L’energica Bianca dei Paleologi di Monferrato duchessa di Savoia

Bianca dei Paleologi di Monferrato (Casale Monferrato, 1472 – Torino, 1519) era la figlia del marchese Guglielmo VIII Paleologo e della sua seconda moglie Elisabetta Maria Sforza.

Rimase orfana dei genitori all’età di undici anni e, sotto la tutela dello zio Bonifacio III, venne promessa in sposa al duca Carlo I di Savoia che, tramite questa unione, ambiva ad impossessarsi del Monferrato in quanto riteneva ormai prossima l’estinzione della dinastia dei Paleologi.

Le nozze furono celebrate nel castello di Casale per procura nel 1485 e Carlo era rappresentato da Antonio de la Forest, suo ciambellano di fiducia. Il matrimonio, contratto quindi “per verba de presenti”, venne consumato solo dopo che giunse la dispensa papale, necessaria a causa della consanguineità tra i due giovani, e la conseguente assoluzione dalla scomunica in cui gli sposi erano incorsi per aver celebrato il matrimonio prima della dispensa.

Nel 1487 nacque a Torino la prima figlia Iolanda Ludovica e circa due anni dopo, sempre a Torino, l’erede maschio Carlo Giovanni Amedeo ricordato come Carlo II.

Il marito però morì solo cinque anni dopo a Pinerolo e, vista la giovanissima età del figlio, Bianca fino al 1496 divenne la reggente dello Stato Sabaudo. Associò subito al potere, con il titolo di luogotenente generale, lo zio del marito Francesco di Savoia arcivescovo d’Auch e vescovo di Ginevra e poi nel 1490 gli affiancò, dopo qualche resistenza e lunghe trattative, un altro zio e cioè l’ ambizioso Filippo di Bresse, detto il “Senza Terra”, che poi dopo la morte di Francesco rimase unico luogotenente.

Cancelliere fu invece nominato l’esperto Antonio Champion, vescovo di Mondovì e poi anche di Ginevra e si affidò anche a Sebastiano Ferrero, feudatario piemontese, nominandolo consigliere di Stato e tesoriere generale.

In ogni caso Bianca si occupò personalmente sia dell’amministrazione dello Stato sia della politica estera e spesso prese supreme decisioni e direttive, imponendole in qualche caso con energia.

A soli diciott’anni Bianca, dal carattere volitivo e determinato, tenne testa con tenacia ai parenti del marito, in particolare all’ambizioso zio Filippo di Bresse, che rivendicavano i propri diritti di successione dello stato Sabaudo.

In politica estera, ella seppe mantenere lo Stato indipendente destreggiandosi tra il potente regno di Francia e il pericoloso ducato di Milano e riportando la pace in Piemonte.

A tal fine, dopo le guerre temporaneamente vittoriose intraprese dal defunto sposo col Marchesato di Saluzzo, restituì all’agguerrito marchese Ludovico II il Saluzzese ma rifiutò però, non seguendo il consiglio di suo zio Ludovico il Moro, di trasferire la capitale a Vercelli.

Nel 1494 accordo’ al cugino Carlo VIII di Francia, che vantava pretese di ingerenza nei territori sabaudi, il permesso di attraversare il Piemonte per giungere nel napoletano e lo accolse trionfalmente a Torino in occasione del suo passaggio con le truppe donandogli perfino i suoi gioielli.

Nel 1496 morì ancora bambino suo figlio Carlo II e Bianca cedette alle pressioni dell’intrigante zio Filippo di Bresse il quale riuscì finalmente a diventare duca di Savoia. Dopo la cessione del potere concordo’ però subito il futuro matrimonio tra sua figlia Iolanda Ludovica e Filiberto l’erede di Filippo.

Continuò comunque ad avere ascendente a corte sia durante il breve ducato dello zio Filippo, sia nei primi anni di governo del genero e ne approfittò per favorire i buoni rapporti tra i duchi di Savoia e lo zio Sforza e cercando di impedire la guerra tra Luigi XII di Francia e il Moro.

Solo dopo la morte prematura della figlia nel 1499 si ritirò nel castello di Carignano, che verrà demolito nel 1820, dove ricevette persino le visite dei re francesi Luigi XII e Francesco I i quali le richiesero anche consigli politici. Qui trascorse la vita a ricamare tessuti per le chiese e ad allevare bachi per filarne la seta e divenne celebre per le sue preparazioni a base di sciroppi, confetture e soprattutto per i rinomati zest cioè scorze di agrumi candite. 

Fu donna virtuosa e pia ma anche amante delle feste e soprattutto dei tornei cavallereschi e ne organizzò uno a Carignano in cui giostrò anche il famoso condottiero francese Pierre Terrail detto il Baiardo.

Fece testamento nel 1519, lasciando erede universale il duca Carlo III di Savoia, figlio di Filippo II di Savoia e della sua seconda moglie Claudina di Brosse. Morì nello stesso anno, fu sepolta a Carignano dove oggi è inumata nella chiesa di Nostra Signora delle Grazie.

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