Il viaggio spirituale del pittore russo Vasilij Vasil’evič Kandinskij, fondatore della pittura astratta

Vasilij Vasil’evič Kandinskij, nato a Mosca nel 1866, era figlio di un ricco commerciante di tè. Nel 1871, a seguito del divorzio dei genitori, si trasferì ad Odessa a casa di una zia dove ricevette le prime nozioni di disegno e imparò a suonare il violoncello. Dal 1886 al 1889 studiò legge a Mosca e nel 1892, dopo la laurea, sposò la cugina Anna Čimjakina con la quale aveva grande affinità intellettuale.

Aveva ottenuto una cattedra universitaria, quando, in una sperduta provincia della Russia settentrionale, dove si era recato per effettuare ricerche di economia politica, entrò in una casa di campagna e venne folgorato da colori intensi e disordinati di oggetti e immagini appese alle pareti: la stufa e la credenza, le icone sacre e le stampe popolari. Imparò per la prima volta a guardare un quadro non solamente dall’esterno, ma a entrarvi, a muoversi e a mescolarsi con la sua vita.

Pochi anni dopo, Kandinsky vide i  Covoni di Monet esposti a Mosca in una mostra dedicata all’impressionismo ed ebbe una nuova folgorazione poichè la pittura gli si mostrò in tutta la sua fantasia e in tutto il suo incanto.      

Nel 1896 abbandonò tutto e si trasferì per studiare arte a Monaco di Baviera nel quartiere di Schwabing dove si trovava una grande comunità di artisti e rivoluzionari russi. Nel 1901 fondò il gruppo Phalanx e aprì una scuola in cui teneva lezione e fra i suoi studenti vi era anche la sua futura compagna di vita Gabriele Munter.

Kandinskij dipinse paesaggi eseguiti a spatola, soggetti fantastici derivanti dalla tradizione russa o dalle leggende del medioevo tedesco usando tempera su carta scura per dare l’illusione di una superficie illuminata da dietro in trasparenza e realizzò xilografie.

Assieme a Gabriele comprò nel 1908 una casetta a Murnau in Alta Baviera, nominata “Russenhaus” (“la casa dei russi”), che diventerà luogo di incontro di innumerevoli artisti e musicisti di tutto il mondo. Qui Kandinskij, utilizzando colori accesi e antinaturalistici, dipinse immagini prive di volume e sperimentò sulle forme e sui colori togliendo ogni illusione di profondità e dando così il via all’astrazione dal reale.

Nel 1920 produsse il suo primo acquarello astratto, dove nelle macchie più scure predominano i colori rosso e azzurro che si trovano sempre insieme perchè : «Il rosso è un colore caldo e tende a espandersi; l’azzurro è freddo e tende a contrarsi”. I due colori sono come due forze che possono essere sommate o sottratte e secondo gli impulsi possono limitarsi o si esaltarsi a vicenda. Nei quadri vi sono anche segni lineari, filiformi quasi indicazioni di movimenti possibili, che suggeriscono la direzione ed il ritmo delle macchie che vagano sulla carta.

L’artista produsse in quel periodo tre gruppi di opere che, anche nelle loro denominazioni, indicano il legame dei dipinti con la musica: “impressioni”, “improvvisazioni” e “composizioni”. Dopo questo passaggio, egli non ritornò mai più alla pittura figurativa.

Nel 1911 Kandinskij pubblicò il libro Lo Spirituale nell’Arte che annunciava l’avvento di un’era che avrebbe soppiantato il materialismo dell’età moderna e che teorizzava il rapporto tra forma e colore, alla base dell’astrazione. La nuova arte doveva basarsi sul linguaggio del colore e Kandinskij dava indicazioni sulle proprietà emozionali di ciascun tono e di ciascun colore paragonandoli a strumenti musicali.

L’effetto psichico del colore è determinato dalle sue qualità sensibili: il colore ha un odore, un sapore, un suono. Perciò il rosso risveglia in noi l’emozione del dolore per il suo “suono interiore” : il colore è il tasto, l’occhio è il martelletto, l’anima è un pianoforte con molte corde. Il colore può essere caldo o freddo, chiaro o scuro. Questi quattro “suoni” principali possono essere combinati tra loro e il punto di riferimento per i colori caldi è il giallo, quello dei colori freddi è l’azzurro.

Il giallo inoltre è dotato di un movimento che lo fa avanzare verso lo spettatore e inoltre si allarga verso l’esterno, abbaglia, respinge. L’azzurro è dotato di un movimento che lo fa indietreggiare dallo spettatore e si avvolge su sé stesso attirando lo spettatore. Egli si occupò dei colori primari (giallo, blu, rosso) e poi di colori secondari (arancione, verde, viola), ciascuno dei quali è frutto della mescolanza tra due primari. Analizzò anche le proprietà di marrone, grigio, bianco e nero.

