentati. Alcune nazioni come la Francia, l’Olanda o l’Inghilterra sono già molto attive a tal riguardo.

In Messico si sorseggiano aperitivi al tramonto composti da birra e chapulines cioè cavallette che vengono tostate sull’argilla con olio di semi e condite con aglio, peperoncino, succo di lime e sale contenente estratto di vermi d’agave

Oltre al ricco apporto di proteine che li caratterizza, gli insetti sono sostenibili perché il loro allevamento richiede risorse minori rispetto a quelle utilizzate per animali di grande taglia. La Fao e altre organizzazioni mondiali hanno dichiarato che gli insetti sono cibo adatto a combattere la continua crescita demografica e il  problema della fame nel mondo in modo, appunto, sostenibile.

In Italia alcuni chef stanno sperimentando l’utilizzo della seta di ragno in cucina, che risulta insapore ma è ricca di proteine, altri si stanno dedicando al primo e-commerce in Europa per il cibo preparato con gli insetti. L’obiettivo è di vendere prodotti di qualità dal gusto italiano realizzati in Inghilterra, Francia e Olanda con grilli, cavallette e camole della farina.

Pasta, dolci, snack per aperitivi rappresentano parte dell’offerta che vede prodotti in cui gli insetti sono solo un ingrediente, come le farine, mentre tra i più cari ci sono gli integratori alimentari e la farina di cavallette. Una società ha realizzato  cracker con il 15% di farina di grillo.

L’entomofagia è quindi la pratica di mangiare insetti che pare abbiano un  sapore principalmente erbaceo, di frutta secca, di fritto o affumicato, oppure  acido o stranamente  zuccherino. Gli insetti sono creature magiche per i fiori e ne garantiscono la sopravvivenza, sono un possibile nutrimento per i pesci d’allevamento e possono integrare i cereali per creare farine alternative e molto più proteiche di quelle già in commercio.

Il Future Food Institute di Bologna sta lavorando a una nuova prospettiva industriale e cioè la Silk Urban Farm, una fattoria che alleva bachi da seta e ne studia l’applicazione innovativa legata all’alimentazione e alla cosmesi. Il baco da seta  pare che sia buonissimo, dolce e vellutato.

Duca di Cornovaglia, solo figlio di re

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Il titolo nobiliare di Duca di Cornovaglia fu il primo creato tra i pari d’Inghilterra e venne istituito nel 1337. Questo titolo spetta di diritto all’erede al trono britannico fin dalla nascita, insieme al titolo di Duca di Rothesay in Scozia, cosa che invece non vale per il titolo di Principe del Galles.

L’attuale Duca di Cornovaglia è Carlo, che è anche principe del Galles, in quanto  figlio maggiore dell’attuale sovrano britannico, la regina Elisabetta II. Il ducato di Cornovaglia è l’ultimo ducato in Inghilterra ancora assegnato ad un duca vivente in quanto l’unico altro ducato inglese, che è quello di Lancaster, non può avere più un Duca dal 1413 e cioè da quando l’ultimo di essi s’incoronò re.

Goffredo di Monmouth nel suo Historia Regum Britanniae del 1136, raccontava che durante il regno di Uther Pendragon, il duca di Cornovaglia Gorlois si ribellò al sovrano che si era invaghito di sua moglie Igraine. Uther uccise Gorlois e si unì a Igraine e dall’unione nacque il futuro Re Artù.

Di fatto il ducato di Cornovaglia è il più antico dei ducati creati nel regno d’Inghilterra ed è da sempre affidato al figlio maggiore del sovrano. Il primo duca di Cornovaglia, nominato nel 1337, fu Edoardo il Principe Nero che era il figlio maggiore di Edoardo III d’Inghilterra e dopo fu affidato a suo figlio, il futuro Riccardo III.

Secondo una legge del 1421, da allora il ducato passa al figlio maggiore ed erede del sovrano. Se però il figlio maggiore del sovrano muore senza eredi, il titolo passa al fratello successivo in quanto il titolo può essere detenuto solo da un figlio del sovrano e non da un nipote, anche se questi è l’erede al trono.

Allo stesso modo, il titolo segue solo la linea maschile e nessuna erede al trono potrà essere Duchessa di Cornovaglia. Ad esempio, l’erede al trono di Giorgio II, il futuro Giorgio III, era Principe di Galles ma non Duca di Cornovaglia in quanto nipote e non figlio del sovrano.

La faccia nascosta della luna

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Le forze di marea tra la Terra e la Luna, che è il satellite naturale della Terra, hanno rallentato la rotazione della Luna in modo tale che è sempre lo stesso lato ad essere rivolto verso la Terra. Questa è chiamata rotazione sincrona ed è  comune a quasi tutte le lune del nostro sistema solare.

