Caratteristiche del pesce allevato e il marchio Asc

Attualmente il 46% del pesce venduto ogni anno arriva nei mercati dagli allevamenti e non è stato pescato in mare. La maggioranza dei prodotti è composta da pesci di acqua dolce, tipo carpe e tilapia, che arrivano dall’Asia mentre Italia, Regno Unito, Francia e Spagna sono i paesi europei leader dell’acquacoltura.

L’Italia è fra i maggiori produttori mondiali di vongole veraci, trote, iridee, cozze e storione infatti in lombardia, Veneto e Piemonte vi sono una ventina di allevamenti che producono il caviale più rinomato. Entro il 2030, sotto la spinta dell’aumento della popolazione e della richiesta dei mercati, il pesce di allevamento supererà le catture in mare aperto e costituirà il 59% del pesce in vendita.

Questo pesce di solito è più fresco perchè viene prelevato dagli impianti solo quando lo richiede il mercato, è più grasso ed ha carni più molli perchè viene sovralimentato e spesso vive in spazi sovraffollati anche se è meno saporito perchè la sua alimentazione è meno varia.

In teoria dovrebbe essere più sicuro perchè cresce in ambiente monitorato e con mangimi testati ma l’uso di antibiotici non è facile da controllare soprattutto per i pesci importati: in Africa carpe e tilapia e in Asia pangasio spesso sono allevati in acque molto inquinate. Le pressioni del mercato producono la corsa al prezzo più basso e così in Europa si importano produzioni provenienti da paesi extracomunitari che sono più economiche ma spesso di bassa qualità e meno sicure da un punto di vista sanitario.

I rischi sanitari riscontrati, a seguito di controlli effettuati, hanno riguardato pesci provenienti da Spagna, Portogallo e Monzambico con contaminazione da metalli pesanti tipo mercurio e cadmio, pesci provenienti dal Vietnam con contaminazione da istamina e pesci con parassiti provenienti da Marocco e Cina.

Esiste anche il problema della contraffazione e cioè la vendita di pesci di scarso valore commerciale e nutrizionale che vengono spacciati per altri pesci di qualità. L’ong Oceana ha raccolto i risultati condotti da biologi marini che hanno prelevato campioni di pesce, pescato od allevato, in ristoranti, pescherie e supermercati. Su 25.000 campioni prelevati in 55 paesi il 19% è risultato contraffatto con punte fino al 36%.

In Italia molte aziende associate aderiscono al disciplinare dell’acquacoltura che prescrive uso di energie rinnovabili, mangimi controllati ed elevata qualità delle acque con adeguato smaltimento dei rifiuti. Le emissioni di CO2 inoltre dipendono dal tipo di specie allevate ed infatti cozza, carpa e salmone producono meno emissioni del pollo, che è l’animale con meno impatto, la tilapia di più ma sempre 2/3 in meno del manzo. In ogni caso il pesce allevato non comporta l’uso di carburante per muoversi in mare. Il Wwf consiglia di consumare pesci certificati dal marchio Asc (un pesce stilizzato su sfondo azzurro) perchè garantiti come allevati in modo sostenibile.

E’ da rilevare anche che in Asia sono state eliminate foreste di mangrovie per per far posto agli allevamenti di mazzancolle tropicali eliminando così un habitat che ospitava molte biodiversità ed inoltre era una difesa naturale dagli tsunami . L’acquacoltura infine consuma proteine nobili a basso costo, già ottime per la nostra alimentazione, per ottenere proteine nobili ad alto costo: per ottenere 1 Kg di spigola bisogna dare in pasto 3-4 Kg di farine di sardine, acciughe e crostacei. Si stanno studiando soluzioni diverse e come mangimi alternativi si stanno testando farine di insetti, microalghe e farine avicole.

Nei “Promessi sposi” la figura di Egidio è ispirata a Gian Paolo Osio

Alessandro Manzoni nel capitolo X del libro I promessi sposi narra di Egidio il giovane che abita a Monza, in una casa attigua al convento della monaca Gertrude, e che vive dedito ad azioni criminali grazie anche all’appoggio di amici potenti.

