Il grande cambiamento delle mafie europee

Oggi in Europa si inizia a parlare di sicurezza a causa della guerra e dell’invasione della Russia in Ucraina ma esiste un altro grosso problema che non si vede ad occhio nudo ma che è forte e pervasivo: le mafie. Si parla poco degli affari milionari delle organizzazioni criminali fuori dai nostri confini, del filo rosso di sangue e di denaro teso da decenni e dei nuovi padrini che non sparano ma aprono filiali nel mondo.

In questi anni, segnati dalla pandemia, ‘Ndrangheta, Cosa Nostra e Camorra si siano globalizzate diventando le più grosse imprese italiane all’estero, rendendo l’attuale lotta alle mafie scarna e non sufficiente.
In Europa vi è un grande cambiamento nelle mafie ed esiste un super cartello che ha operato ed opera dall’Italia all’Europa passando per Dubai. Una vicenda che evidenzia l’incapacità e la non volontà di alcuni Paesi di fare cooperazione internazionale e di applicare delle leggi che potrebbero essere molto restrittive per le organizzazioni criminali.

Queste organizzazioni hanno trovato un porto franco negli Emirati dove sono soliti trafficare cocaina, riciclare denaro e addirittura ordinare omicidi via chat. Tutto questo si è amplificato notevolmente con la pandemia.

È una rete fluida molto hi-tech con strumenti finanziari e tecnologici di comunicazione all’avanguardia che riesce a muoversi su più Paesi senza confini etnici e nazionali. Tra i protagonisti vi è Daniel Kinahan rampollo di un clan irlandese spostatosi in Spagna e poi approdato a Dubai, che traffica cocaina, ordina regolamenti di conti a Dublino, si occupa di riciclaggio ed anche di dispensare consigli e soldi nel mondo della box internazionale.

Un altro protagonista è Edin Gačanin, capo di un clan che ha creato una rete di traffico di stupefacenti dal Perù e la cocaina arriva in tre porti fondamentali : Rotterdam, Anversa e Amburgo. Luoghi in cui passa il commercio mondiale di cocaina dal Sudamerica e a controllare quei porti c’è il signore della droga irlandese Ridual Daghi, assieme al suo socio Richard Riquelme Vega, alias “El Rico” considerato a Santiago il cileno più pericoloso al mondo.

Il manager di Camorra Raffaele Imperiale, espulso da Dubai e rimpatriato in Italia lo scorso 25 marzo, ha creato una rete triangolare delle importazioni di cocaina: dall’Olanda alla Colombia, passando per la Spagna. Un soggetto che girava con passaporti diplomatici pur essendo un latitante internazionale, oltre ad essere indagato per 416bis ed essere conosciuto come il boss dei Van Gogh in quanto in uno scantinato a Castellammare di Stabia (Napoli) di sua proprietà furono trovati due quadri del pittore olandese trafugati nel 2002 dal museo a lui dedicato ad Amsterdam.

C’è inoltre una mafia emergente albanese che sta correndo sul piano della credibilità e del radicamento e non si tratta di quella che si è specializzata negli assalti alle ville ma di quella cresciuta in Albania dove c’è un livello di corruzione altissimo. Lì ci sono grandi estensioni di marijuana e anche la ‘Ndrangheta si approvvigiona di questa droga dall’Albania utilizzando come canale Otranto oppure l’ex Jugoslavia.

Questa mafia albanese si sta radicando molto anche in Olanda dove, dopo che hanno ammazzato un avvocato, un giornalista e un testimone di giustizia, ora sono in grande difficoltà . Si trovano infatti con  tre mafie: la ‘Ndrangheta, la mafia albanese e la ‘Maffia’, ovvero una mafia di 3° generazione del nord Africa ferocissima che si sta creando spazi in maniera molto violenta. E gli olandesi forse si sono pentiti di aver creato un sistema giudiziario a maglie larghe e per essere stati tolleranti con il contrasto delle droghe.

Situazione non molto diversa da quanto avvenuto nel nord Italia dove la ‘Ndrangheta invece che sparare si è recata al Nord con valigie piene di soldi e si è abbracciata ad alcuni imprenditori ingordi che hanno preso i soldi per arricchirsi . E le mafie sono in grado di offrire smaltimento di rifiuti con ribassi del 40%, manodopera sottopagata, movimento terra, lavori a cottimo e tanto altro.

Quindi gli imprenditori del Nord pensando di diventare ancora più ricchi e competitivi rispetto agli altri non hanno capito che l’obiettivo dello ‘ndranghetista, del camorrista o dell’uomo di Cosa nostra non è quello di arricchirsi, bensì rilevare l’attività commerciale. È il cosiddetto processo di normalizzazione.

Alcuni pensano inoltre che l’ultima legge promulgata in Italia sulla presunzione di innocenza crei un problema che fuoriesce dalla sfera della giustizia e che vada ad intaccare il cuore della libertà di stampa. Ritengono che se la stampa non è libera di scrivere, la notizia non c’è e il problema non esiste in quanto spesso per l’opinione pubblica un problema esiste solo se per alcuni giorni lo stesso argomento viene trattato sui giornali o telegiornali più importanti d’Italia. Gli stessi ritengono che questa legge l’anno prossimo porterà l’Italia al 200° posto per la libertà di stampa.

Sembra che le mafie non siano state sconfitte e non lo saranno perché servono nel mondo del potere e dell’economia. Non a caso nel Pil si calcolano anche gli introiti del traffico di cocaina. Inoltre le mafie votano, fanno votare e non hanno ideologia: votano solo per il candidato che gli offre più garanzie.

  

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