Bona Sforza, la collerica regina di Polonia

Bona Sforza (Vigevano 1492 – Bari 1557) era figlia del duca di Milano Gian Galeazzo e di Isabella d’Aragona, figlia del re di Napoli Alfonso II, ed inoltre nipote di Bianca Maria Sforza che nel 1493 aveva sposato l’ imperatore Massimiliano I.

Non aveva ancora compiuto un anno quando ella rimase orfana del giovane padre, forse avvelenato dallo zio Ludovico il Moro, il quale, già suo reggente durante la minore età, prese poi il potere assumendo il titolo di duca di Milano. Sua moglie Beatrice d’Este assunse il titolo di duchessa di Milano trasferendo alla vedova  Isabella d’Aragona il suo titolo di duchessa di Bari. Isabella, con le figlie Ippolita e Bona si allontanò dalla corte milanese nel 1500, quando comprese che i suoi tentativi di far riconoscere i diritti del figlio Francesco Maria Sforza erano vani.

A Napoli e a Bari, Bona ricevette un’educazione accurata e versatile com’era d’uso presso le corti rinascimentali ma la formazione della sua personalità fu curata soprattutto dalla madre, che si preoccupò anche di procurarle un matrimonio vantaggioso per gli interessi della dinastia. Nel 1518, a ventiquattro anni, Bona sposò a Napoli il re cinquantunenne di Polonia Sigismondo I, vedovo da tre anni.

Bona Sforza partì insieme al suo seguito dal porto di Manfredonia e fu incoronata a Cracovia, dove risiedeva la corte nella quale la regina diffuse la cultura rinascimentale italiana. Poi nel 1524, alla morte della madre ereditò anche i titoli di duchessa di Bari e di principessa di Rossano e divenne pure pretendente al Regno di Gerusalemme.

In Polonia in politica estera Bona nel 1525 riuscì a fare della Prussia una sua tributaria, nel 1533 stipulò un trattato di pace con la Turchia, intrattenne relazioni amichevoli con la Lituania tanto che nel 1569 si unì con la Polonia e la Francia per premunirsi da eventuali politiche espansioniste imperiali degli Asburgo anche se nel frattempo nel 1543 aveva fatto sposare il figlio Sigismondo Augusto con la principessa Elisabetta d’Asburgo. Intrattenne anche relazioni amichevoli con la Spagna a favore dei suoi interessi nel Ducato di Bari.

In politica interna Bona rafforzo’ il potere reale, organizzando alla corte un proprio partito e accumulando una notevole quantità di latifondi. Combatté il potere dei nobili per fare della Polonia un moderno Stato assolutista e nel 1530, quando era ancora vivo il marito, fece incoronare l’unico figlio Sigismondo Augusto appena decenne, senza richiedere l’approvazione della nobiltà.

Ottenute le necessarie dispense papali, scelse i vescovi tratti dalla nobiltà, per assicurarsi i servigi di vescovi meno fedeli alle direttive di Roma e più devoti alla causa dello Stato polacco e anche per sottrarre potere alla nobiltà, che cercò di dividere contrapponendo alla piccola nobiltà che controllava la Dieta la grande aristocrazia del Senato.

In Polonia la popolazione non seguiva un’unica confessione religiosa: oltre a una maggioranza cattolica, vi erano ortodossi, cristiani armeni e musulmani a Oriente, luterani a Nord, ebrei e piccoli gruppi di calvinisti e di antitrinitari giunti soprattutto dall’Italia per sfuggire alle persecuzioni.

Formalmente, Bona era cattolica ma non è certo se fosse realmente devota a questa Confessione. Il medico di Bona Sforza era poi Giorgio Biandrata che era, almeno apparentemente cattolico ma che poi divenne un aperto antitrinitario.

Nel 1547, dopo la morte della moglie Elisabetta avvenuta due anni prima, il figlio Sigismondo sposò, a insaputa della madre e della Dieta polacca, Barbara Radziwill appartenente a una famiglia della nobiltà lituana. Questo matrimonio, visto sotto l’aspetto degli interessi dinastici e nazionali, sembrava dimostrare l’immaturità politica del giovane re.

Bona infatti stava invece progettando il suo matrimonio con Anna d’Este, che era figlia del duca Ercole e soprattutto di Renata figlia di Luigi XII di Francia, matrimonio che avrebbe potuto favorire i suoi sforzi di insediare sul trono di Ungheria la propria figlia Isabella e che avrebbe aiutato i suoi interessi in Italia.

È però possibile che Sigismondo avesse intenzionalmente evitato un matrimonio d’interesse: nella sua biblioteca vi erano libri di Calvino e di Erasmo da Rotterdam umanista olandese che condannava i matrimoni stipulati dai regnanti per perseguire interessi politici.

Nemmeno la Dieta dei nobili approvò il matrimonio e cercò di far recedere Sigismondo dal passo compiuto attraverso il ripudio o abdicando, oppure ancora privando la moglie dei suoi diritti di regina. Tutto fu inutile, e Barbara Radziwiłł fu incoronata, senza che Bona Sforza assistesse alla cerimonia.

Tuttavia Barbara si ammalò molto presto e a quel punto Bona si riconcilio’ con la nuora ma Barbara Radziwiłł morì a soli trent’anni nel 1551. Sigismondo si risposò due anni dopo con Caterina d’Austria, sorella della sua prima moglie Elisabetta, ma anche questa volta non riuscì ad avere figli, portando così la casata degli Jagelloni all’estinzione.

La morte prematura di Barbara riversò dei sospetti su Bona in quanto la fama di «avvelenatori» nel Cinquecento circondava i principi italiani. Inoltre, la sua attività di governo destava lo scontento dello stato nobiliare che vi intravedeva una minaccia al proprio potere, tanto più umiliante perché esercitato da una donna che oltretutto appariva autoritaria e collerica.

Dopo trenta anni di regno, nel 1556 la stessa Bona decise di lasciare la Polonia e, dopo il matrimonio della figlia Sofia, tornò in Italia portando con sè le proprie collezioni di oreficeria insieme alle ingenti somme di denaro accumulate negli anni e si stabilì a Bari. L’ultimo suo periodo polacco fu inoltre contrassegnato dalla sua aspirazione, poi delusa, ad essere nominata Viceregina di Napoli dagli Asburgo.

Il suo vecchio ducato di Bari era stato impoverito dalle guerre condotte dagli spagnoli contro la Francia poiché Filippo II si era impadronito dei suoi beni. Fu per questo motivo, e per la tradizionale leggenda dei veleni che sarebbero circolati nelle corti italiane, che alla sua morte, nel 1557 nacque la diceria che fosse stata avvelenata dal suo segretario Gian Lorenzo Pappacoda su mandato del re spagnolo Filippo.

La sua bara, portata nella Basilica di San Nicola, rimasta incustodita per molte ore, fu incendiata dalle candele e i resti di Bona carbonizzati furono sepolti in una cappella senza particolari decorazioni. Più tardi i figli Sigismondo e Anna fecero costruire un sepolcro sontuoso ora situato dietro l’altare maggiore della Basilica di Bari.

2 pensieri su “Bona Sforza, la collerica regina di Polonia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...