Egli intraprende con la monaca una torbida relazione clandestina dopo avere visto la giovane suora che passeggiava in un cortile interno del chiostro e dopo che, senza troppi timori, le aveva rivolto la parola.

In seguito i due amanti uccidono una conversa che aveva scoperto la tresca amorosa e ne seppelliscono il corpo facendo credere che sia fuggita attraverso una breccia nel muro dell’orto.

Nel cap. XX lo scrittore rivela anche che Egidio è compagno di scelleratezze dell’ Innominato il quale, per portare a termine l’incarico ricevuto da Don Rodrigo, si rivolge proprio a lui per realizzare il rapimento di Lucia.

Egidio chiede a Gertrude di fare uscire con un pretesto la giovane che si era rifugiata nel monastero e la monaca, pur riluttante e inorridita da tale richiesta, accetta per compiacerlo.

Uno sgherro di Egidio, dopo che Lucia è uscita dal monastero, la precede sulla via e poi finge di chiederle la strada per Monza per consentire ai bravi dell’ Innominato di rapirla. In seguito Egidio non viene più nominato, neppure quando alla fine viene spiegato a Lucia che i delitti di Gertrude sono stati scoperti e che la monaca è stata imprigionata.

Nel romanzo Egidio ha un ruolo importante ma poco sviluppato dal punto di vista narrativo, poiché non pronuncia direttamente neppure una battuta e i suoi dialoghi con Gertrude vengono riassunti in breve dal romanziere che è solito evitare una rappresentazione troppo realistica delle vicende scabrose.

Nel libro Fermo e Lucia, scritto sempre dallo stesso autore, invece la relazione tra lui e la monaca viene descritta con dovizia di dettagli anche riproducendo i dialoghi dei due amanti.

La figura di Egidio è chiaramente ispirata a quella di Gian Paolo Osio giovane scellerato e assassino che ebbe una relazione con suor Virginia Maria de Leyva, al secolo Marianna, (la Gertrude dei Promessi sposi) dalla quale ebbe due figli, prima di farla complice di alcuni delitti.

Paolo Osio abitava a fianco alle mura del convento ed era benestante, sbruffone e dal coltello facile. Suor Virginia l’aveva visto e ammonito un giorno in cui si era messo a parlare con una sorella ma un anno dopo, nel 1597, lo trovò a guardarla dietro le grate di clausura. E allora tutto cambiò e seguirono le lettere, poi le parole e quindi i regali.

La relazione tra il conte e la Signora era sulla bocca del convento, prima, e poi della città. Le suore Benedetta e Ottavia erano le testimoni di quella passione: nella stessa stanza in un letto loro due e nell’altro gli amanti. Osio aveva ottenuto una chiave e un fabbro ne aveva realizzato cinquanta copie, affinché gli scrupoli o la coscienza di suor Virginia non lo chiudessero fuori dal convento.

Virginia resto’ incinta e partorì un primo neonato morto e poi l’8 agosto del l604 la Signora diede alla luce Alma Maria, riconosciuta da Osio quasi due anni dopo. Il convento sapeva e quando Caterina da Meda si lascio’ scappare che le basterebbe una parola, quella parola non pronunciata le risulto’ fatale. Suor Ottavia, suor Benedetta e suor Virginia la fecero rinchiudere nella cella riservata alle punizioni.

Poi Osio, racconteranno al processo, scarico’ sulla testa di Caterina uno, due, tre colpi di bastone. Il corpo venne portato in casa di Gian Paolo Osio e da lì gettato altrove. Un buco nel muro di cinta del convento lasciò intendere che lei se n’era andata.

La relazione tra la Signora e il conte a Monza era sulla bocca di tutti e Osio, pensò di mettere a tacere, definitivamente, quelli che sapevano. Tentò di uccidere Rainero Roncino, il farmacista che aveva pestato per loro in un mortaio qualche alchimia abortiva ed elimino’ il fabbro che aveva copiato per lui le chiavi del convento. Ma troppa gente parlava e Osio fini’ in carcere.

Quando ne uscì un anno dopo Roncino venne ucciso da un colpo di archibugio. Lo scandalo fu enorme e alla fine arrivarono per portare via suor Virginia.