Il lato nascosto della Luna è quindi l’emisfero che non si può vedere dal nostro pianeta anche se, per l’esattezza, la superficie nascosta è solo del 41%, pari a 15,5 milioni di km². Nell’ipotesi di una futura colonizzazione stabile della Luna, si è pensato di impiantare proprio sul lato nascosto una base che consentirebbe una migliore osservazione dell’universo senza l’influenza della Terra.

Il 3 gennaio 2019 la missione cinese Chang’e 4 è stata la prima a scendere sulla faccia nascosta con un lander che comunicava con la Terra tramite un satellite. Questa parte ha una morfologia molto più accidentata di quella che vediamo perchè è ricca di crateri ed ha mari più piccoli e di numero molto inferiore. Questo è dato dal fatto che, non essendo “protetta” dalla presenza del pianeta Terra, può essere più facilmente raggiunta da oggetti provenienti dallo spazio e in particolare da meteoriti.

I mari lunari del lato nascosto rappresentano inoltre solo il 2,5% della sua superficie rispetto al 31,2% della faccia visibile probabilmente perché vi è una più alta concentrazione di elementi che sviluppano calore sulla faccia rivolta verso la Terra. Entrambe le facce ricevono in media la stessa quantità di luce dal Sole, anche se il lato rivolto verso la Terra riceve in complesso un po’ meno illuminazione a causa delle eclissi terrestri.

Nel 1959 la sonda sovietica Luna 3 aveva ripreso le prime immagini della faccia nascosta della Luna e un anno dopo fu prodotto e distribuito nell’Unione Sovietica il primo mappamondo lunare. Nel 1965 un’altra sonda sovietica,Zond 3, trasmise a Terra immagini di migliore qualità che rivelarono catene di crateri di centinaia di chilometri di lunghezza. Nel 1967 fu distribuita nell’Unione Sovietica la prima “Mappa completa della Luna”.

Poiché la maggior parte delle caratteristiche superficiali della faccia nascosta sono state scoperte da sonde spaziali sovietiche, molti loro nomi sono stati selezionati dagli scienziati sovietici. Però la faccia nascosta è stata osservata direttamente da occhi umani per la prima volta nel 1968 dall’equipaggio dell’Apollo 8.

Ai veicoli spaziali che passano dietro la Luna è impedita la comunicazione diretta con la Terra finché la loro orbita non li riporta in zone dello spazio circumlunare da cui è possibile la trasmissione. Per questo motivo nessun veicolo era mai allunato sulla faccia nascosta della Luna.

Il problema è stato superato per la prima volta nel 2007 dalla  sonda giapponese Kaguya che ha rilasciato in orbita lunare un piccolo satellite per le comunicazioni che le permetteva di mantenere costantemente il contatto con la base a Terra.

Chang’e-4 ha ora ha il compito di eseguire sei esperimenti elaborati dalla Cina e quattro da parte di scienziati stranieri. Dovranno essere effettuate osservazioni astronomiche con la radio a basso frequenza, analisi del terreno e della composizione minerale e della struttura della superficie lunare, la misura della radiazione dei neutroni e degli atomi per studiare l’ambiente del volto nascosto della Luna.

Gino Girolimoni il “mostro di Roma”

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Gino Girolimoni (Roma 1889 – 1961) era un fotografo e mediatore di cause per infortuni che fu accusato di stupro di sette bambine e l’omicidio di cinque di loro. Anche se alla fine fu scagionato, ne ebbe comunque la vita sconvolta e l’errore giudiziario sulla sua vicenda rappresenta un caso eclatante degli effetti perversi sull’ immaginario collettivo che può avere una campagna giornalistica pilotata e volutamennte  accusatoria.

Nel periodo 1924 – 1927, Roma fu colpita da una serie di rapimenti, stupri ed omicidi che riguardarono sette bambine. La prima vittima,  Emma Giacomini di quattro anni, fu rapita mentre giocava in un giardino pubblico e fu ritrovata la sera stessa ancora viva.

I corpi delle altre bambine, nel corso degli anni successivi, vennero rinvenuti con gli stessi segni di violenza delle prime vittime. In particolare la violenza contro Bianca Carlieri di tre anni, il cosiddetto delitto della Biocchetta, suscitò grande sdegno. Ai funerali partecipò una folla immensa e per giorni la stampa riportò la notizia in modo tale da fomentare il desiderio di vendetta della cittadinanza.

La polizia effettuò il fermo di numerosi invalidi, storpi e dementi, mentre un vetturino, sopraffatto dalla vergogna di essere indicato nel quartiere come l’assassino, si avveleno’. Nonostante le numerose testimonianze che descrivevano l’assassino come un uomo alto, sulla cinquantina, ben vestito e con i baffi, i poliziotti arrestarono poi Gino Girolimoni, conosciuto da tutti come un giovane mite ed educato.

