Le odalische o cameriere

Agapit_Stevens_-_Odalisque_with_a_Mandolin_-_MeisterDrucke-322570_
Le donne che vivevano negli harem ottomani provenivano dal mercato degli schiavi o da un territorio conquistato, quale preda di guerra oppure erano un dono fatto al sultano. Le odalische (“odalisca” significa “cameriera”) erano di tre tipi: quelle con più anni adibite al basso servizio, altre ancora bambine, inserite a cinque o sei anni, alle quali venivano insegnate musica, danza, etichetta e letteratura e infine le più belle, con un’età compresa fra i quindici e i vent’anni. Giunte a Palazzo, ricevevano un nuovo nome e dovevano studiare il turco, saper leggere il Corano e conoscere la storia turca e la religione islamica.
Diventavano  “novizie” poi potevano diventare  kalfa e alla fine usta.  Le usta  (dall’arabo ustaz= professore, maestro) erano le odalische di più alto grado, servivano di persona il sultano, ricevevano stipendi consistenti e potevano dimettersi quando lo desideravano. Le odalische percepivano un salario giornaliero a seconda delle rispettive mansioni, mentre il loro abbigliamento era pagato dal Tesoro del Palazzo.
Tutte le domestiche, dopo nove anni di servizio potevano lasciare il Palazzo e anche sposarsi ed in tal caso veniva rilasciato loro un “certificato di liberazione”. A quelle che si sposavano venivano dati un anello di diamanti, orecchini di diamanti, un orologio d’oro, porta bicchieri d’argento, due cucchiai e il corredo per la casa; ma quando se ne andavano dopo un servizio più prolungato (diciotto anni e più) ricevevano anche case e terreni, oppure pensioni.
Le odalische vergini vivevano in due appartamenti separati dal resto dell’harem dove cucivano, ricamavano, e studiavano. Imparavano musica, danza o canto e le regole dell’etichetta di corte. La validè sultàn, madre del sultano, sceglieva fra queste il proprio seguito.
Le odalische alternavano una settimana di lavoro ad una di riposo, con turni rigidamente fissati che iniziavano ogni venerdì. Ogni notte un gruppo di kalfa, dalle 15 alle 20, sorvegliava gli alloggi e pattugliava tutte le stanze e i giardini. Ogni giovedì si procedeva alle pulizie comuni e all’inizio di ogni mese le cameriere comuni si dedicavano alle pulizie generali.
Annunci

Le affinità

le-affinita-elettive-17

Le affinità cominciano ad essere interessanti quando producono separazioni.
(Johann Wolfgang Goethe)

I Camuni

260px-Valcamonicaposizioneitincisioni-rupestri-in

I Camuni o Camunni erano un antico popolo che viveva in Val Camonica. Fra i massimi produttori di arte rupestre in Europa, il loro nome è legato alle celebri incisioni rupestri della Val Camonica, che costituiscono la principale testimonianza culturale di questo popolo.

Popolo di origine oscura, risulta insediato in Val Camonica fin dal Neolitico. I Camuni sono ricordati dalle fonti storiografiche classiche a partire dal I secolo a.C. quando, sottomessi a Roma, furono progressivamente inseriti nelle strutture politiche e sociali dell’Impero romano pur conservando margini di autogoverno .

Fin dalla seconda metà del I secolo ottennero lacittadinanza romana, subendo poi – come tutti i popoli dellaGallia cisalpina – un rapido processo di latinizzazione sia linguistica, sia culturale, sia religiosa. Lasciarono oltre 300 000 incisioni rupestri.

Il tempio Man Mo di Hong Kong

84426__tempio_man_mo

Il Man Mo è il più antico tempio di Hong Kong in quanto fu  costruito nel 1847  e  benché sia stato più volte ristrutturato mantiene l’aspetto originale. Nel tempio vengono venerate in particolare due divinità, il Dio della letteratura e il Dio della Guerra.

