Il genio politico di Ciro II di Persia, detto il Grande

Ciro II di Persia, noto come Ciro il Grande (590 a.C – 530 a. C.) è stato un Imperatore persiano discendente di Ciro I di Persia, membro di quella stirpe dei Teispidi appartenente alla dinastia degli Achemenidi che aveva fondato nella Susiana un piccolo regno.

Figlio di Cambise, egli succedette al padre nel 558 a. C. e ben presto iniziò la sua opera di conquista territoriale. Salito al trono dominava infatti solo sui Pasargadi, Marafi e Maspi ma poco dopo aveva già riunito sotto il suo scettro tutte le dieci stirpi dalla cui fusione si riteneva uscito il popolo persiano e, fra queste, anche quella dei Dai che si trovava nell’orbita politica dei Medi.

Erodoto narrava come Ciro fosse sfuggito alla morte cui lo voleva condannare il nonno Astiage re dei Medi, che era il padre di sua madre Mandane. Astiage informato infatti da una visione che suo nipote gli avrebbe usurpato il trono, affidò il compito di ucciderlo al fidato Arpago.

Questi a sua volta lo delegò con l’inganno al bovaro Mitradate che, informato dell’identità del neonato, portò a casa il bambino e lo sostituì con il figlio appena partorito morto da sua moglie.

Anni dopo Ciro, nominato capo dei giovani del villaggio, a causa di un gioco si mise in contrasto col figlio di Artembare, dignitario persiano, e venne condotto di fronte al re Astiage il quale notò la loro rassomiglianza e comprese che l’omicidio di suo nipote non era stato compiuto.

Astiage allora uccise il figlio di Arpago e ne fece mangiare di nascosto le carni al padre durante un banchetto: solo mani, testa e piedi furono sepolti. Ritenendo che formalmente Ciro era già stato re, Astiage, mal consigliato dai Magi, non sentendosi più in pericolo inviò Ciro dai suoi genitori naturali.

L’assalto di Ciro alla Media avvenne poi mentre Astiage, in guerra con i Babilonesi, era impegnato nell’assedio della città di Kharrān. Egli, ritornato in patria per difendere il proprio regno, respinse gli invasori e portò la guerra nel territorio persiano. Ma nel 550 a. C. , dopo tre anni di strenua difesa, il suo esercito fu battuto da Ciro ed egli fu fatto prigioniero dai suoi stessi soldati e consegnato al nemico.

Impadronitosi della capitale Ecbatana, Ciro usò molta clemenza verso i Medi e verso il nonno Astiage e, alla sua morte, ne sposò la vedova Amiti legittimando così il proprio dominio. Quando Ciro appare nelle iscrizioni con il titolo di re di Persia, la Media fa già parte dell’impero persiano.

Sicuro che, sotto il regno di Nabonide non avrebbe avuto noie da parte babilonese, Ciro si accinse a conquistare anche il potente regno di Lidia tanto più che il re Creso, preoccupato dal minaccioso progredire della potenza persiana, aveva già preso l’iniziativa invadendo la Cappadocia.

Creso aveva l’aiuto degli Egiziani e dei Babilonesi ma, nel 546 a. C., Ciro prevenne la coalizione irrompendo con un esercito nella Cappadocia. Dopo un primo scontro rimasto indeciso presso Pteria, Ciro con tutte le sue armate mosse contro Sardi, capitale della Lidia, all’interno della quale Creso si era asserragliato.

Creso, abbandonato dai Babilonesi che avevano fatto pace separata con i Persiani, attendeva l’aiuto di Sparta e Egitto, suoi alleati. Gli Spartani avevano preparato una flotta ma, sul punto di prendere il mare, seppero che Sardi era caduta, secondo Erodoto per la casuale scoperta d’un sentiero nascosto, e che Creso era nelle mani del vincitore. Fonti greche attestano unanimi che egli si mostrò mite col vinto.

Appresa la caduta di Sardi, le città greche dell’Asia Minore avevano inviato a Ciro ambasciatori per dichiarargli che accettavano la sua supremazia alle stesse condizioni che avevano con Creso. Ma Ciro richiese completa sottomissione, fatta eccezione per Mileto a cui concesse di conservare la posizione precedente, e affidò ai suoi generali il compito di costringere gli Ioni all’obbedienza. In seguito anche la Caria e la Licia furono sottomesse.

Ciro estese poi il suo dominio sulle provincie orientali dell’Irān, sottomettendo la Margiana e la Sogdiana e raggiungendo il fiume Iaxarte, nei cui pressi fece costruire fortezze che erano in piedi ancora ai tempi di Alessandro Magno.

La sua azione, che durò dal 546 sino al 540 a. C., assicurò all’impero persiano le provincie orientali di Parthiana, Drangiana, Ariana, Khōrasm, Battriana, Sogdiana, Gandāra, i Saci, i Sattagidi, Arachosia e Maka.

In seguito alle conquiste occidentali l’impero persiano confinava ormai dal golfo arabico sino alla Cilicia con il regno di Babilonia. Ciro, favorito dal dissidio che esisteva fra il re Nabonide e i sacerdoti, poté facilmente nel 522 a. C., impadronirsi anche di Babilonia tramite il suo generale Gobria.

Anche qui Ciro si comportò come un quasi legittimo erede della dinastia locale in quanto i templi furono protetti, alle singole città furono restituite le divinità che Nabonide aveva fatto trasportare a Babilonia e permise il ritorno in Palestina ai Giudei che erano stati lì deportati .

In tal modo, con una serie di fortunate conquiste, Ciro gettò saldamente le basi di uno dei più vasti imperi che la storia ricordi. Più che la sua abilità militare, gli valse il genio politico per cui egli seppe cogliere sempre il momento giusto per l’azione e seppe apparire come un liberatore ai popoli che conquistava.

La sua morte, avvenuta nel 528 a. C., con ogni probabilità in combattimento contro popolazioni dimoranti oltre lo Iaxarte, i Massageti secondo Erodoto, lasciava la Persia trasformata nel più forte impero esistente, temibile minaccia ai margini del mondo greco.

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