Osio si nascose e convinse suor Ottavia e suor Benedetta a scappare con lui, mentre l’amante stava per andare a processo, dicendo che se lui aveva colpa anche loro non ne avevano di meno. Benedetta sopravvisse quel poco che bastava per testimoniare al processo, dopo essere stata quasi annegata e poi caduta, per il calcio di un archibugio, nelle acque del Lambro.

Ottavia fu spinta nel pozzone di Velate, quando ormai si sentiva al riparo dalla giustizia, in fuga con Gian Paolo Osio per il quale forse aveva pensato di sostituire suor Virginia. Un colpo secco delle mani sul torace, mentre sedeva sulla bocca del pozzo, un volo di trentatré braccia.

Il 30 novembre del 1607 insieme a suor Ottavia tirarono fuori dal pozzone una testa, bionda, in avanzato stato di decomposizione. Quel che restava di Caterina da Meda, la conversa che aveva visto troppo. Egidio venne condannato a morte ma, riuscito a sfuggire alla giustizia, fini’ poi ucciso in casa di un amico in circostanze poco chiare.

La Sindrome di Cotard o del cadavere che cammina

La Sindrome di Cotard è una patologia psichiatrica caratterizzata dalla convinzione illusoria di avere perso organi vitali, sangue, parti del corpo, di essere pietrificati o di essere morti. Le persone che ne sono affette possono anche credere che persone care siano morte anche se invece sono fisicamente accanto a loro.

Il suo nome deriva dal neurologo francese Jules Cotard (1840–1889) che fu il primo che la descrisse chiamandola “le délire de négation” (delirio  di negazione) presentando nel 1880, in una lezione a Parigi, il caso di una sua paziente chiamata Mademoiselle X.

Ella, rifiutandosi di nutrirsi, era convinta di avere perso cervello, nervi, stomaco ed intestino per colpe passate, di essere stata dannata per l’eternità e di non potere più morire di una morte naturale.

Si suppone che la sindrome derivi da una disconnessione tra le fibre nervose che connettono il centro delle emozioni e le aree sensoriali. In tal modo, nulla riesce più a provocare nel paziente uno stimolo emozionale tanto che egli crede di essere privo di organi vitali.

Nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali questa sindrome è inclusa nella classe delle illusioni somatiche benché sia rara in quanto, ad oggi, sono stati registrati solo un centinaio di casi in tutto il mondo.

La sindrome inoltre è associabile ad altre patologie come il disturbo bipolare, la depressione maggiore, i traumi cranici, la febbre tiroide e la schizofrenia.

La sindrome di Cotard è pericolosa perché i sintomi deliranti cronici possono indurre al rifiuto del cibo, a forme di autolesionismo e al suicidio tanto che è chiamata anche Sindrome dell’uomo morto, oppure nel mondo anglosassone Sindrome del cadavere che cammina. Fortunatamente ci sono però buone possibilità di cure farmacologiche o con psicoterapia che portano a remissione completa dei sintomi anche nei casi molto gravi.

La mantide religiosa ed il cannibalismo nuziale

La mantide religiosa é un insetto dell’ordine Mantodea. Il nome del genere deriva dal greco “mantis”, cioè profetaindovino, e fa riferimento alla postura delle zampe anteriori che ricorda un atteggiamento di preghiera.

La femmina, in età adulta, è lunga circa 7,5 cm ed ha l’addome articolato in sei segmenti mentre il maschio è lungo 6 cm ed ha un addome articolato in otto segmenti.  La sua colorazione varia dal verde brillante al marrone chiaro ed ha due chiazze nere, una per ogni zampa anteriore nel lato interno, simili ad un occhio. Ha due paia di ali attaccate sul dorso in corrispondenza della coppia di zampe posteriori e mediane.

Le neanidi della mantide in natura nascono in maggio/giugno e diventano adulte nel mese di agosto. L’ addome delle femmine secerne una sostanza collosa che, a contatto con l’aria, si solidifica formando l’ooteca dove in autunno vengono deposte le uova. L’ooteca le protegge e ne contiene in media 60-70 ma può arrivare fino a 200.

L’accoppiamento delle mantidi è molto lento e può durare diverse ore e la femmina, dopo essersi accoppiata o anche durante l’atto, divora il maschio partendo dalla testa mentre gli organi genitali proseguono nello accoppiamento.

