L’uso della bacchetta magica

L’uso della bacchetta magica può essere ricondotto alla civiltà proto – indo europea poiché presente sia nello zoroastrismo sia nell’induismo primitivo.

I magi del mondo antico erano i sacerdoti della religione zoroastriana e il barsom, o sacro fascio di ramoscelli, aveva un ruolo importante nelle loro pratiche religiose ed era un antico emblema indo-iraniano che stabiliva un collegamento tra questo mondo getig (materiale) e il regno menog (spirituale).

Era anche uno strumento attraverso il quale si acquisiva il potere sacro e un mezzo per incanalare il potere verso l’esterno, e quindi era una “bacchetta magica” prototipica. Il barsom era tradizionalmente realizzato con rametti di tamerici o melograno, in tempi moderni poi sostituiti da aste di metallo.

L’uso del barsom, la bacchetta magica, era anche conosciuta tra gli antichi greci e romani e anche gli antichi flamini romani o i sacerdoti del fuoco portavano in mano simili fasci di ramoscelli. Già gli etruschi avevano tra gli strumenti magico-religiosi il lituo che attesta come l’uso della verga augurale fosse comune ai popoli italici. 

Omero e Virgilio descrivono entrambi la maga Circe che fa uso di una bacchetta magica e la collezione di papiri magici greci e demotici di Betz racchiude esempi di incantesimi che includono l’uso di una bacchetta o di un bastone.

Giamblico (ca. 250-325 d.C.), uno dei più importanti filosofi neoplatonici, nel suo De Mysteriis Aegyptiorum menziona una profetessa che tiene in mano un bastone o una bacchetta invocando la divinità.

Con la caduta del paganesimo anche i simboli religiosi e magici correlati vennero meno e il senso del sovrannaturale e la richiesta di protezione si spostò verso il culto delle reliquie. Tuttavia vi sono raffigurazioni protocristiane del Cristo con la bacchetta in mano poiché la magia era ancora vista come una pratica legata ai nemici religiosi, i Pagani, e quindi la presenza della bacchetta in mano a Gesù simboleggiava il potere di realizzare meraviglie in nome del Padre secondo un’iconografia ancora legata ai vecchi schemi.

Solo nel tardo medioevo si incontrerà di nuovo la bacchetta magica ma con un significato più moderno. I primi manoscritti di magia occidentali detti grimori hanno molti riferimenti all’uso e all’importanza della bacchetta nella magia.

Secondo il libro di Onorio del 1200 esistono due strumenti rituali simili, comunemente descritti nella letteratura magica, e sono il bastone che ha le dimensioni di un bastone da passeggio e la bacchetta che è più piccola e affusolata in punta. L’idea della bacchetta presente in questo libro di magia fu successivamente incorporata nel grimorio del 1500 chiamato La chiave di Salomone. 

Secondo questo grimorio “Il bastone dovrebbe essere di legno di sambuco o di canna e la bacchetta di nocciolo o di noce, in ogni caso di legno vergine, cioè della crescita di un anno. Dovrebbe essere tagliato dall’albero con un solo colpo, il giorno di Mercurio (cioè mercoledì), all’alba. I simboli dovrebbero essere scritti o incisi su di essi nel giorno e nell’ora di Mercurio”.

La chiave di Salomone divenne popolare tra gli occultisti per centinaia di anni, ispirando nell’occultismo ottocentesco molte correnti di pensiero magico attive anche oggi soprattutto nel mondo anglosassone. Nel 1888, fu pubblicata una traduzione inglese di questo libro di Samuel Mathers che era uno dei co-fondatori dell‘Ordine ermetico dell’alba d’oro.

Quella versione inglese del 1888 ispirò Gerald Gardner, il creatore della Wicca, a utilizzare la bacchetta insieme ad altri oggetti rituali. La Wicca è considerata una religione o un percorso spirituale di tipo misterico, che ritiene che il divino sia presente nel mondo sotto infinite forme, spesso riassunte in un principio divino femminile, la Dea, e in uno maschile, il Dio, emanazioni dell’Uno, simmetrici ma complementari. Il loro incessante interscambio sta alla base del continuo divenire del mondo e pertanto la Wicca celebra i cicli della natura. Nella Wicca le bacchette erano tradizionalmente usate per evocare e controllare angeli e geni, ma in seguito sono state usate anche per la realizzazione di incantesimi.

A fine Ottocento fu creata inoltre la società segreta Golden Dawn, fondata sulla tradizione della Qabalah, che aveva adottato l’immagine dell’Alba come simbolo del risveglio spirituale e dell’illuminazione alla consapevolezza. I loro creatori ebbero l’idea di usare la bacchetta, così come altri principali oggetti rituali che sono pugnale, spada, pentacolo esagrammico e coppa, mutuandoli dagli scritti dell’autore occultista Eliphas Levi.

Nel libro di Levi del 1862, Philosophie Occulte, vi era un falso estratto di una versione ebraica della Chiave di Salomone, che aveva ispirato l’uso degli oggetti rituali della Golden Dawn ed in particolare della loro bacchetta di loto.

La magia cerimoniale dell’Ordine Ermetico della Golden Dawn utilizza diversi tipi di bacchette per scopi diversi, i più importanti dei quali sono la bacchetta di fuoco e la bacchetta di loto.

I colori dell’impugnatura della bacchetta di loto si riferiscono a influenze planetarie/elementali e la bacchetta andrebbe impugnata all’altezza del colore opportuno concordemente all’operazione da compiersi. In effetti, tradizionalmente, dal punto di vista cerimoniale, la bacchetta andrebbe impugnata come uno scettro cioè nel mezzo e tenuta perpendicolarmente al terreno invece che come i direttori d’orchestra. 

8 pensieri su “L’uso della bacchetta magica

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...