Girolimoni era scapolo, non aveva ancora 40 anni, svolgeva un lavoro che gli rendeva bene, procurava clienti ad avvocati ed assicuratori, inoltre era molto sensibile al fascino femminile, ma qualcuno disse di averlo visto regalare caramelle ad una bambina di 12 anni mentre l’accarezzava.

La notizia del suo arresto fu pubblicata con grande rilievo, finalmente era stato catturato il “mostro di Roma”e vi erano  “prove inconfutabili” contro di lui. Anche il criminologo Samuele Ottolenghi, seguace delle teorie lombrosiane, ravviso’ nei tratti somatici dell’arrestato i segni caratteristici del criminale.

Si accertò poi che la dodicenne, a cui Girolimoni aveva dato una caramella, era la servetta di una donna sposata che lui corteggiava da tempo e che non aveva citato durante gli interrogatori per non metterla in difficoltà.  Ma la prova più importante fu che si accerto’ che, quando una bambina era stata rapita ed uccisa, Girolimoni era fuori Roma.

L’8 marzo 1928 Girolimoni venne prosciolto da ogni accusa per discordanza nelle testimonianze e perchè era ormai chiaro che erano state fabbricate prove false per incriminarlo. Nonostante ciò, Gino Girolimoni per tutta la vita venne considerato il mostro di Roma e non ricevette alcun indennizzo. Ancora oggi a Roma e dintorni il suo nome viene usato come sinonimo di pedofilo.

Durante la carcerazione di Girolimoni, il commissario Giuseppe Dosi ottenne la riapertura del caso e per questo fu osteggiato e poi punito dai suoi superiori. Arrestato, fu internato per diciassette mesi in unmanicomio criminale. Liberato nel 1940, fu reintegrato nella polizia dopo la caduta del fascismo ed ebbe in seguito importanti incarichi anche internazionali e scrisse un libro sul caso che lo coinvolse.

Girolimoni, non riuscendo più a proseguire il suo lavoro, perse ben presto il suo discreto patrimonio, sopravvisse riparando biciclette o facendo il ciabattino e morì, poverissimo, nel 1961. Ai funerali parteciparono solo pochi amici fra i quali il commissario Dosi. La salma fu tumulata e successivamente traslata in una fossa a terra e infine dispersa nell’ossario comune. Nel 2015 però una signora romana fece apporre a sue spese una lapide nell’ossario comune.

L’investigatore Giuseppe Dosi individuò come probabile indiziato Ralph Lyonel Brydges, un pastore protestante inglese che aveva alle spalle dei precedenti per molestie sessuali a minori. Nel 1928 Dosi perquisì la cabina della nave dove Brydges alloggiava, trovandovi un quaderno ove erano appuntato il nome di uno dei luoghi in cui era avvenuto uno degli omicidi, fazzoletti identici a quelli che l’assassino usava per strangolare le sue vittime e dei ritagli di giornali internazionali che riportavano notizie di omicidi di giovani vittime.

Nonostante fosse stato ritrovato anche un asciugamani con le iniziali del pastore in prossimità di una vittima e alcune pagine bruciate di un catalogo in inglese di prodotti religiosi di fianco a quello di un’altra bambina, Brydges non fu mai accusato, grazie ai buoni rapporti esistenti tra Italia e Gran Bretagna.

Rinchiuso in osservazione al Santa Maria della Pietà, il manicomio di Roma, fu poi rilasciato e lasciò l’Italia. In realtà Brydges non parlava italiano, non disponeva di un’automobile e i testimoni diedero indicazioni troppo confuse per poter risalire a lui con certezza. Per almeno uno dei delitti era inoltre in vacanza al nord Italia e quindi probabilmente si trattava solo di un pedofilo che non arrivava ad uccidere.

 

Cina: i cognomi, i nomi propri, di cortesia, di penna, i templari e dell’era.

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In cinese il cognome precede sempre il nome, sia nella forma scritta sia in quella orale e pertanto è prassi comune rivolgersi ad una persona chiamandola con il cognome e con il nome, anche in contesti informali.

In contesti formali, ci si può rivolgere ad una persona anche utilizzando il solo cognome seguito  da un titolo onorifico, quale “xiansheng” analogo a  Signore o “nüshi” analogo a Signora. In questi casi il nome di battesimo si omette ed il titolo viene messo dopo il cognome.

