Il bellissimo Antinoo amante dell’imperatore Adriano

Antinoo, un giovinetto di appena 13 anni originario della Bitinia, venne notato dall’imperatore Adriano nell’ottobre del 123 d.c. perché era bellissimo, simile a una divinità greca con i capelli ricci e con l’espressione leggermente imbronciata.

La testa di Antinoo, riprodotta in tante statue, è infatti caratterizzata da alcuni elementi ben definiti cioè mento arrotondato, bocca carnosa, naso largo e dritto, sopracciglia inarcate verso l’esterno, chioma folta e ricciuta.

Adriano ne fece subito il suo amante e lo portò con sé in tutti i viaggi che fece nel suo vasto impero. A Roma infatti i mariti potevano avere un’amante o più amanti, purché adolescenti se maschi al fine di avere una posizione dominante, ma dovevano trattare con generosità e rispetto le spose. Così fece Adriano che, pur avendo Antinoo e altri giovani come amanti, onoro’ sempre pubblicamente la moglie Vibia Sabina dalla quale non si separò mai.

Il giovane, amato per sette anni da Adriano, annegò nel Nilo durante una spedizione che risaliva il corso del Nilo nel corso di un viaggio in Egitto al seguito dell’imperatore. La causa della sua morte è carica di misteri e l’ ipotesi più romantica è quella di Cassio Dione che pensava ad un sacrificio del giovane per proteggere Adriano, cinquantaquattrenne ossessionato dall’astrologia, al quale i maghi avevano predetto la morte entro un anno, a meno che un volontario non si fosse immolato al posto suo.

L’imperatore raccontava invece che il giovane era caduto accidentalmente nel Nilo, altri sospettavano invece che fosse stato ucciso per invidia e per il potere che avrebbe potuto rivendicare alla morte di Adriano.

Secondo Cassio Dione l’imperatore raccontava anche ai cortigiani di aver visto di persona una stella, quella di Antinoo, nata dalla sua anima. Adriano alla sua morte pianse, si disperò, lo divinizzò e lo consegnò al ricordo dei posteri dedicandogli città, templi e un’infinità di statue in ogni angolo del suo impero.

La divinizzazione pubblica e formale di una persona era un privilegio riservato solamente all’imperatore e ai membri della sua famiglia, quindi la decisione di Adriano di dichiarare Antinoo un dio e di creare un culto formale a lui dedicato era molto insolita. Inoltre lo fece senza la consultazione ed il permesso del Senato romano come invece era previsto.

Per onorare l’amato, che fu imbalsamato secondo le usanze egizie, egli trasformò il villaggio di Besa in una città chiamata Antinoopoli, organizzò dei giochi in suo onore, diede il suo nome ad una costellazione, fece scolpire innumerevoli statue e busti e coniare monete con l’effige del giovane. Sull’obelisco che ora si trova sul Pincio, a Roma, una serie di geroglifici narrano la storia di Antinoo e la sua morte. Inoltre dichiarò festa pubblica il 27 del mese di novembre, giorno della nascita di Antinoo.

A Villa Adriana, vicino Tivoli, durante la campagna di scavo tra il 2002 e il 2005 sono stati rinvenuti i tre emicicli concentrici di un’esedra su cui dovevano sorgere mura di circa 1.30 m di spessore, cioè l’Antinoeion, il tempio che molto probabilmente era anche la tomba di Antinoo.

L’Antinoeion testimonia il rimpianto per Antinoo, bello e giovane eroe strappato troppo presto dalla morte, che l’imperatore Adriano divinizzò come Osiride, la massima divinità religiosa cui erano assimilati i faraoni. L’edificio, infatti, era riccamente decorato con originali in marmo nero di divinità e sacerdoti, statue di animali e di bassorilievi egittizzanti.

Antinoo è una figura efebica che non giovo’ però alla fama di Adriano nel giudizio dei suoi contemporanei che criticavano non tanto il legame, ma l’ostentato attaccamento che l’imperatore mostrava verso il giovane piangendolo dopo la morte, a loro pensare, come una donnicciola.

Il culto del Dio Antinoo sopravvisse però appena alla morte di Adriano. Con l’avvento del cristianesimo la relazione fra Adriano e Antinoo fu vista, da parte degli scrittori del tardo impero, come offensiva al comune senso del pudore e ai principi della moralità romana. Diverse statue di Antinoo scoperte dagli archeologi portano i segni della violenza con cui furono per questi motivi appositamente danneggiate.

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