Edmondo De Amicis: cuore e socialismo

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Edmondo Mario Alberto De Amicis nacque nel 1846 a Oneglia quando il paese non era ancora stato accorpato alla città di Imperia. Suo padre Francesco, d’origine genovese, copriva mansioni di regio banchiere di sali e tabacchi e la madre, Teresa Busseti, apparteneva all’alta borghesia. Presto però la sua famiglia si trasferì a Cuneo e poi a Torino dove a sedici anni Edmondo cominciò a frequentare il collegio militare Candellero.

Nel collegio venne preparato per poter superare gli esami di ammissione all’Accademia militare di Modena che poi frequentò licenziandosi con il grado di sottotenente. Nel 1866 partecipò alla sfortunata battaglia di Custoza e poi divenne giornalista militare a Firenze dove ottenne la direzione de L’Italia militare, che era l’ organo ufficiale del Ministero della guerra. Su questo giornale pubblicò dei bozzetti militari poi raccolti nel 1868 in volume dal titolo La vita militare. In un’edizione successiva vi aggiunse il bozzetto-reportage “L’esercito italiano durante il colera del 1867” , che molti interpretarono come un documento autobiografico, frutto di un’esperienza vissuta durante l’epidemia di colera che colpì soprattutto la Sicilia. Però in questa regione egli si era recato solo nel 1865, quando aveva fatto la sua prima guarnigione militare a Messina, ed era ripartito con il suo reggimento già nel 1866 per partecipare alla guerra contro l’Austria. In Sicilia ritornò soltanto nel 1906 su invito del poeta Mario Rapisardi.

De Amicis collaborò poi con il quotidiano La Nazione di Firenze per il quale scrisse articoli sulla presa di Roma del 1870. Abbandonato l’esercito, viaggiò e scrisse vari diari di viaggio effettuati in Spagna, Londra, Olanda, Marocco, Costantinopoli, Parigi ed Argentina.Dal 1877 circa De Amicis si stabilì in Piemonte abitando tra la casa di Torino e quella di Pinerolo, che distano tra loro circa 40 km, e qui scrisse Alle porte d’Italia dedicato alla città e ai territori valligiani.

Dal 1884 circa lo scrittore visse stabilmente nel suo alloggio-studio di Torino, presso il palazzo Perini davanti alla storica stazione ferroviaria di Porta Susa. Qui De Amicis scrisse il libro Cuore, ispirato dalla vita scolastica dei suoi figli Ugo e Furio, che viene considerato la sua più grande opera. Pubblicato come libro per ragazzi, era una raccolta di episodi ambientati tra i compagni di una classe elementare di Torino, provenienti da regioni diverse, che erano costruiti come le pagine del diario di un ipotetico ragazzo, l’io narrante Enrico Bottini.

Il romanzo ebbe subito grande successo, tanto che in pochi mesi si superarono quaranta diversi tipi di edizioni e decine di traduzioni in lingue straniere. Il libro fu molto apprezzato perché ricco di spunti morali attorno ai miti affettivi e patriottici del Risorgimento ma fu criticato dai cattolici per l’assenza totale di tradizioni religiose: i bambini di Cuore non festeggiavano nemmeno il Natale.

Questa impostazione rispecchiava le aspre controversie politiche che in quel periodo vi erano tra il Regno d’Italia e il Papa Pio IX, dopo la presa di Roma del 1870. Probabilmente lo scrittore aderì alla Loggia massonica Concordia di Montevideo, forse all’Obbedienza della Gran Loggia dell’Uruguay. Alcuni critici pertanto sostengono che Cuore sia stato un libro di ispirazione massonica, dove il cattolicesimo era stato sostituito con la religione della Patria, la Chiesa con lo Stato e i martiri con gli eroi.

De Amicis aderì al socialismo nel 1896 e quindi nelle sue opere successive vi era molta attenzione alle difficili condizioni delle fasce sociali più povere e collaborò pertanto ai giornali la Critica Sociale, La lotta di classe e Il grido del popolo. Dopo il successo di Cuore, scrisse Sull’oceano, che racconta le condizioni dei poverissimi emigranti italiani verso l’America, Il romanzo di un maestro, Amore e ginnastica, Il romanzo e nel 1899 La carrozza di tutti, ritratto della città di Torino vista da un tram. Dopo l’adesione al partito socialista, alcuni gli mossero accuse di ambizione politica, ma egli rifiutò di accettare l’elezione a deputato.

Gli ultimi anni furono rattristati dalla morte della madre Teresa, alla quale era molto legato, ma soprattutto dalle continue e furiose liti con la moglie Teresa Boassi, sposata nel 1875, che contribuirono al suicidio del figlio maggiore Furio che si sparò nel 1898 un colpo di pistola in un parco. Nell’ 89 vi fu infatti anche l’ intervento di un agente che aiutò lo scrittore a recuperare abiti e cose dalla casa coniugale abbandonata in fretta e furia, episodio poi rimbalzato in un’ aula di tribunale.

Qualche anno dopo si allontanò definitivamente da Torino e il Ministro Orlando lo chiamò a far parte del Consiglio Superiore dell’Istruzione. Le ultime sue opere furono L’idioma gentile, quindi Ricordi d’un viaggio in Sicilia e Nuovi ritratti letterari e artistici. Nel 1908 durante un soggiorno a Bordighera fu colpito da un’ emorragia cerebrale e morì in una camera dell’allora hotel Regina. Secondo le sue ultime volontà, il suo corpo fu tumulato presso la tomba di famiglia a Torino.

L’unico figlio rimasto, Ugo, divenne avvocato e fu anche un modesto romanziere, si sposò ma non ebbe figli. La cospicua eredità dei De Amicis, che doveva essere destinata al Comune di Torino e ad elargire borse di studio per studenti poveri, sparì misteriosamente dai conti correnti sul finire degli anni sessanta. De Amicis aveva saputo destreggiarsi più che bene nei rapporti con gli editori, mostrando grande concretezza e senso degli affari.

Oltre che romanziere è stato un giornalista di valore, un abile inviato speciale che ha raccontato agli italiani luoghi, paesi e realtà sia nazionali che extranazionali.

2 pensieri su “Edmondo De Amicis: cuore e socialismo

  1. Probabilmente la moglie identificava l’ adesione al socialismo del marito con una sorta di libertinaggio morale, e metteva in antitesi la sua immagine di donna borghese e savia a quella delle femmine poco perbene che minavano e basi delle famiglie . La sua vicenda umana si intreccia con quella di scrittore e ne viene fuori il quadro di un uomo che non ha saputo affrontare adeguatamente il suo presente. Ma questa è la storia di molti.

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