La leggenda nera di Caterina de’ Medici regina di Francia

I segreti di Caterina de' Medici, la regina nera – Te La Do Io Firenze!

Caterina Maria Romula di Lorenzo de’ Medici, detta Caterina de’ Medici (Firenze,1519 – Blois, 1589), è nota come la regina madre per aver generato tre figli diventati re di Francia con il nome di Francesco II, Carlo IX ed Enrico III e per la leggenda nera che l’ha dipinta come una persona vendicativa, attaccata al potere e pronta a qualunque espediente pur di raggiungere i suoi scopi. Nella moderna storiografia Caterina de’ Medici viene invece considerata una delle maggiori regine francesi che, sostenitrice della tolleranza civile, cercò di attuare una politica di conciliazione e di continuazione della dinastia Valois.

Nel 1516 Lorenzo de’ Medici, duca di Urbino, fu posto da suo zio Papa Leone X a capo della Repubblica di Firenze e poi sposò la principessa francese Maddalena de La Tour d’Auvergne, contessa di Boulogne, assicurando così al re francese Francesco I un appoggio nei suoi progetti di espansione in Italia e consentendo alla famiglia Medici di mescolare il proprio sangue di banchieri con quello dell’alta aristocrazia francese.

Da questo matrimonio nacque Caterina Maria Romula de’ Medici che rimase subito orfana poichè la madre morì di febbre puerperale e poco dopo morì anche il padre probabilmente di sifilide. La neonata fu allevata a Roma da sua nonna Alfonsina Orsini e, alla sua morte, da vecchie zie di famiglia insieme ad Ippolito e Alessandro, che erano due figli illeggittimi dei Medici.

Nel 1523 Giulio de’ Medici, eletto papa con il nome di Clemente VII, si alleò con i francesi contro l’imperatore Carlo V, ma dopo la clamorosa disfatta francese nella battaglia di Pavia, dovette subire la rivalsa imperiale che nel 1527 ebbe il suo apice nel sacco di Roma ad opera dei legionari lanzichenecchi.

Carlo V accettò un armistizio ma fece assediare Firenze che tenne Caterina in ostaggio in vari monasteri fiorentini e infine in quello benedettino delle Murate dove la bambina di otto anni fu allevata dalle suore di clausura. Firenze si arrese nel 1530, finendo poi vittima della dura repressione pontificia. Caterina tornò a Roma dal Papa Clemente VII che riuscì a combinare due importanti matrimoni: quello di Caterina con Enrico, un figlio del re di Francia, e quello di Alessandro con Margherita d’Austria figlia illegittima di Carlo V.

Caterina dall’ambasciatore veneziano Antonio Soriano venne descritta così: «È piccola di statura e magra, non ha lineamenti fini e ha gli occhi sporgenti come tutti i Medici». La sposa avrebbe portato un’enorme dote in monete, gioielli, pietre preziose e perle e pertanto nel 1533 si unì al giovane Enrico, anch’egli quattordicenne, con grandissimo sfarzo, banchetti e giostre. 

La morte di Clemente VII, poco tempo dopo, dissolse però l’alleanza tra il papato e il regno di Francia poichè il nuovo Papa Paolo III si rifiutò di pagare l’enorme dote promessa a Caterina rendendo così inutili per la Francia le nozze e quindi più scandalosa la differenza di estrazione sociale tra i due giovani sposi.

Il sovrano Francesco I fu però colpito dall’intelligenza, dalla cultura, dall’obbedienza e dal sincero affetto che Caterina gli dimostrava, tanto che la ammise nella cerchia di favoriti che lo seguiva ovunque andasse. Fu per seguire il suocero nelle sue battute di caccia che ella inventò la cavalcata all’amazzone, che permetteva alle donne di stare al passo degli uomini. Caterina subì il fascino di questo sovrano e continuò il suo apprendistato politico osservando i comportamenti del re, le schermaglie tra cortigiani e gli scontri tra favorite di corte.