Le persone si recano lì per pregare di ottenere buoni risultati negli esami e in ambito accademico o letterario oppure  per risolvere controversie. La cerimonia per la risoluzione delle controversie tra le persone, che prevede il taglio della testa di un pollo e l’incenerimento di carta di colore giallo, si dice che sia nata durante la dinastia Qing. In questa cerimonia, al fine di evitare di andare in tribunale, la gente invoca gli dei per punire le persone che non mantengono le promesse fatte pubblicamente durante la cerimonia.

Questo tempio venne costruito dai Taoisti durante il periodo coloniale. Uno dei loro dèi, il dio della letteratura di nome Man Cheong, nacque nel 287 d.C., l’altro dio, Mo, nacque nel 160 d.C. Si dice che abbia combattuto contro l’oppressione e le ingiustizie e che sia stato ucciso nel 219 per mano dei suoi nemici. I fedeli bruciano grandi quantità di incenso che formano suggestive spirali. Il Tempio di Man Mo viene gestito dal Tung Wah Group of Hospitals dal 1908.

 

L’operazione Mincemeat (carne trita). Anno 1943.

martin2

L’operazione Mincemeat (“carne trita”) fu un piano condotto nel 1943 dai servizi segreti britannici allo scopo di far credere all’esercito nazista che sarebbero avvenuti degli sbarchi alleati in Grecia e Sardegna e che la Sicilia sarebbe stata utilizzata come diversivo per distrarre le forze dell’asse dai veri obiettivi principali. Ideatore del piano fu Ewen Montagu che prese ispirazione da un racconto di Ian Fleming, suo collega nel servizio segreto navale britannico.

Il piano inglese consistette nel far giungere alla deriva, sulla costa Spagnola presso Huelva (scelto come punto strategico in quanto soggetto a forti influenze tedesche), un corpo esanime, che sembrasse vittima di un incidente aereo, con indosso la divisa da maggiore dei Royal Marines ed alcuni falsi documenti riservati nella speranza che i servizi segreti nazisti ne fossero depistati.

Il cadavere fu fatto giungere nella zona prestabilita inserito in un congelatore spacciato per una sonda meteorologica trainata da un sottomarino. A bordo solo il comandante e due ufficiali erano al corrente della missione. Il cadavere, recuperato da alcuni pescatori e portato in obitorio dalla gendarmeria spagnola, fu esaminato dal servizio segreto spagnolo, che provvide a copiare gli incartamenti ritrovati nella cartelletta che il cadavere portava legata al braccio. L’operazione ebbe il successo sperato e i tedeschi, con l’opposizione degli alleati italiani, ridisposero le loro forza proprio come volevano gli alleati, lasciando l’isola siciliana con scarse unità di difesa.

«William Martin» fu il nome inventato dagli inglesi ed apposto sul tesserino del falso ufficiale, il cui corpo era in realtà quello di un giovane gallese, Glyndwr Michael, morto suicida per avvelenamento da topicida; all’autopsia la morte per avvelenamento era difficile da notare con i mezzi dell’epoca, pertanto venne confermata la presunta morte per annegamento. Per rendere credibile il depistaggio, sul cadavere vennero apposti numerosissimi effetti personali falsificati ad arte quali lettere dalla falsa fidanzata Pam, dell’affezionatissimo padre e addirittura una lettera di sollecito della Lloyds Bank. Tutto per dare l’impressione che il morto fosse effettivamente un ufficiale con una vita personale vera.

La prima lettera falsa ritrovata faceva riferimento ad un’offensiva contro la Grecia e indicava come finto obiettivo la Sicilia e accennava ad un altro attacco simultaneo nel Mediterraneo. I falsi obiettivi erano chiari ma non troppo appariscenti. In aggiunta venivano indicati due assalti chiamati operazione Husky (che è il vero nome dell’attacco alla Sicilia, ma che nella lettera veniva riferito alla Grecia ) e operazione Brimstone (riferita ad un punto non precisato del Mediterraneo).

