Hippolyte Léon Denizard Rivail o Allan Kardec teorico della dottrina spiritista cristiana

Hippolyte Léon Denizard Rivail nacque nel 1804 a Lione da una famiglia di avvocati e magistrati. Effettuati gli studi iniziali nella sua città, egli si recò a Yverdun, in Svizzera, presso il celebre pedagogista Pestalozzi di cui, dopo essere stato allievo, diventò poi collaboratore fino al 1848. Insegnò inoltre Filosofia, Astronomia, Anatomia, Chimica e Fisica presso l’Università di Parigi e scrisse dei trattati in materia di insegnamento.

Si avvicinò allo Spiritismo già cinquantenne con un approccio prudente e soprattutto scientifico e quindi si recava alle sedute spiritiche con una serie di domande preparate e le risposte che otteneva gli apparivano sempre precise e logiche. Rivelò che per dimostrare la propria esistenza, le Entità furono costrette a parlargli di cose che solo lui poteva conoscere e che gli avevano rivelato una delle sue precedenti incarnazioni, quella di Allan Kardec che aveva vissuto in Britannia tra gli antichi Celti.

Nel corso di queste sedute, Kardec si rese conto che la realtà degli spiriti derivava da nuove leggi naturali poichè, esistendo un mondo invisibile, esisteva anche un’altra forza della Natura che legava i rapporti tra un mondo invisibile e quello visibile dall’uomo.

Quando ritenne che il tutto avesse assunto le proporzioni di una dottrina, decise di fare una pubblicazione utile per l’istruzione di tutto il mondo allo scopo di far crescere spiritualmente l’umanità stessa, come peraltro gli era stato richiesto dagli spiriti stessi.

Nel 1857 scrisse la sua opera maggiore “Il Libro degli Spiriti” in cui affrontava il lato filosofico della sua dottrina che si basava su molti principi del cristianesimo ma che, riconoscendo gli errori del dogmatismo cattolico, dava il giusto spazio alla presenza di entità certamente esistenti ed alla reincarnazione. Quindi sulla base del riconoscimento dell’esistenza di Dio e dell’Immortalità dell’anima, egli attribuiva all’intervento di spiriti di defunti vari fenomeni parapsichici e medianici, affermando la possibilità di contatti tra gli spiriti dell’aldilà e i vivi. 

Gli spiriti sono pertanto presenti nella nostra vita di tutti i giorni, in forma invisibile, ed è possibile percepirli o persino interpellarli tramite gli interventi dei medium cioè persone in grado di mediare tra mondo materiale e mondo invisibile. Alla base della dottrina di Kardec c’è quindi il concetto di trasmigrazione e reincarnazione delle anime, partendo dal presupposto che l’anima è immortale.

Il libro contiene 501 quesiti, stampati su doppia colonna, una dedicata alle domande ed una alle risposte, fatti in forma di intervista da un medium a uno spirito elevato. In questo dialogo vengono affrontati temi che riguardano Dio, quello che accade prima della nascita e dopo la morte, le leggi che riguardano i fenomeni paranormali, il messaggio di Cristo, la responsabilità per le azioni degli uomini, la descrizione dell’aldilà e l’evoluzione morale e spirituale dell’uomo. Il “manifesto” kardicista è infatti il seguente:


“Nascere, morire, rinascere ancora e sempre progredire”.

Ogni anima segue quindi un percorso specifico, fino a raggiungere la propria elevazione, processo che può essere più o meno lungo a seconda della dedizione a mettere in pratica i criteri base di tale crescita: l’amore, la carità e la misericordia, in contrapposizione all’egoismo, all’orgoglio e al materialismo. Purtroppo non tutti riescono a comprendere l’ importanza di questi aspetti, motivo per cui non evolvono rimanendo imprigionati in stati materiali e comportamentali molto bassi.

Coloro che terminano il loro percorso spirituale vivendo in questa vita terrena secondo questi principi diventeranno, una volta terminato il proprio processo di trasmigrazione, degli spiriti elevati fatti solo di bontà e tendenti perciò esclusivamente alla luce. Fulcro della dottrina di Kardec è quindi la ricerca della propria spiritualità attraverso il bene, concetto da mettere in pratica ogni giorno e in ogni situazione.

Il 1° aprile del 1858 fondò la “Società degli Studi Spiritici di Parigi” ma le sue idee fecero sì che la Chiesa cattolica nel 1866 mettesse all’indice le sue opere e parte dei suoi libri vennero pubblicamente bruciati a Barcellona. Scrisse comunque una serie di libri poichè egli fu in assoluto il primo e uno dei pochi scienziati che si sia avvicinato a questo genere di esperienze in modo serio e ponderato, riuscendo poi a convogliare tutto questo in una dottrina filosofico-religiosa.

Lo Spiritismo nonostante la censura cattolica si diffuse e in vari paesi del mondo nacquero numerosi centri spiritici, in particolare in Brasile, dove lo spiritismo si integrò facilmente con la cultura locale e dove tuttora ha numerosi proseliti. Questo anche perchè vi era la libertà di culto e tolleranza di pensiero, aspetti che ancor oggi caratterizzano la società multiculturale e multietnica brasiliana. Inoltre in questa nazione il concetto di spiritismo era più naturale perché sin dai tempi della schiavitù proliferavano religioni di matrice tribale e africana, come l‘umbanda e il candomblè, che avevano a che fare con il mondo degli spiriti.

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