L’onda – capitolo nove

interno-chiesa

La frescura  e l’odore d’incenso

L’alba stava spuntando di nuovo e Maria si sentiva molto stanca dopo una notte insonne passata a contemplare la volta celeste che le sembrava una cartolina stampata con appiccicati brillantini dorati che sbarluccicavano ad intermittenza.

Il suo cuore le pareva sempre più pesante perché mai avrebbe pensato di poter essere violenta con qualcuno anche se si ripeteva che non c’era altro modo per costringere Menicuzzu a lasciare andare Turi.

Continuava però a sentire il bisogno di chiedere con urgenza perdono alla Madonnina Santa e, con il suo perdono, di ripulirsi l’anima che sentiva torbida e malvagia.

Si vestì allora in fretta e andò a casa di Carmela che, ancora in camicia da notte, stava sorseggiando una enorme tazza di caffè seduta su un muretto con gli occhi socchiusi.

Maria sapeva che stava parlando con il creato e restò per un po’ immobile fino a quando l’amica, senza neanche riaprire gli occhi, le fece segno di sedersi e disse:

“Allora si può sapere che vuoi?”

Maria chiedendosi, come sempre, come facesse a vedere anche ad occhi chiusi, restò in piedi e disse:

” Ho bisogno che tu mi guardi Turi per un po’ di tempo a casa mia. Puoi farlo? “.

Carmela sospirò profondamente: ” E dove devi andare questa volta? “

” Voglio andare a chiedere perdono alla Madonnuzza Santa prima che in Chiesa arrivi qualcuno. Ho bisogno di pregarla in solitudine e in silenzio fino a quando non mi avrà restituito la pace nel cuore.” rispose Maria.

“Ti sentivi forse più in pace quando Menicuzzu prendeva a cinghiate Turi e lo faceva sanguinare? O forse quando, per cambiare, gli spezzava le ossa a bastonate? “.

Maria non sapeva più cosa fosse giusto o sbagliato ma sentiva di dovere andare in chiesa. Carmela apri gli occhi, la guardò poi si girò di lato e con la mano le fece cenno di andare sussurrando con voce roca:

” Ancora qua sei? “

Maria mentre il sole faceva ormai capolino in mezzo ai lentischi ed agli alberi di ulivo, si avviò con passo spedito verso la vecchia chiesa che era stata costruita a mano dagli abitanti del paese. Lungo la strada intravide Pietruzzu detto ” lo scaltro” che si era addormentato sopra al solito muretto, che ormai i paesani chiamavano con il suo nome, con un sorriso ebete sul volto che gli regalava un aspetto di intensa felicità.

Quando giunse sul sagrato della chiesa, Maria si senti’ già più sollevata ed ammiro’ con devozione le statue di gesso raffiguranti i due Santi che, dentro alle loro nicchie poste sulla facciata, rammentavano a tutti che quello era un luogo sacro.

Il massiccio portone era spalancato e dentro sembrava regnare una grande pace. Maria si legò un fazzoletto in testa ed attraversò il portone azzurro. Senti’ subito la frescura del luogo e aspiro’ l’odore di incenso che ancora aleggiava nell’aria, poi si diresse verso l’acquasantiera per farsi il segno della Croce.

Ad un tratto però senti’ uno strano trambusto frammezzato da gemiti soffocati che provenivano dal fondo della navata di sinistra, proprio dietro al confessionale.  Allarmata e tutta incuriosita allora Maria con passo leggero si avviò per capire cosa stesse succedendo.

Quando silenziosamente arrivò sul luogo incriminato spalancò gli occhi dalla sorpresa e a stento represse il grido che con prepotenza le saliva dal petto, incapace di credere a quello che vedevano i suoi occhi.

6 pensieri su “L’onda – capitolo nove

  1. un bentornata a Maria ^_^
    ci avevo perso le speranze, ma non il ricordo e la voglia di leggere la continuazione.
    Dai Grazia…dai… non vorrai lasciarmi un altro anno qui ad aspettare di capire cosa è successo in quell’angolo, vero?! 😉😉

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  2. Cat, Maria è nei miei ricordi e mi costa tirarla fuori. Mi ricorda le vacanze passate da piccola ad osservare queste donne con temperamento. Ma ricordare è un grande sforzo e magari poi lo si rappresenta malamente. Ma questo non è un problema, è più importante non lasciare disperdere la loro memoria…..

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    • ti capisco, Grazia. Quando e se vorrai postare pezzi della sua storia, li leggerò sempre con voracità.
      Dei ricordi bambini, la Ferrante ci ha fatto libri su libri (che non ho letto), hai visto mai che anche te… 😉

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