Il secondo messaggio, inviato da Mountbatten, avrebbe poi spiegato il motivo per il quale la prima lettera fosse inviata tramite l’ufficiale Martin esplicitando che quest’ultimo si sarebbe recato in Nord Africa per aiutare l’ammiraglio Cunningham nella preparazione del successivo assalto nella “patria delle sardine” con riferimento alla Sardegna.

I burocratici militari tedeschi caddero nel tranello e  spostarono un’intera corazzata dalla Francia al Peloponneso e installarono sulle coste greche batterie di artiglieria, basi di moto-dragamine e posti di comando e sorveglianza costiera. Fu addirittura inviato in Grecia un gruppo di unità navali che era fin a quel momento di stanza in Sicilia. Sul fronte italiano, invece, vennero rinforzati i presidi in Sardegna e sulla costa settentrionale della Sicilia. Una distrazione di mezzi e uomini che sarà determinante per la sconfitta delle truppe di Hitler. 

La leggenda di Agnodice e la professione medica

agnodice-1

Agnodice (Atene, IV sec. a.C.). sarebbe stata la prima donna greca a divenire medico. L’unica fonte, peraltro non molto attendibile, che parla della sua esistenza è il mitografo romano Igino (Astronomo) All’epoca era assolutamente vietato alle donne – al pari degli schiavi e pena la morte – lo studio e la professione delle arti della medicina e della fisica.

Il mestiere dell’ostetrica e della ginecologa era poi stato proibito alle donne in Atene probabilmente per il fatto che gli Ateniesi attribuivano loro la colpa di indurre molte donne all’aborto. Lo stesso Ippocrate aveva proibito alle donne di accedere alla sua scuola di Kos, anche se poi avrebbe loro concesso di studiare ostetricia nella sua scuola in Asia Minore.

Per aggirare tale divieto Agnodice ideò lo stratagemma di travestirsi da uomo e riuscì a diventare allieva di Erofilo in Alessandria d’Egitto. Nonostante già in epoca precedente ad alcune donne fosse già stato permesso di professare il mestiere dell’ostetrica, Agnodice fu il primo ginecologo dell’era antica che per prima si pose al pari degli uomini anche nello studio di tutte le varie branche della medicina del tempo.

Resasi conto che molte donne, soprattutto quelle gravide e prossime al parto, andavano incontro alla morte fra atroci dolori perché riluttanti a farsi visitare da medici uomini, scelse quali suoi campi d’azione l’ostetricia e la ginecologia.

Probabilmente gelosi della sua fama, alcuni medici la accusarono di plagiare e sedurre le donne per poterle visitare fingendo che fossero malate. Riuscirono quindi a trascinarla davanti ai giudici costringendola, pena la morte, a rivelare quale fosse il suo vero sesso e la accusarono di avere infranto la legge che vietava espressamente alle donne di professare la medicina.

Solo l’intervento delle sue pazienti riuscì ad evitare ad Agnodice le conseguenze della condanna e ad ottenere nel contempo l’abolizione di una legge ritenuta frutto della società patriarcale greca e  discriminante nei confronti delle donne, purché il suo esercizio fosse limitato alla cura del genere femminile.

Successivamente per altre donne, tra le quali Antiochis di Tlos (I sec. a.C.), ci fu la concreta possibilità di ottenere il rispetto dai medici di sesso maschile e di lavorare al loro fianco.

Purtroppo nei secoli successivi solo a partire dal XVIII secolo alle donne sarebbe stato riconosciuto il diritto a studiare e professare la medicina e in particolare l’ostetricia, ed in Europa nella capitale francese fu solo nel 1868 che l’École de Medicine di Parigi avrebbe aperto le sue porte alle donne permettendo loro solo nel successivo ventennio di diventare interniste nelle strutture ospedaliere francesi.