La Medici possedeva inoltre una vasta cultura, conosceva l’italiano, il francese e il latino e comprendeva molto bene il greco. La sua biblioteca personale giunse alla fine a contenere 2.118 libri su argomenti di storia, di matematica, teologia, filosofia, alchimia, astronomia, medicina, geografia, musica, scienze e storia dell’arte.

Nel 1536 il delfino Francesco di Valois, morì improvvisamente, facendo diventare Caterina e suo marito Enrico i nuovi eredi al trono di Francia. Questa morte fu occasione di maldicenze poichè si sospettò di Caterina visto che l’avvelenamento era considerato una pratica italiana. Caterina non aveva ancora generato figli e inoltre soffriva dell’indifferenza del marito, di cui lei era molto innamorata, il quale invece dimostrava una forte passione verso Diana di Poitiers.

Nel 1538 Enrico ebbe una figlia da Filippa Duci e su Caterina si abbatté la minaccia del ripudio. Lei si gettò in lacrime ai piedi del suocero e si disse pronta ad andare in convento per lasciare il marito libero di contrarre un matrimonio più fecondo, ma Francesco I si schierò dalla sua parte, così come Diana di Poitiers che temeva che una nuova moglie avrebbe potuto allontanare il Delfino dalla sua influenza.

Caterina cercò di rimanere incinta applicando cataplasmi, bevendo urina di mula e altri medicinali ma a seguito dei consigli di Jean Fernel, che aveva riscontrato delle anormalità nell’apparato sessuale di entrambi i coniugi, nel 1544 mise al mondo il futuro Francesco II. Ebbe poi numerosi altri figli: Elisabetta, Claudia, Luigi, il futuro Carlo IX, il futuro Enrico III, Margherita e due gemelle Giovanna e Vitoria ma dovette subire l’ingerenza dell’amante del re che si occupò persino di trovare per loro governanti adeguate. Pare che Caterina tollerasse la situazione, solo perché si diceva che fosse Diana a convincere Enrico a dormire assieme a lei.

La Delfina chiamò in Francia un gran numero di italiani, in particolar modo fiorentini e, non soddisfatta della cucina francese, anche cuochi fondando così la famosa cucina francese. Fu lei a dividere i cibi salati da quelli dolci ed anche a introdurre a corte l’uso della forchetta perché i francesi mangiavano ancora con le mani.. A partire dal 1552, Enrico II riprese i combattimenti a est del regno e Caterina fu nominata reggente e, poco dopo, venne inviata dal re al parlamento a chiedere denaro per proseguire la campagna d’Italia. La pace firmata nel 1559 a Chateau- Cambrèsis fece però perdere i fondamentali possedimenti italiani della Francia e Caterina ne fu addolorata.

Poco dopo Enrico II rimase gravemente ferito alla testa durante un torneo cavalleresco svoltosi in occasione delle nozze della figlia primogenita con Filippo II di Spagna, celebrato per procura, e spirò dopo dieci giorni di agonia.Caterina iniziò a vestirsi esclusivamente di nero in segno di lutto anche se prima era il bianco il colore di lutto per le regine. Cambiò anche il suo emblema: la lancia spezzata con il motto «Da qui le mie lacrime, da qui il mio dolore» (Lacrymae hinc, hinc dolor).

Succedette al trono Francesco II, ancora quindicenne e con una malformazione congenita, che aveva sposato Maria Stuarda discendente dai Guisa per parte di madre che subito ne approfittarono per prendere il potere. Presa tra i Guisa del partito cattolico e tra i protestanti, Caterina fu costretta al doppio gioco. La situazione si degradò con la congiura di Amboise nel 1560 ma, dopo la morte di Francesco II, lei riuscì a prendere in mano le redini del potere mentre il figlio Carlo Massimiliano, che aveva dieci anni, nel 1560 salì sul trono con il nome di Carlo IX.

