I mille orizuru a forma di gru di Sadako Sasaki, simboli di pace

I bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki furono due attacchi nucleari operati sul finire della seconda guerra mondiale dagli Stati Uniti in Giappone per accelerare la fine del conflitto. Il mattino del 6 agosto 1945 alle ore 8:15 l’aeronautica militare statunitense sganciò la bomba atomica “Little Boy” sulla città giapponese di Hiroshima, seguita tre giorni dopo dal lancio dell’ordigno “Fat Man” su Nagasaki.

La prima bomba atomica causò la morte istantanea di 70mila persone e venne rasa al suolo un’area di 11,4 chilometri quadrati, con il 67% di tutti gli edifici di Hiroshima completamente distrutti. La seconda bomba atomica su Nagasaki causò la morte immediata di 40mila persone.

Oltre alla morte immediata di migliaia di persone, queste bombe atomiche produssero una serie di conseguenze terribili che, per lungo tempo, segnarono tutta l’area. Moltissime persone, infatti, morirono entro un anno dal bombardamento per colpa delle radiazioni e delle bruciature causate e altrettanti giapponesi sono morti negli anni successivi per leucemia, cancro o malformazioni alla nascita dovute proprio alle radiazioni che erano state rilasciate.

La piccola Sadako Sasaki (Hiroshima 7 gennaio 1943- 25 ottobre 1955) stava giocando con il fratello in un parco situato a circa 1,7 chilometri di distanza dal luogo dell’esplosione ma lo spostamento violento d’aria dovuto al bombardamento la scaraventò lontana. Suo fratello la ritrovò apparentemente illesa tanto che crescendo divenne brava nel ciclismo.

Però nel 1954, all’età di undici anni, dopo la vittoria di un’importante gara di bicicletta, tornò a casa stremata e dopo poco tempo le fu diagnosticata una grave forma di leucemia come conseguenza delle radiazioni che l’avevano colpita.

Venne ricoverata e durante la degenza suo fratello le parlò di un’antica leggenda secondo la quale chi fosse riuscito a creare mille orizuru, cioè origami a forma di gru, avrebbe potuto esprimere un desiderio e per invogliarla le costrui la prima gru. Sadako continuò nella speranza di poter tornare presto a gareggiare e perché desiderava e credeva che così avrebbe posto fine a tutte le sofferenze, avrebbe curato tutte le vittime del mondo e avrebbe portato loro la pace.

Durante i quattordici mesi trascorsi in ospedale, la ragazzina realizzò gru con qualsiasi carta a sua disposizione impiegando anche le confezioni dei suoi farmaci e la carta da imballaggio dei regali degli altri pazienti, però purtroppo morì la mattina del 25 ottobre 1955.

Secondo una versione della sua storia, Sadako prima di morire riuscì a completare solo 644 gru e le restanti 356 sarebbero state aggiunte dai suoi amici ma tutte le mille gru furono sepolte con lei. Dopo la sua morte, i suoi amici e compagni di scuola pubblicarono una raccolta di lettere al fine di raccogliere fondi per costruire il Monumento alla pace dei bambini in memoria sua e degli altri bambini morti in seguito alla bomba atomica di Hiroshima.

Nel 1958, fu collocata al Parco del Memoriale della Pace della città una statua raffigurante Sadako mentre tende una gru d’oro verso il cielo con, ai suoi piedi, una targa con incisa la frase:

«Questo è il tuo pianto. La nostra preghiera. Pace nel mondo».

È possibile, per i visitatori, come ricordo di Sadako e come simbolo di pace, lasciare una gru di carta in una grande urna, unitamente a un messaggio.

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