La composizione pittorica è formata dal colore, che nonostante nella nostra mente sia senza limiti, nella realtà assume anche una forma. Se un colore viene associato alla sua forma privilegiata gli effetti e le emozioni che scaturiscono vengono potenziati. Il giallo ha un rapporto privilegiato con il triangolo, il blu con il cerchio e il rosso con il quadrato.

Kandinskij era anche interessato alla Teosofia, intesa come la verità fondamentale, che fa da sottofondo alla dottrina ed ai rituali in tutte le religioni del mondo, che quindi nascosta dietro le apparenze fornisce una naturale razionalità all’arte astratta. Nel 1911, ad un concerto del compositore austriaco Arnold Schönberg, rimase colpito dalla sua musica e diede forma alle sue impressioni nel dipinto Impressione III: Concerto. Poi il pittore scrisse al musicista sottolineando la ricerca che li accomunava, dando vita ad un interessante scambio epistolare.

Nel 1913 dipinse Linee Nere dove non si può più parlare di astrazione a partire da un soggetto poichè il colore e la linea hanno assunto del tutto autonomia ed espressività e quindi l’opera può veramente definirsi astratta. Nel 1914 espose a Monaco e poi a Colonia e poi eseguì quattro grandi murali per la villa di Edwin A. Campbell a New York. Allo scoppio della prima guerra mondiale, tornò in Russia, dove rimase fino al 1921, lasciando la sua compagna Gabriele Munter che rimase a Murnau nella loro casa comune fino alla morte, conservando una vastissima raccolta di quadri di Kandinskij, donati successivamente alla città di Monaco di Baviera.

Nel 1917 sposò Nina Andreevskaja, figlia di un generale russo, e nello stesso anno nacque il figlio Volodia, che però morì nel 1920. A Mosca, dopo la Rivoluzione di ottobre, svolse un lavoro amministrativo con il progetto di fondare vari musei e di riformare il sistema scolastico nell’ambito delle Scuole d’Arte.

Nel 1921 si ritirò dall’Istituto per la cultura artistica di Mosca e venne incaricato di creare la sezione psicofisica della neofondata Accademia delle scienze artistiche, di cui diventò vicedirettore e di cui diresse il laboratorio delle riproduzioni. Presto però, lasciò la Russia assieme alla moglie e si trasferì a Berlino. Tra il 1922 e il 1933 lavorò come insegnante di decorazione murale al Bauhaus dove fece amicizia con Paul Klee e publicò il saggio: Punto e linea sul piano.

Kandinskij in questo saggio teorizzò la parte grafica che può esistere anche senza il colore. Il punto è il primo nucleo del significato di una composizione, che nasce quando il pittore tocca la tela, ed è statico. La linea è la traccia lasciata dal punto in movimento ed è dinamica poichè può essere orizzontale, verticale, diagonale, spezzata, curva e mista. Più la linea è variata, più cambiano le tensioni spirituali che suscita: drammatiche se è spezzata, più liriche se è curva. Anche lo spessore cambia: può essere sottile, marcato, spesso, variabile.

La superficie è il supporto materiale destinato a ricevere il contenuto dell’opera, si tratta solitamente di una tela, anche se Kandinskij ha dipinto anche del vasellame e dei piatti. L’opera risulta dunque essere limitata da due linee orizzontali e due verticali e l’autore può dare accentuazione alle forme girando la tela e sfruttandone i piani diversi, senza però cambiare dopo l’inizio dell’opera perchè ci vuole da subito lucidità e consapevolezza artistica.

Con l’instaurazione della dittatura, accusato di bolscevismo, fu costretto a lasciare il paese e si trasferì a Neuilly-sur-Seine, sobborgo di Parigi. Nel 1937 Adolf Hitler fece realizzare una mostra d’arte degenerata con cui si proponeva di condannare le nuove avanguardie artistiche. Nella mostra vi erano circa 50 opere di Kandinskij, poi vendute a basso costo all’asta ad acquirenti stranieri. Nel 1938 partecipò alla mostra Abstracte Kunst ad Amsterdam e pubblicò quattro poesie e xilografie.

Nel 1942 dipinse la sua ultima grande tela, Tensions délicates poichè, in seguito, realizzò soltanto opere di piccolo formato su cartone catramato. Morì nel 1944 nell’abitazione francese dove aveva vissuto negli ultimi dieci anni della sua vita.

Parte non secondaria della ricerca di Kandinskij è costituita dai lavori teatrali, concepiti in un’ottica di relazioni profonde tra forma, suono, colore, luce e movimento in funzione di un’ opera d’arte multimediale. I primi suoi studi, del 1908-1909, furono i frammenti teatrali Paradiesgarten e Daphnis

Degli anni 1909-1914, sono invece i testi delle sue “composizioni sceniche”: Suono gialloSuono verdeBianco e NeroViola. Solo il primo di essi venne pubblicato e nessuno venne realizzato dal suo autore, nonostante diversi tentativi fatti. Si tratta di testi visionari, nei quali i personaggi si muovono in un mondo astratto denso di evocazioni, di immagini, di colori.

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