Nel 1562 Caterina de’ Medici promulgò l’editto di Saint-Germain con cui si autorizzava la libertà di coscienza e di culto per i protestanti, a condizione che questi restituissero tutti i luoghi di culto di cui si erano appropriati. L’Editto tuttavia non ebbe successo a causa degli antagonismi troppo accesi che opponevano protestanti e cattolici.

La prima guerra di religione cominciò ad opera dei Guisa nel 1562 con la strage di Wassy e solo la morte e l’imprigionamento dei principali capi permisero a Caterina nel 1563 di riportare la pace di Amboise accordando agli Ugonotti una certa libertà di culto nelle case signorili e nelle città.

Con la sorpresa di Meaux del 1567 i conflitti però ripresero e Carlo IX e Caterina si rifugiarono a Parigi. Preso atto dei limiti della loro politica di tolleranza, Caterina si spostò nuovamente dalla parte dei cattolici e vi furono grandi battaglie che portarono il paese alla rovina ma, nel 1570, i protestanti accettarono il trattato di Saint Germain.

Nonostante il trattato però il partito ugonotto cresceva d’importanza per l’influenza che aveva sul re l’ammiraglio di Coligny che era un vecchio capo della Riforma. Caterina tentò un’ultima conciliazione tra i due partiti, organizzando il matrimonio di sua figlia Margherita con il principe cattolico di Borbone Enrico III di Navarra. Davanti all’intransigenza di entrambi gli schieramenti, acconsentì infine a far abbattere i principali capi ugonotti arrivati a Parigi per le nozze.

Sul massacro della notte di San Bartolomeo, che ebbe inizio nella notte tra il 23 e il 24 agosto 1572, una versione attribuisce la colpa a Caterina, ma altre insistono sulla volontà del giovane re di discostarsi dall’influenza della madre e della sua politica di tolleranza. Questo massacro, che fece diverse migliaia di vittime a Parigi e in provincia, peso’ molto sulla popolarità di Caterina nel pensiero dei protestanti e nella storia. Due anni più tardi Carlo IX morì di tubercolosi lasciando il trono al fratello Enrico che era stato eletto re di Polonia. Enrico era il figlio preferito di Caterina e senza dubbio il più intelligente dei tre e la madre lo lasciò governare da solo, senza tuttavia cessare mai d’impegnarsi per la pace.

Nel conflitto religioso in corso Caterina fu costantemente presente affinché si ristabilisse nuovamente la pace ma nel 1588, allo scoppio della Giornata delle barricate promossa dalla Lega cattolica, che prendeva ordini solo dal Duca Enrico di Guisa, la regina madre affrontò la ribellione parigina e percorse a piedi le strade di Parigi tra le barricate.

Nel 1588 il re fece assassinare il duca Enrico di Guisa, senza metterla al corrente, perchè indispettito dall’insurrezione, dalle accuse di essere troppo indulgente coi protestanti e di essere sospettato di omosessualità. Caterina si ammalò e morì l’anno dopo circondata dai propri cari, ma completamente abbattuta per la rovina della sua famiglia e della sua politica.

La rivoluzione francese convalidò la leggenda nera di Caterina de’ Medici e Alexandre Dumas, la scuola repubblicana e la tradizione popolare ripresero tutti i pregiudizi contro di lei senza tener conto della totale discordanza tra fatti e leggende.SoloHonorè de Balzac la raffigurò come un grande sovrano per aver resistito alle avversità delle guerre di religione.

La figura di Caterina de’ Medici è stata riabilitata dagli storici moderni emergendo come una donna pragmatica, con un carattere deciso e sposa devota anche se un’opinione popolare tradizionalmente negativa continua a persistere. Il suo agire appare costantemente dettato dall’obiettivo di perseguire la tolleranza civile e religiosa e di salvare la discendenza dei Valois. Figlia del suo tempo, ne impersonò bene pure le contraddizioni poichè seppure razionalista e colta era anche estremamente superstiziosa, tanto da dedicarsi all’occultismo.

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