Questo comportamento detto cannibalismo nuziale è dovuto al bisogno di proteine, necessarie produrre più uova e infatti la femmina d’allevamento, essendo ben nutrita, spesso “risparmia” il maschio.Tra gli insetti è l’unica a poter dirigere il proprio sguardo, gli altri insetti possono solo vedere, la mantide invece può guardare.

Si nutre di mosche, grilli, falene e altri piccoli insetti e talvolta anche di piccoli rettili e anfibi. La velocità con la quale la mantide cattura la preda è impressionante in quanto impiega circa 100 millisecondi a sferrare l’attacco. La preda viene poi divorata a piccoli morsi partendo dalla testa.

Sa camuffarsi facilmente tra le foglie dove aspetta immobile le prede. Se il criptismo non funziona, in caso di pericolo, allarga le zampe anteriori al cui interno sono presenti le due macchie dette falsi occhi. Questa postura serve a spaventare il potenziale predatore che si trova improvvisamente davanti una sorta di grande maschera che può farlo desistere. Oppure la mantide apre di scatto le proprie ali per sembrare più grande o, sempre a scopo difensivo, produce un sibilo simile a quello di un serpente sfregando l’addome sulle ali.

La mantide è originaria dell’Africa, da cui si diffuse rapidamente nell’Europa meridionale e nell’Asia minore. Si è diffusa in Nord America solo a partire dal 1899 perché importata per caso forse con un carico di piante da vivaio.

È diffusa soprattutto dove le temperature sono più alte, infatti la sua presenza è quasi nulla nell’Europa del Nord. In Germania è considerata animale protetto e la sua cattura è vietata, in Italia invece è abbastanza comune in tutto il territorio.

Secondo molte credenze popolari la mantide porta il malocchio. La sua comparsa nell’antichità preannunciava la carestia e la sua sinistra ombra, una disgrazia agli animali che incontra. Aristarco riferisce che è addirittura il suo sguardo a portare male a colui che viene fissato. A Roma era noto il suo potere magico: se qualcuno si ammalava veniva detto ” la mantide ti ha guardato”.

La tradizione popolare l’ha chiamata anche “Prego Dio”, quindi aveva anche un aspetto benefico. In altre tradizioni è un’indovina, e indica il cammino ai bambini smarriti perchè intuisce per istinto dove sia il lupo.

Viaggiare

Viaggiare?
Per viaggiare basta esistere
passo di giorno in giorno
come di stazione in stazione
nel treno del mio destino
affacciato sulle finestre e sulle piazze
sui gesti e sui volti
sempre uguali e sempre diversi
come in fondo sono i paesaggi.

Fernando António Nogueira Pessoa

Negli USA gli Ufo sono diventati Uap

Negli USA i vertici dell’intelligence hanno pubblicato il 9 giugno 2021 un rapporto in cui si ammette che alcuni avvistamenti di oggetti anomali in cielo sono veri. Naturalmente il rapporto propone ipotesi su cosa potrebbero essere questi oggetti definiti Uap, nuovo acronimo per Fenomeni aerei non identificati creato per superare il termine Ufo che negli anni passati è sempre stato associato agli alieni.

Il rapporto dice infatti che le cause dei fenomeni potrebbero essere anomalie aeree come uccelli, palloncini o droni, oppure fenomeni atmosferici come inversioni termiche, cristalli di ghiaccio oppure programmi di sviluppo di tecnologie avanzate americane o sistemi avversari stranieri di altre Nazioni oppure anche altri fenomeni non spiegabili con le attuali conoscenze scientifiche. Per la prima volta si afferma però la volontà di investigare a fondo perché questi oggetti rappresentano una possibile minaccia per la sicurezza aerea e nazionale.

Nei filmati resi pubblici i piloti degli aerei sembrano divertiti e mai spaventati ma questo forse dipende anche dal fatto che sanno che tutto ciò che dicono è registrato a terra e quindi non vogliono dimostrarsi timorosi agli occhi dei superiori.

