
Record di caldo, grandinate estreme, violente trombe d’aria e alluvioni: i dati sull’accelerazione di questi fenomeni in Italia sono sempre più preoccupanti. È quanto emerge dal nuovo Osservatorio Città Clima realizzato da Legambiente con la collaborazione scientifica di Enel Foundation, dal titolo “Il clima è cambiato”, che raccoglie e mappa annualmente le informazioni sui danni provocati in Italia dai fenomeni climatici con un focus su impatti e interventi di adattamento delle infrastrutture elettriche e ferroviarie.
Sono 602 i Comuni dove si sono registrati eventi climatici estremi suddivisi secondo alcune categorie principali utili a capire i rischi nel territorio italiano: allagamenti, frane, esondazioni, danni alle infrastrutture, al patrimonio storico, provocati da trombe d’aria o da temperature estreme. I fenomeni meteorologici estremi segnano un +17,2% rispetto alla passata edizione del rapporto.

Tra le città maggiormente interessate da fenomeni meteo estremi vi sono Roma dove ben oltre la metà hanno riguardato allagamenti a seguito di piogge intense, Bari che presenta principalmente allagamenti da piogge intense e danni da trombe d’aria e Milano che ha subito almeno 20 esondazioni dei fiumi Seveso e Lambro dal 2010. Nella costa romagnola e nord delle Marche e nella Sicilia orientale sono stati numerosi i record registrati, anche di ondate di calore, nel corso del 2021: a Siracusa l’11 agosto si è raggiunto il record europeo di 48,8 °C.
L’Italia è uno dei Paesi più delicati del mondo dal punto di vista idrogeologico: poco più del 4% del territorio italiano si trova in un’area ad elevato pericolo di alluvioni, l’8,4% in uno scenario di pericolosità media, un altro 10,9% a pericolosità bassa. In totale, oltre due milioni di persone sono esposte a rischio elevato e 6,1 milioni a pericolo medio. L’Italia si trova, infatti, al centro di un’area, il Mediterraneo, considerata dagli scienziati un hotspot del cambiamento climatico.
La Commissione Europea ha adottato già nel 2013 la “Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici della Ue” al fine di aiutare i Paesi a pianificare le proprie attività in questo senso, e per rafforzare la resilienza ha previsto lo stanziamento di specifici fondi.
Sono 23 i Paesi Ue, con l’aggiunta del Regno Unito, che hanno adottato un piano nazionale o settoriale di adattamento al clima e tra questi non vi è l’Italia che peraltro ha speso un’enorme quantità di soldi in questi decenni per rincorrere i danni provocati da alluvioni, piogge e frane, a fronte di poche risorse spese per la prevenzione.
E’ urgente quindi approvare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici strumento che individui le aree a maggior rischio e le priorità di intervento per orientare in modo efficace le politiche
Di questo problema se ne parla da decenni ma non si fa nulla tutti noi oltre ai rischi paghiamo i danni, perché i soldi che versa lo stato sono usciti dalle nostre tasche.
Dopo i due disastrosi terremoti del Belice e del Friuli si cominciò a discutere cosa fare e ci sono voluti 33 anni per dotarsi di regole antisismiche e di mappe che descrivono in modo puntuale i rischi. Morale fino alla fine del 2002 si è continuato a costruire senza prevedere il rischio e solo dal 1 gennaio 2003 si sono applicate le regole. Un autentico delirio.
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L’ha ripubblicato su Ned Hamson's Second Line View of the News.
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Si resta attoniti di fronte a tanta inefficienza ed indifferenza!
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