Il detenuto con la maschera di velluto nero detto “La maschera di ferro”

Il mistero dell'uomo dalla maschera di ferro

La Maschera di Ferro fu un prigioniero realmente esistito, la cui identità non è mai stata accertata, che visse durante il regno di Luigi XIV di Francia.

Voltaire, imprigionato nel 1717 per breve tempo alla Bastiglia, venne a sapere che alcuni anni prima la prigione aveva ospitato uno strano detenuto detto “La Maschera di Ferro” poiché portava sempre sul volto una maschera di velluto nero, assicurata da cinghie metalliche, che rendeva invisibili le sue fattezze. Al personaggio, ormai anziano, venivano forniti cibi scelti e abbondanti, vestiti costosi, libri e persino un  liuto.

Quel detenuto era deceduto quasi all’improvviso nell’autunno del 1703 ed era stato seppellito con il falso nome di di Marchiergues o Marchioly. Il medico della Bastiglia aveva affermato che l’uomo aveva circa sessant’anni, mentre sull’atto d’inumazione fu scritto che aveva quarantacinque anni.

Alla Bastiglia il misterioso personaggio era arrivato nel 1698 dall’isola di Santa Margherita, la maggiore delle Isole di Lerino situate al largo di Cannes, dove esisteva la fortezza di Fort Royal. Qui la Maschera di Ferro era giunto nel 1687 proveniente dal Forte di Exilles nell’Alta Val di Susa e precedentemente era stato detenuto anche nella nella fortezza di Pinerolo. A capo di tutte queste fortezze, durante la permanenza del prigioniero, vi era sempre stato Benigne Dauvergne de Saint- Mars.

Al prigioniero era vietato parlare con chicchessia tranne che in confessione con il sacerdote, con l’ufficiale comandante della guardia e se ammalato con il medico. Poteva togliersi la maschera solo per mangiare e per dormire e gli erano consentite brevi passeggiate nel cortile della fortezza, sempre mascherato e sotto stretta sorveglianza delle guardie.

Vi erano varie dicerie sull’identità del prigioniero, si vociferava che fosse un conte o un duca francese, o un eminente lord inglese oppure un parente di importanti nobili europei, ma queste ipotesi non furono mai confermate.

Voltaire ritenne che doveva trattarsi del fratello gemello o di un fratellastro di Luigi XIV, la cui esistenza sarebbe stata occultata per evitare contestazioni sul diritto al trono. Alexandre Dumas padre riprese questa tesi, romanzandola, anche se a quei tempi il parto di una regina era quasi una cerimonia pubblica e vi assistevano il medico di corte, una o più levatrici, il personale di servizio e dame di compagnia della regina. Un segreto in tali condizioni sarebbe divenuto ben presto di dominio pubblico.

Il prigioniero venne identificato anche con Luigi di Borbone conte di Vermandois, uno dei figli illegittimi di Luigi XIV, oppure addirittura con il padre naturale dello stesso re. Questo perchè Luigi XIV nacque nel 1638, mentre il matrimonio fra Luigi XIII e la regina Anna d’Austria risaliva al 1615.

Pare che i coniugi, dopo circa un lustro dal loro matrimonio, non avessero più rapporti intimi e quindi, dopo ben ventidue anni di matrimonio senza figli, aleggiava già l’idea che il successore legittimo sarebbe stato il fratello del re, Gastone duca d’Orléans che però, oltre a essere considerato un inetto e ribelle all’autorità regia, all’età di trent’anni era anche lui ancora privo di discendenti maschi, nonostante fosse già al secondo matrimonio.

Egli aveva infatti sposato a diciotto anni la prima moglie Maria di Borbone, duchessa di Montpensier, e da lei aveva avuto una figlia. Morta la prima moglie nel 1626, aveva sposato sei anni dopo Margherita di Lorena-Vaudemont dalla quale, prima del concepimento di Luigi XIV, non aveva ancora avuto figli. Inoltre tutti gli altri possibili discendenti erano donne e la Francia seguiva rigidamente la legge salica. 

Si riteneva pertanto plausibile che un rampollo della casa dei Borboni fosse entrato nella camera da letto della regina al fine di assicurare un erede al trono, disegno possibile però purché la regina e il re fossero stati d’accordo. In tal caso, vista la somiglianza con il figlio, il vero padre di Luigi XIV dopo la morte della regina, avvenuta nel 1666, avrebbe tentato di portare a termine un ricatto economico in cambio del silenzio, finendo invece a scontare il carcere a vita con tanto di maschera.

Le date non smentiscono questa versione però è anche un fatto che, due anni dopo la nascita di Luigi XIV, Anna d’Austria nel 1640 partorì nuovamente un secondo maschio, Filippo duca d’ Orleans.

La moderna storiografia identifica però la Maschera di Ferro con uno dei sei prigionieri di Pinerolo che avrebbero seguito Saint-Mars nei suoi spostamenti. Essi sono: una spia di nome Dubreil, un gentiluomo di nome Eustache Dauger coinvolto in scandali sessuali a Parigi, un monaco giacobino, un domestico di nome La Riviere, il sovrintendente delle finanze Nicolas Fouquet e il conte italiano Ercole Antonio Mattioli.  

Il conte italiano Mattioli, già ministro del duca di Mantova Carlo IV, era divenuto poi anche informatore non solo dei Savoia ma anche del re di Francia e del re di Spagna. Costui avrebbe fatto pertanto il doppio o triplo gioco ingannando il generale francese Nicolas Catinat e procurando un grave danno alla corona francese.

Non vi è però assoluta certezza sulla sua morte di febbre nel 1694 tanto che molti hanno ipotizzato che egli sia defunto qualche anno più tardi e che Saint-Mars lo avesse scambiato con un altro prigioniero. Mattioli era un diplomatico che conosceva di certo segreti della corona spagnola e francese, quindi poteva risultare utile da vivo. Tuttavia  nonostante lo status diplomatico, era anche stato arrestato illegalmente e registrato sotto falso nome e quindi è possibile che Saint-Mars avesse escogitato il sistema della maschera per evitare incidenti diplomatici. 

I nomi dati al prigioniero erano diversi, tra cui Filbert Gesnon, ma soprattutto, con le varianti Marchiergues, de Marchiel, Marchiolly, “monsieur Marchioly”, nome che fu inciso sulla tomba nel cimitero della Bastiglia e scritto nell’atto di morte e di inumazione. 

Mattioli però, almeno secondo i documenti, non aveva seguito Saint-Mars ad Exilles nel 1681, ma era rimasto a Pinerolo fino all’aprile del 1694, quando fu trasferito a Sainte-Marguerite dopo la cessione di Pinerolo ai Savoia. 

Si è diffusa pertanto l’ipotesi, forse la più avvalorata, che Saint-Mars avesse usato l’espediente della maschera durante i trasferimenti per “farsi pubblicità” e accreditarsi come il carceriere che custodiva preziosi segreti di Stato e prigionieri importanti. Alla fine alla base di tutto potrebbero esserci stati solo fumo e una banale questione di prestigio personale.