Presso i cinesi di etnia Han i cognomi sono quasi esclusivamente monosillabici mentre i nomi possono essere sia monosillabici che bisillabici. L’unica eccezione è costituita da una ventina di cognomi composti da due sillabe e da altrettanti  nomi di battesimo di tre o più sillabe. Cognomi di due, tre o più sillabe sono però diffusi presso alcune minoranze etniche non Han.

Gli Han sono il gruppo etnico maggioritario della Cina, il più grande gruppo etnico del mondo per numero di individui, costituiscono circa il 92% della popolazione cinese e il 20,52% dell’intera popolazione mondiale.

Nella società cinese i cognomi vengono trasmessi  seguendo una linea di discendenza maschile e le donne di norma mantengono il proprio cognome da nubile anche dopo essersi sposate ma non possono trasmetterlo ai figli.

In Cina esistono circa 4100 cognomi diversi ma la maggior parte di essi sono rari o di uso limitato a determinate regioni geografiche o etnie. Solo cento cognomi sono portati dall’85% della popolazione cinese, ovvero da più di un miliardo di persone, ed il 20% di essa porta una dei tre cognomi maggiormente diffusi che sono Lǐ, Wáng  e Zhāng.

Fra i cognomi fortemente geolocalizzati vi è il cognome Chen che è molto diffuso nel sud della Cina, ma più raro nelle regioni settentrionali. Il basso numero di cognomi è anche dovuto al fatto che in età antica i cognomi erano portati solo dai nobili e che i contadini, quando ebbero la possibilità di portarne uno, usarono quelli già esistenti.

I nomi propri Han sono costituiti da una o massimo due sillabe ma hanno una variabilità molto maggiore rispetto ai cognomi e oggi i nomi di due sillabe sono più diffusi rispetto a quelli monosillabici, costituendo più dell’80% del totale.

In cinese i nomi propri, ed i caratteri con cui sono scritti, hanno sempre un significato letterale e quelli maschili hanno spesso significati associati alla forza o alla fermezza di carattere, mentre quelli femminili sono associati alla bellezza e alla gentilezza.

Tuttavia nella scelta di un nome concorrono anche fattori quali la musicalità della pronuncia o la bellezza del carattere con cui è scritto. Molti nomi inoltre sono composti da due sillabe che, pur avendo separatamente dei significati propri, insieme non significano nulla.

All’epoca della Cina imperiale era proibito l’utilizzo dei nomi degli Imperatori e degli alti funzionari di Stato, dei propri antenati, a differenza di quanto avviene anche oggi comunemente in Occidente, e di persone rispettate o considerate sante.

Il nome di cortesia, biǎozì, era invece una sorta di pseudonimo che veniva adottato dai membri delle classi alte nell’epoca imperiale, a partire dai vent’anni e di fatto sostituiva il nome proprio di una persona in tutte le occasioni sociali, mentre il nome vero era riservato all’utilizzo da parte dei parenti stretti in ambiente familiare.

I nomi di cortesia, che erano scelti dai genitori, erano generalmente prerogativa dei maschi, anche se raramente potevano essere assegnati alle donne al momento del matrimonio, ed il loro conferimento  costituiva un rito di passaggio nella società e nella vita adulta. L’utilizzo del nome di cortesia è caduto in disuso soprattutto dopo la Rivoluzione culturale del 1966.

Gli pseudonimi o “nomi di penna” erano inoltre nomi di cortesia utilizzati per evitare confusione in caso di omonimie e talvolta a scopo letterario da parte di alcuni scrittori o poeti e veniva scelto personalmente. Anche questa pratica è caduta in disuso sebbene alcuni scrittori cinesi contemporanei continuino ad usare pseudonimi per firmare i propri lavori.

Il conferimento del nome postumo invece era un segno di rispetto riservato agli Imperatori cinesi, solo in casi rari anche ad alti funzionari o eminenti personalità, dopo la loro morte. Questo nome era utilizzato dalla morte del regnante in poi in tutti i documenti successivi e nelle cronache storiche tanto che molti fra gli imperatori cinesi più antichi, fino alladinastia Tang, sono conosciuti solo tramite il nome postumo.

Il nome templare era invece  il nome degli imperatori deceduti come veniva inciso sulle tavolette ancestrali del Tempio degli antichi imperatori. Era diverso dal nome postumo e più strettamente normato in quanto  poteva essere composto da due soli caratteri: un aggettivo, relativo alla valutazione del regno del defunto imperatore e un suffisso che poteva essere solo   cioè “avo”, per i fondatori di una dinastia, oppure zōng cioè “antenato” per tutti gli altri.

Il nome dell’era si trattava infine di uno pseudonimo adottato dagli imperatori durante il loro regno e veniva utilizzato mentre  erano ancora in vita e in carica. In origine derivavano da motti o frasi augurali scelti dagli imperatori stessi ed avevano un significato di buon auspicio.