Il falso “Morbo di K” inventato dal medico Ossicini

Durante la seconda guerra mondiale, Adriano Ossicini medico all’ospedale Fatebenefratelli, sito sull’isola Tiberina e vicino al ghetto ebraico, insieme al primario Giovanni Borromeo inventò il morbo di K per salvare decine di ebrei romani dai rastrellamenti nazifascisti ed evitare che venissero inviati nei campi di sterminio.

Egli, insieme ai suoi colleghi, compilò false cartelle cliniche con il nome della malattia, a cui venne dato il nome dalle iniziali degli ufficiali nazisti Kesselring e Kappler, definendola “contagiosissima” in modo tale da scoraggiare i nazisti dal controllo dei nomi dei pazienti. I medici si riferivano a questi pazienti, come pazienti “Kesselring” per indicare i pazienti in fuga dai tedeschi.

Al morbo di K fu dedicato un reparto in cui furono ricoverati sotto falso nome ebrei e polacchi che restavano qualche giorno, fino a quando da una tipografia non arrivavano clandestinamente falsi documenti di identità che ne permettevano la fuga dopo essere stati dichiarati morti con il loro vero nome.

Il 16 ottobre 1943 le truppe tedesche della Gestapo entrarono nel ghetto e in altre zone della città per un rastrellamento che portò all’arresto di oltre mille persone, la maggior parte delle quali fu poi deportata ad Auschwitz. Una ventina riuscirono a fuggire trovando rifugio presso l’ospedale Fatebenefratelli.

Il dottor Borromeo, insieme a Ossicini e Sacerdoti, falsificano le cartelle cliniche segnando per tutti i fuggitivi la stessa diagnosi, il morbo di K. A seguito di un controllo da parte dei tedeschi vennero controllati tutti i degenti nell’ospedale e, per salvare i finti degenti del padiglione del morbo di K, Giorgio Borromeo, che parlava tedesco, spiegò ai soldati la pericolosità del morbo e quanto fosse contagioso e questo fece desistere i tedeschi dall’ispezionare il padiglione.

Ai degenti i medici dissero: “Dovete tossire, tossire continuamente perché questo li spaventa, non vogliono contrarre una pericolosa malattia e non entreranno” . I nazisti pensavano che si trattasse di cancro o tubercolosi e infatti la sindrome di K evocava la malattia di Koch, ossia la tubercolosi e pertanto i militari ne erano terrorizzati. 

Nell’ospedale lavorava, sotto falso nome, anche il medico Vittorio Emanuele Sacerdoti a cui, nonostante le leggi razziali, era stato dato un posto di praticante studente per segnalazione di suo zio, il noto fisiopatologo Marco Almagià di cui il primario del Fatebenefratelli, Giovanni Borromeo, era stato allievo.

È per questa presenza in ospedale che gli ebrei che sfuggirono al rastrellamento avevano pensato di rivolgersi all’ospedale per aiuto e infatti sia il primario sia i frati, non si opposero al ricovero permettendo di salvare, almeno per quel giorno, la loro vita.

Non erano stati però i primi ospiti segreti dell’Ospedale Fatebenefratelli. Dopo l’armistizio, a Roma, in certi ambienti, si alludeva già ad un gruppo di medici che, sull’Isola Tiberina, aiutava e prestava cure a partigiani, aviatori feriti e forse, anche agli ebrei.

Sembra siano stati circa 400 gli ebrei che furono ospitati, a più riprese, nell’adiacente convento di San Bartolomeo. Il priore Bialek, con Giovanni Borromeo, aveva anche istallato, negli scantinati dell’Ospedale, una radio ricetrasmittente clandestina che permetteva di tenere in contatto i partigiani laziali con Radio Londra.

Così mentre nei sotterranei una radio clandestina permetteva di comunicare con i partigiani, nell’ospedale trovavano rifugio anche molti altri romani, ma questo attivismo costò al medico ventottenne Ossicini la prigione e le violenze dei nazisti e dei fascisti.

La Fondazione internazionale Raoul Wallenberg, col patrocinio della Comunità ebraica di Roma e la Fondazione museo della Shoah, ha assegnato all’ospedale il titolo di “Casa di Vita” proprio in memoria del salvataggio di ebrei durante le persecuzioni naziste.

Nel 2007 il figlio di Giovanni Borromeo, Pietro Borromeo, ha pubblicato una storia della vicenda basata sulle sue memorie e su quelle attribuite al padre.

8 pensieri su “Il falso “Morbo di K” inventato dal medico Ossicini

  1. L’ha ripubblicato su Ned Hamson's Second Line View of the Newse ha commentato:
    During the Second World War, Adriano Ossicini, doctor at the Fatebenefratelli hospital, located on the Tiberina island and near the Jewish ghetto, together with the primary Giovanni Borromeo invented the K disease to save dozens of Roman Jews from Nazi-fascist roundups and prevent them from being sent to the Extermination camps.

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