La emancipate donne etrusche

La donna etrusca: libera, indipendente, curata ed estremamente moderna

La civiltà etrusca nacque all’inizio del IX secolo a.C. per concludersi nel 27 a.C. quando venne sancita l’integrazione delle comunità etrusche nell’orbita politica e sociale di Roma. Della letteratura etrusca è rimasto quasi nulla e molte informazioni sugli stili e sul gusto di questo popolo provengono dall’esame delle loro tombe, dai corredi funerari e da fonti letterarie romane.

La donna etrusca iniziò ad uscire liberamente dalle mura domestiche già dal VI sec. a.C., quindi in grande anticipo rispetto alle contemporanee di altri popoli, e questo rapido processo di emancipazione avvenne prima in Umbria, Toscana, Lazio e poi in tutti i territori costituenti l’Etruria.

Le nobili partecipavano ai banchetti signorili, affiancavano il marito nell’accoglienza degli invitati e bevevano e mangiavano assieme agli uomini senza che ciò fosse considerato sconveniente. Potevano anche partecipare a importanti spettacoli pubblici, come feste locali, religiose, danze ed assistere persino a gare sportive e persino essere titolari di attività commerciali, come testimoniato da iscrizioni ritrovate su alcuni vasi antichi destinati alla conservazione di prodotti alimentari. La donna etrusca amava i piaceri mondani, vestirsi bene, indossare gioielli preziosi e dedicava molto tempo alla cura del corpo e del proprio aspetto e inoltre si dedicava alla tessitura e alla filatura.

Il popolo etrusco indossava copricapi ma veniva utilizzata anche la tebenna femminile che consentiva di coprire la testa con un lembo del tessuto anche se le donne si dedicavano molto alla cura dei capelli ed adottavano acconciature molto elaborate. I capelli non erano sempre neri ma talora castani e anche biondi  e a volte le parti pendenti o innalzate un po’ sopra la testa, se illuminati dai raggi del sole, brillavano d’un vivido colore rossastro.

Le chiome venivano ammorbidite con oli e pomate importate dall’Oriente e venivano utilizzate anche tinture preparate con sostanze naturali: un miscuglio di iperico, lenticchie, salvia e capelvenere serviva a rendere più scuri i capelli tendenti al grigio, mentre feccia di aceto con olio di lentisco e succo di mela cotogna e ligustro era adoperato per ottenerne la schiaritura.

Inizialmente,sotto l’influsso della Grecia arcaica, erano di tendenza i capelli lunghi e anche i maschi avevano barba lunga, riccia e ben curata, e capelli ondulati fluenti sulle spalle con sulla fronte e ai lati del  viso piccoli ricci tenuti da un cerchio metallico. Poi nel V secolo a.C., quando venne meno l’uso del cappello, si diffuse il modello greco con barba e capelli corti.

Anche le donne inizialmente avevano i capelli lunghi, lasciati ricadere liberi sulle spalle in modo da coprire anche le orecchie o legati con una coda o intrecciati dietro le spalle. Poi subentrò la moda di tagliare i capelli più corti e verso il VI o V secolo a.C., pur mantenendo i boccoli laterali, le donne cominciarono a raccogliere i capelli a corona sulla nuca: le chiome erano modellate a forma di spirale e talvolta tenute insieme da cuffie o retine. Nel V secolo a.C. si diffuse l’uso del greco “cecrifalo”, un’acconciatura in cui i capelli sono raccolti in un lembo di stoffa annodato in diversi modi, e l’utilizzo di corone di rose, di foglie metalliche e trecce annodate intorno alla nuca.

Nel IV secolo a.C., l’acconciatura prevedeva invece due grosse ciocche di capelli che si separavano dalla sommità del viso formando due boccoli che ricadevano lateralmente e fra II e I secolo a.C. , invece lo “chignon”. A volte, dalla sommità del capo partiva una lunghissima treccia e a volte i  capelli venivano raccolti in tante treccine sottili. . Le acconciature inoltre, erano spesso arricchite con nastri e gioielli quali spilli (tùtulus) d’osso d’avorio e spirali d’oro o di bronzo e a volte venivano utilizzate anche parrucche. Forse gli Etruschi, così come i Greci e i Romani, per fare i boccoli nelle chiome utilizzavano ferri e spirali in metallo

La presenza nei corredi anche di morsi di cavallo fa supporre che alle donne etrusche fosse consentito viaggiare in autonomia, senza l’accompagnamento del proprio marito o del proprio padre e, mentre nella società greca e romana ogni individuo veniva identificato esclusivamente con il nome del padre (patronimico), in quella etrusca invece il nascituro prendeva i nomi di entrambi i genitori, quindi anche quello della madre.

Così mentre le romane prendevanoesclusivamente il nome della gens, cioè della famiglia alla quale appartenevano, le etrusche avevano invece un vero nome proprio, che si aggiungeva a quello della famiglia, come quello di Thesathei, Velelia, Anthaia, Nuzinai e molti altri.

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