Geronimo il sognatore del futuro

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Geronimo, il cui vero nome era Goyaałé, era un Apache Chiricahua nato nel 1829 nell’attuale Nuovo Messico, all’epoca terra degli Apache Bedenkohe. Dopo la morte di suo padre visse con la madre con i Chihenne e sposò, a diciassette anni, Alope dalla quale ebbe tre figli.

Fu uno sciamano molto rispettato chiamato anche il Sognatore, per la sua presunta capacità di predire il futuro, ed un guerriero molto abile spesso in lotta contro i soldati messicani da quando nel 1858, durante un attacco da parte di una compagnia di militari messicani guidati dal colonnello Josè Marìa Carrasco, vennero uccisi sua madre, sua moglie e i suoi figli. Furono proprio le truppe messicane  a dagli il soprannome di Geronimo perché pare che invocassero questo santo per riuscire a catturarlo.

Risposatosi con Chee-hash-kish, che gli diede altri due bambini, Chappo e Dohn-say, poi si risposo’ con Nana-tha-thtith, dalla quale ebbe un altro figlio. Alla fine in tutto ebbe otto mogli poiché alle prime tre si aggiunsero Zi-yeh, She-gha, Shtsha-she, Ih-tedda e Azul.

Geronimo divenne famoso per il suo coraggio e per essere sfuggito numerose volte alla cattura probabilmente per un carattere estremamente sospettoso e per un’astuzia innata. L’episodio più leggendario che lo riguarda avvenne tra le Robledo Mountains, quando egli, per sfuggire ai nemici, si nascose in una caverna ancora oggi conosciuta come Geronimo’s Cave.

Questo capo Apache per più di un quarto di secolo contrasto’ l’espansione a Ovest dei bianchi e si mise alla guida dell’ultimo gruppo di pellerossa che non volevano riconoscere l’autorità del governo degli Stati Uniti.

La loro lotta finì però il 4 settembre 1886 quando in Arizona, a Skeleton Canyon, Geronimo si arrese a Nelson Miles generale dell’esercito statunitense. Subito dopo venne imprigionato in Florida a Fort Pickens, e poi nel 1894 fu trasferito a Fort Sill, in Oklahoma.

Divenuto celebre in età avanzata, partecipò a numerose fiere locali e anche all’Esposizione Universale di Saint Louis del 1904, vendendo fotografie e souvenirs ispirati alla sua vita, ma non riuscì mai a ottenere la possibilità di tornare nella sua terra d’origine.

Geronimo detto’ a viva voce la storia della sua vita divagando da un argomento all’altro, secondo l’uso indiano, in assoluta libertà. I temi si intrecciano nel libro biografico in grande disordine: il canon No-doyohn nel quale è nato, la caccia al bisonte, le tradizioni religiose della sua tribù, la raccolta del sale, la scelta delle erbe medicinali, le danze, i giochi, i banchetti, i divertimenti. Parlò dell’arrivo delle truppe dei bianchi, delle successive  scorrerie, delle spedizioni punitive e dei massacri che Geronimo visse in prima persona dal 1858 al 1886.

Caduto da cavallo, rimase all’addiaccio e fu trovato solo il giorno seguente e così due giorni dopo morì di polmonite a Fort Sill il 17 febbraio 1909. Le sue ultime parole furono riferite a suo nipote: “Non avrei mai dovuto arrendermi, avrei dovuto combattere fino a quando non fossi l’ultimo uomo vivo”

Secondo varie voci, le sue  spoglie sarebbero state trafugate nel 1918 da un gruppo di studenti universitari di Yale facenti parte della setta segreta degli Skull and Bones. Il teschio sarebbe stato conservato in una teca di vetro e utilizzato durante i riti di iniziazione

11 pensieri su “Geronimo il sognatore del futuro

  1. L’ha ripubblicato su Ned Hamson's Second Line View of the Newse ha commentato:
    Geronimo – Google translation of first two paragraphs: Geronimo, whose real name was Goyaałé, was an Apache Chiricahua born in 1829 in present-day New Mexico, at the time the land of the Bedenkohe Apaches. After the death of his father he lived with his mother with the Chihenne and married, at the age of seventeen, Alope with whom he had three children.

    He was a highly respected shaman also called the Dreamer, for his supposed ability to predict the future, and a very skilled warrior often battling Mexican soldiers since 1858, during an attack by a company of Mexican military led by the Colonel Josè Marìa Carrasco, his mother, wife and children were killed. It was the Mexican troops who gave him the nickname of Geronimo because it seems that they invoked this saint to be able to capture him.

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