Per capire cosa c’è attorno a loro i piloti dispongono del radar che vede a distanze oltre le 100 miglia e di computer che hanno una banca dati dei veivoli conosciuti cosicchè gli oggetti non identificati sono segnalati con quadrati gialli.

Nei video gli oggetti appaiono in bianco e nero perché ripresi negli infrarossi che cercano le fonti di calore, dunque i motori, senza farsi individuare cosa che avviene invece quando viene utilizzato il radar.

Sembra anche strano che eventuali tecnologie segrete, anche americane, vengano testate anche in punti dove si stanno svolgendo altre esercitazioni ma questo può dipendere dal fatto che lo spazio aereo è ormai così affollato da non consentire scelte alternative.

Nel mondo si contano centinaia di migliaia avvistamenti Ufo e in Italia ne sono stati censiti 30.000, dal dopoguerra ad oggi, anche se quelli veri potrebbero essere solo tra il 3 e il 5 per cento dei casi. Tra questi alcuni sono stati analizzati anche dall’Aeronautica ma sono comunque rimasti inspiegati.

Per esempio quello del 1963 in cui un autista del Presidente della Repubblica Segni vide un oggetto discoidale sorvolare la sua auto e scuoterla violentemente. Poi quello del 1977 quando un gruppo di elicotteristi e il personale di terra avvistarono cerchi luminosi rosso-arancioni o quello del 2004 in cui alcuni piloti videro a 3600 metri di quota un oggetto affusolato bianco lungo 10 metri che non emetteva rumore o scia.

Ogni popolo si è adattato alle condizioni ambientali

L’aspetto più importante che ha permesso alla specie umana di sopravvivere è sicuramente l’adattabilita’ alle diverse condizioni ambientali e ciò ha determinato molte delle differenze fisiche che si riscontrano nelle diverse popolazioni del mondo.

Il corredo genetico umano è costituito dai geni contenuti nel Dna che sono ereditati dai genitori. In base però all’interazione dei geni con l’ambiente circostante le caratteristiche fisiche più evidenti mutano permettendo alle persone di vivere meglio.

L’esito più vistoso fra gli adattamenti genetici è la pigmentazione della pelle che è più scura nelle popolazioni che abitano zone soleggiate vicino all’Equatore e più chiara nei luoghi situati a Nord della Terra.

La pelle scura è dipesa dalla necessità di evitare che i raggi ultravioletti distruggessero le biomolecole legate all’acido folico, la cui assenza provoca gravi danni alla salute. Da qui la necessità di produrre maggiori quantità di eumelanina, molecola che assorbe l’energia dei raggi ultravioletti scurendo la pelle. Inoltre una forte pigmentazione fa sviluppare di meno il cancro alla pelle a causa della eccessiva esposizione al sole.

La pelle chiara è dipesa, al contrario, dalla necessità di fare penetrare nell’organismo una maggiore quantità di raggi ultravioletti che facilitano la sintesi della vitamina D, la cui carenza causa rachitismo e nelle donne disturbi al sistema immunitario e deformazioni pelviche che complicano il parto.

Gli Inuit e gli Yupik, che abitano le regioni del Circolo polare artico, hanno però la carnagione scura ma questo dipende dal loro regime alimentare basato su cibi come il pesce, i mammiferi marini e carne di alce e renna che gli permettono di incamerare grandi quantità di vitamina D.

Nelle popolazioni dall’Estremo Oriente invece la forma degli occhi è a mandorla poiché i venti freddi, le tempeste di sabbia e l’intensità dei raggi UV hanno portato ad un maggiore sviluppo della palpebra per proteggere l’occhio.

I mutamenti genetici riguardano anche le intolleranze alimentari e infatti nel Nord Europa l’intolleranza al lattosio è rara perché vi è un grande consumo di latte e derivati mentre in molte popolazioni africane è frequente.

Gli interscambi economici e culturali ed il miglioramento delle condizioni di vita porteranno ad altri mutamenti e, ad esempio, negli ultimi trent’anni nazioni come la Cina hanno aumentato la statura delle giovani generazioni. Stabilendosi in nuovi ambienti intere popolazioni saranno inoltre esposte a nuovi virus e agenti patogeni e ciò comporterà, come sempre, nuovi adattamenti genetici.