Le origini di Carlotta di Meclemburgo-Strelitz, regina di Gran Bretagna e Irlanda

Carlotta di Meclemburgo-Strelitz (Mirow, 1744 – Kew Gardens, 1818) nel 1761 sposò il re Giorgio III del Regno Unito, divenendo e rimanendo regina consorte di Gran Bretagna e Irlanda per un totale di 57 anni e 70 giorni.

Carlotta era la figlia più giovane del duca Carlo Ludovico Federico di Meclemburgo-Strelitz, principe di Mirow e della principessa Elisabetta Albertina di Sassonia-Hildburghausen.

I cinquantotto antenati più stretti di Carlotta includevano principi, alcuni regnanti, e duchi ma solamente due dei suoi avi erano stati re e cioè Gustavo I di Svezia e Federico I di Danimarca e Norvegia.

Lei e tutti i suoi fratelli nacquero nel castello di Mirow in Germania, che era più simile ad una casa di campagna che a una dimora principesca, dove l’ambiente familiare era molto simile a quello di un gentiluomo di campagna inglese.

Qui la principessa Carlotta imparò ben presto diverse lingue e fu educata nelle scienze, nelle arti, nell’economia domestica, nel cucito, nel ricamo e nei merletti e ricevette una solida educazione religiosa dalla madre e da un pastore luterano molto colto, specie nella botanica, nella mineralogia e nelle scienze.

Nel 1751 suo fratello Adolfo Federico ereditò il ducato di Meclemburgo-Strelitz e la famiglia si trasferì da Mirow a Neustrelitz, dove Carlotta scrisse una missiva al re di Prussia, in cui lamentava la condotta dell’esercito prussiano nel Meclemburgo, che divenne talmente celebre da attirare su di lei l’attenzione di Giorgio III.

All’età di diciassette anni, Carlotta venne scelta per essere la sposa del giovane re Giorgio che aveva già corteggiato molte giovani donne, considerate inaccettabili però dalla madre Augusta di Sassonia-Gotha-Altenburg e dai suoi consiglieri politici.

La principessa, pur non essendo di grande bellezza, aveva un volto molto espressivo. Non era alta, ma aveva una figura leggera, i suoi occhi erano vivaci, la sua bocca era grande ma piena di denti bianchi e regolari e i suoi capelli erano di un bel colore castano chiaro.

Nel 1761 Carlotta s’imbarcò per il regno Unito e, mentre i suoi accompagnatori soffrivano il mal di mare, provò sul proprio clavicembalo l’inno nazionale inglese God save the King. A Londra poi posò Giorgio III nella cappella reale l’8 settembre di quell’anno.

La suocera non la accolse a braccia aperte ma il matrimonio fu felice e, apparentemente, il re non le fu infedele. Ebbero quindici figli e tutti, eccettuati due, sopravvissero fino all’età adulta.

Giorgio III cominciò però ad essere affetto da demenza e venne affidato alle cure della moglie, che però non poteva visitarlo frequentemente a causa del comportamento imprevedibile e a volte violento del sovrano.

La malattia, poi diagnosticata come porfiria, peggiorò in età avanzata e il figlio maggiore divenne il principe reggente mentre Carlotta divenne il tutore legale del consorte dal 1811 fino al 1818, anno in cui ella morì, anche se non lo vide mai negli ultimi cinque anni della sua vita

La regina morì alla presenza del figlio, il principe reggente, che le teneva la mano mentre lei sedeva in una poltrona nella residenza di campagna di famiglia ma venne sepolta a Windsor, nella St. George’s Chapel. Il marito morì un anno più tardi.

Carlotta e la regina Maria Antonietta di Francia furono amiche perché condividevano l’amore per la musica e le arti anche se non si incontrarono mai di persona. Carlotta restò colpita dall’esecuzione di Maria Antonietta e dai fatti sanguinosi che seguirono in Francia e Giorgio III abbassò l’imposizione fiscale per evitare una rivoluzione anche nel suo paese.

La sovrana Carlotta supportava Johann Christian Bach, che era il suo insegnante di musica, e Wolfgang Amadeus Mozart che all’epoca aveva otto anni e che le dedicò la sua Opus 3. Supporto’ anche l’ebanista William Vile, l’argentiere Thomas Heming, il progettista di esterni Capability Brown e il pittore tedesco Johann Zoffany.

Ella era inoltre una botanica molto erudita, aiutò la fondazione dei Royal Botanic Gardens di Kew e in suo onore il magnifico fiore sudafricano detto Uccello del paradiso fu battezzato con il nome di Strelitzia reginae.

Le sue figlie erano più istruite di quanto fosse solito per le giovani donne dell’epoca. Ella insistette che vivessero delle vite ritirate assieme a lei e non permise loro di sposarsi fino a che non furono piuttosto avanti negli anni, con il risultato che nessuna di loro ebbe dei discendenti legittimi anche se la figlia Sofia potrebbe aver avuto un figlio illegittimo.

Nel 1739 fondò il Queen Charlotte’s Maternity Hospital di Londra, il più antico ospedale per la maternità nel Regno Unito, oltre ad altri orfanotrofi e ospedali per donne incinte.

Mario de Valdes y Cocom, uno storico della diaspora africana, sostenne che in una descrizione di Carlotta fornita dal suo medico, il barone Stockmar, era riportato che ella aveva un volto da mulatta. Inoltre sir Allan Ramsay dipinse frequentemente la regina in ritratti che evidenziavano il presunto aspetto mulatto di Carlotta.

Secondo la teoria di Mario de Valdes y Cocom, nella regina Carlotta vi era la concentrazione di caratteri somatici ereditati da una sua antenata di nono grado, Margarita de Castro e Souza.

Questa nobildonna portoghese del XV secolo, a sua volta, poteva ripercorrere il proprio albero genealogico fino a sei generazioni prima per arrivare al re Alfonso III del Portogallo e alla sua amante chiamata Madragana. Ma questa eredità genetica, così lontana, per molti non sarebbe stata più significativa in Carlotta che in qualunque altro casato della nobiltà tedesca dell’epoca.

Inoltre Valdez y Cocom riteneva che Madragana fosse una donna nera, perché un singolo autore, Duarte Nunes de Leão, la descriveva come mora, ma nel contesto della Reconquista iberica una mora è una donna di religione islamica, indipendentemente dalla sua effettiva origine etnica. Poteva quindi essere araba, berbera, nordafricana o muladi cioè di famiglia cristiana iberica convertita all’Islam dopo l’arrivo dei mori.

Ricerche moderne ritengono che Madragana sia stata una mozaraba, cioè una cristiana iberica che seguiva il rito mozarabico di influenza sefardita e che viveva sotto il controllo musulmano.

Il recente sceneggiato Bridgerton, saga romantica ambientata all’inizio del XIX secolo e tratta dall’omonima serie di romanzi di Julia Quinn, ha dato nuova vita in Gran Bretagna al dibattito sulle origini di questa sovrana.

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