Il cerchio sacro e magico

astr_7JYTZ.jpg

Esiste un simbolo preistorico che ricorre in culture diverse e lontane tra di loro rappresentato da un cerchio con un foro al centro ma che si arricchisce, a seconda delle varie culture, di altri segni simbolici.

Questo simbolo si trova sotto forma di graffito, tracciato su rocce, rappresentato da pietre forate all’interno di templi megalitici, disegnato da pietre allineate sul terreno, sotto forma di scultura, di rappresentazione grafica o ancora sotto forma di antico gioiello di metallo o pietra dura.

La sua presenza risale a tempi preistorici e compare in culture lontane tra di loro come quella degli Indiani d’America, quella dei popoli del nord Europa, presso gli aborigeni australiani, in Cina o anche nei templi egizi, presso gli Aztechi, i Maya, gli Etruschi.

Per i nativi americani questo cerchio viene comunemente chiamato “medicine-wheel”, ruota della medicina.  I medicine-men usavano una pietra forata, di turchese o lapislazzuli o cristallo di rocca, nelle pratiche terapeutiche e nei loro riti sciamanici.

Ma il simbolismo del Cerchio Sacro è l’emanazione stessa di Wakan-Tanka e rappresenta il cerchio sacro all’interno del quale avviene la grande magia che permette all’universo e all’uomo di esistere. Rappresenta la manifestazione di Wakan-Tanka, il Grande Mistero, la massima divinità, il principio creatore su cui si regge tutto l’universo conosciuto.

Wakan-Tanka venne però tradotto dai gesuiti “Great Spirit”, Grande Spirito, traduzione che rispecchia l’influenza cristiana e che poi rimase, deformando il senso originale.

Presso i Celti all’interno del Cerchio Sacro avveniva il processo che portava alla trasformazione della sostanza dell’universo, da materia inanimata a spirito, in una continua trasmutazione degli elementi.

Secondo i Popoli naturali, l’universo e tutto ciò che esso contiene fanno parte di un medesimo processo formativo e unitario. Il principio creatore attiva in continuazione una grande magia che permette alla terra, al cielo e a tutto il creato, di manifestarsi e continuare ad esistere in modo armonico. Questa magia può avvenire all’interno di un cerchio sacro che ne permetta l’azione.

Il cerchio sacro rappresenta tutto l’esistere e l’uomo deve sapere che la sua casa è il mondo intero, i suoi confini sono il grande abisso infinito che lo circonda. Solo così l’individuo può espandere la sua coscienza a tutto l’universo e deve guardarsi intorno e prendere insegnamento dalla terra, dal cielo, dagli astri, dalle nuvole, dagli uccelli.

Una variante è il cerchio con la croce in mezzo, simbolo comune ai Celti e ai Nativi americani. Le braccia della croce simboleggiano i quattro punti cardinali per indicare l’espansione dello spirito verso tutte le direzioni possibili fino ad abbracciare tutta l’esistenza.

Il simbolismo della croce celtica contiene le indicazioni per comprendere i tre mondi dell’uomo, il corpo, la mente e lo spirito, e contemporaneamente esprime il Mistero riferito all’intima natura dell’esistenza.

I tumulus sono stati considerati  monumenti funerari, anche se solo in pochi casi sono stati ritrovati resti di sepolture all’interno. Forse invece erano templi ispirati al simbolismo del Cerchio Sacro come anche per le famose coppelle, sparse in tutto il pianeta. Queste sono misteriosi contenitori scavati nella roccia che indicano la sacralità dei luoghi megalitici, in quanto venivano usati per cerimonie religiose. Sono famose quelle di Cornovaglia e Bretagna.

Ancor più evidente è il simbolo del cerchio sacro nelle misteriose ruote forate preistoriche presenti in moltissimi luoghi megalitici. Sono state definite “macine” dagli archeologi  per frantumare i semi raccolti, ma è difficile ipotizzare un simile uso in reperti incisi su rocce verticali o su altari druidici.