Franca Florio simbolo della Belle Époque palermitana.

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Francesca Florio (Palermo, 1873 – Migliarino Pisano, 1950) era figlia del barone Jacona della Motta di San Giuliano e di Costanza Notarbartolo di Villarosa, quindi proveniva da una famiglia di aristocratici siciliani. Le sue nozze con Ignazio Florio jr furono inizialmente ostacolate dalla cattiva fama di donnaiolo che il giovane si portava con sé e solo nel 1893 il padre di lei acconsentì alle nozze. Così Franca a 20 anni entrò a far parte della potente e ricchissima famiglia Florio.

Donna bellissima, e quindi polo di attrazione di tutti i salotti palermitani, attirava a sé tutti gli sguardi degli uomini tanto che il Kaiser Guglielmo II la chiamò “La stella d’Italia” e il celebre Gabriele D’Annunzio “l’Unica”.

Alta circa 1,73, occhi verdi, carnagione ambrata e vitino da vespa, donna Franca diventò in poco tempo la donna più ammirata e amata di Palermo e non solo per la sua bellezza, ma anche per il suo modo di essere, per la sua bontà ed intelligenza.

Ricoprì un ruolo fondamentale nella gestione dell’economia della famiglia che contava banche, industrie, cantieri navali, fonderie, tonnare, saline, cantine vinicole con il famoso Marsala e, soprattutto, una delle più grandi flotte europee, la Società di Navigazione Italiana. Il sogno della famiglia Florio era quello di dare a Palermo e alla Sicilia un volto europeo ed è per questo che i due coniugi strinsero amicizie e rapporti di una certa rilevanza in cui Franca giocò un ruolo importantissimo.

Ma Donna Franca fu una donna anche generosa e altruista, impegnata, insieme al marito, in opere filantropiche. A lei si deve la creazione dei primi asili nido all’interno dei vari stabilimenti Florio, la realizzazione dell’Istituto per ciechi, le cucine economiche e gli alloggi popolari. Insieme al marito aiutò anche la città di Messina colpita da un devastante maremoto nel 1908. Infatti, appresa la notizia, Ignazio e Donna Franca salparono sulla nave ammiraglia della loro flotta, il Sultana, dirigendosi nella città dello Stretto con cibo, indumenti e medicine.

Fu protagonista di serate galanti dove sfoggiava abiti sontuosi e preziosissimi gioielli che il marito Ignazio Florio amava regalarle, forse anche per farsi perdonare le frequenti avventure amorose extraconiugali. Pare che lei mai abbia fatto scenate di gelosia anche perchè a riprendere Ignazio ci pensava la madre, Giovanna Florio nata d’Ondes.

Franca aveva gusti raffinati e forse un po’ bizzarri in quanto nella sua casa di Palermo teneva in libertà due scimmiette, due cercopitechi chiamati Fitty e Fufi molto dispettosi, che i camerieri in assenza della padrona legavano a una catenella. Le due scimmiette un giorno provocarono un incendio in cui bruciò “la famosa e preziosissima tenda in pizzo e merletto del Cinquecento, vanto di casa Florio”. Forse gli animali, cercando d’imparare a fumare come avevano visto fare, cominciarono a sfregare i fiammiferi da cucina contro il muro fino ad accenderli.

Donna Franca, capace di giocarsi a carte in una sola sera un patrimonio, inquietava anche i più raffinati spiriti artistici dell’epoca: Gabriele D’Annunzio, Puccini, Leoncavallo, Caruso, Montesquieu, una schiera di illustri pittori, tra cui Boldini e De Maria Bergler ed esponenti della più alta aristocrazia italiana come il duca Cesarini Sforza.

L’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe le regalò una tromba d’automobile e, quando l’automobile di  donna Franca passava per le strade di Vienna, al suono della tromba tutti si fermavano come atto di rispetto e di riverenza pensando fosse l’imperatore e invece passava donna Franca.

Una sera, alla Scala di Milano, Arturo Toscanini volse per un attimo le spalle all’orchestra mentre era in corso un applauso, per dirigere il suo inchino verso il palco dove era entrata Franca Florio. Anche nel 1896 all’inaugurazione del Teatro Massimo, dove si rappresentava il “Falstaff” di Verdi, il vero spettacolo fu lei che arrivò avvolta da una stola di zibellino che le copriva le spalle nude, un vestito di seta chiara e la luce sfavillante dei diamanti che l’adornavano.

I gioielli di Franca Florio erano prodotti, dai migliori orafi del mondo, come Cartier e Lalique, che inviavano al Florio conti da capogiro. La famosa “collana di perle della Florio” era un gioiello lunghissimo, che contava trecentosessantacinque perle di grande calibro, pesante e maestosa tanto da mettere in imbarazzo la Regina d’Italia che possedeva una collana di perle più modesta. Franca decise però di non indossare più orecchini dopo che D’Annunzio le fece notare come qualsiasi gioiello pendente dalle sue orecchie avrebbe alterato i lineamenti del suo viso dove si concentrava gran parte della sua bellezza.

Franca vestiva inoltre esclusivamente dal sarto parigino Worth ed amava scegliere le stoffe, abbinare i colori, modificare i modelli e personalizzare i capi da indossare. Eppure Franca Florio non era del tutto soddisfatta perchè aveva una carnagione ambrata mentre lei desiderava una pelle bianca. Così a Parigi si fece porcellanare il viso con una tecnica speciale e dolorosa, un trattamento con smalto liquido. Si racconta che il marito nel vederla tornare a casa così, accecato dalla gelosia, le fece immergere il viso in acqua calda.

Anche quando la moglie si fece ritrarre dal pittore Boldini con una spallina un po’caduta e con le caviglie scoperte, quadro che si trova oggi a Palermo a Villa Igea, Ignazio Florio impose immediatamente l’allungamento del vestito e l’alzata della spallina perché l’atteggiamento, secondo lui, era troppo provocante e non si addiceva ad una nobildonna.

Ma dolori profondi segnarono la sua vita in quanto la prima figlia Giovanna morì a soli 9 anni di meningite, Ignazio, affettuosamente chiamato baby boy ed unico erede maschio, morì l’anno dopo e Giacobbina, nata nove mesi dopo visse solo un’ora. Le figlie rimaste, Igea e Giulia, non erano però considerate vere eredi in quanto femmine.

Tra la fine degli anni venti e la metà degli anni trenta, a casa Florio ci fu il crollo economico, causato forse dallo sfrenato lusso e dall’incapacità di rinnovare le strategie, ma Franca, addolorata, nonostante tutto terminò con dignità la sua vita confortata dalle figlie ed dai nipoti. Morì nel 1950, a 77 anni, nella Villa Salviati della figlia Igea.

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