Le “Cinque spie di Cambridge”

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Le Cinque spie di Cambridge, conosciuti anche come i “Magnifici Cinque” o ancora i “Cinque stelle”, furono cinque agenti segreti britannici che, a partire dagli anni trenta, cominciarono a trasmettere importanti informazioni all’Unione Sovietica. I cinque britannici erano: Harold Adrian Russell Philby (in codice Stanley), Guy Burgess (Hicks), Donald Duart Maclean (Homer), Antony Blunt (Johnson) e John Cairncross (Liszt).

Dopo la prima guerra mondiale in Gran Bretagna si determinarono due modelli sociali e politici. Il primo di tipo liberista in economia e conservatore in campo sociale e politico, il secondo ispirato all’ideologia comunista che aveva presa sulla parte dei giovani che si sentivano oppressi dall’ambiente sociale rigido, snob e classista.

La maggior parte di questi giovani provenivano dalla classe dirigente e di conseguenza divennero un obiettivo ambito dello spionaggio sovietico. I cinque di Cambridge appartenevano a questa categoria e, forti delle proprie convinzioni, erano pronti anche a tradire la loro patria.

Il partito conservatore iniziò un programma di austerità finanziaria che portò nel 1926 allo sciopero generale e, in questo clima di tensione sociale, il professore di economia Maurice Dobb diede vita alla prima cellula comunista presso l’università di Cambridge a cui aderirono molti giovani, soprattutto dopo il crollo della borsa di Wall Street del 1929 che sembrò segnare la fine del modello economico capitalista.

In quegli anni entrarono nello stesso college anche Harold Philby, figlio di un diplomatico in India, e Anthony Blunt che presto iniziarono a partecipare alle lezioni di Dobb. Blunt nel 1928 aderì alla società segreta “Apostoli”, che, nata come società segreta di intellettuali di idee conservatrici, divenne poi paladina del libertarismo in campo filosofico, del libertinismo sessuale e delle idee marxiste.

Nel 1930 si iscrisse al Trinity College anche il brillante studente Guy Burgess, figlio di un ufficiale della marina britannica, e anche lui entrò a far parte degli Apostoli dove fu iniziato al comunismo e all’omosessualità, che peraltro era molto diffusa in quell’epoca nei severi ambienti dei collegi maschili.

Burgess riuscì poi a coinvolgere anche Donald Maclean, figlio di un ricco baronetto inglese, esponente del partito liberale, che ben presto cominciò a partecipare attivamente alla vita politica. Il  “quinto uomo” era John Cairncross che, essendo di origini modeste, era già comunista prima di entrare nel college.

Terminati gli studi a Cambridge i cinque, divenuti amici e convinti comunisti, pur prendendo strade diverse continuarono a sostenere i loro ideali ed entrarono nei servizi segreti sovietici.

Nel 1933 Harold (detto Kim) Philby, si trasferì a Vienna dove divenne un giornalista freelance, poi si innamorò e sposò l’agente segreto del KGB Alice Friedmann entrando così anch’egli nei servizi segreti sovietici. Rientrato a Londra gli fu ordinato di cessare i rapporti con la sinistra allo scopo di potersi inserire nel cuore politico britannico senza destare sospetti ed entrò nel gruppo di destra “La società dell’amicizia anglo-tedesca”.

Burgess invece nel 1936 cominciò a collaborare con la BBC e in questo modo ebbe la possibilità di incontrare anche Wiston Churchill e il primo ministro Neville Chamberlain per il quale svolse missioni segrete con politici francesi. Poi entrò nei servizi segreti britannici come esperto di propaganda diventando così una talpa sovietica infiltrata.

Anche Maclean, pur avendo intrapreso la carriera diplomatica superando l’esame al ministero degli esteri nel 1935, entrò nel KGB mentre, in Gran Bretagna, si costruiva una brillante carriera politica che lo portò al ruolo di alto funzionario all’ambasciata di Parigi, dove rimase sino all’occupazione tedesca.

Quando nel 1936 scoppiò la Guerra civile spagnola, Francisco Franco per rovesciare la Repubblica, sostenuta dall’Unione Sovietica,  si alleò con Hitler e Mussolini. Philby si recò in Spagna e nel 1937 divenne corrispondente di guerra per il London Times riuscendo così ad inviare informazioni importanti sia ai britannici che ai sovietici. Inoltre, scampato miracolosamente a una bomba, riuscì a farsi passare come eroe dai fascisti e fu decorato dal generale Franco. 

Nel marzo del 1939 la guerra civile in Spagna terminò con la vittoria di Franco e a settembre Hitler invase la Polonia dando inizio al secondo conflitto mondiale. Philby venne inviato in Francia come giornalista ed allaccio’ rapporti con i principali esponenti delle forze armate britanniche e a Lord Gort, comandante supremo delle forze britanniche, riuscì a carpire un gran numero di informazioni riservate che passò ai sovietici.

Nel 1940 la Francia si arrese e Philby, ritornato in Gran Bretagna, entrò nei servizi segreti inglesi. Doveva far parte del corpo di paracadutisti  ma poi venne scartato perché non parlava perfettamente il francese e presentava una leggera balbuzie. Quindi diventò istruttore di agenti polacchi, che riusciva a trasformare da anticomunisti a perfetti antinazisti e poi venne mandato alla scuola per l’addestramento di agenti segreti nelle tecniche di sabotaggio.

Burgess, intanto, si occupava dell’Operazione Semina, che consisteva nell’invio di palloni carichi di bombe incendiarie in territorio tedesco allo scopo di dare fuoco ai campi di grano tedeschi e causare carestie. Poco dopo, però, per il suo comportamento irrispettoso nei confronti dei superiori fu allontanato dal servizio e riprese il posto alla BBC.

L’unico che non dovette nascondere le sue convinzioni comuniste fu Anthony Blunt, imparentato con la famiglia reale, ma solo perchè non le aveva mai fatte trapelare. Anthony Blunt, che prima di lasciare Cambridge aveva conosciuto Leo Long che si rivelerà un contatto molto prezioso in seguito, lavorò invece a Londra come storico dell’arte.

All’inizio della guerra mondiale Blunt intraprese la carriera militare e fu inviato in Francia e  poi nel 1940 entrò nei Servizi segreti. In modo casuale poi rincontrò Leo Long e lo convinse a lavorare per i sovietici. Long, lavorando per un dipartimento che monitorava l’ordine di battaglia nazista, passò notizie cruciali ai sovietici.

Anche Cairncross, dopo essersi laureato con lode nel 1936, si dedicò alla carriera diplomatica classificandosi al primo posto nel concorso per il ministero degli esteri. Fu assunto come segretario personale di Lord Hankey, ministro del gabinetto di guerra nel governo Churchill, che era in stretto contatto con gli americani. Per questo  egli riuscì a fare pervenire ai russi le prime informazioni sul “Progetto Manhattan”, condiviso dai britannici, per la costruzione della prima bomba atomica. Nel 1942 Cairncross si trasferì negli uffici dove avveniva la decriptazione dei linguaggi in codice.

Quando la Germania attaccò l’URSS e la Gran Bretagna, i cinque amici  cominciarono a combattere per una causa comune. Quando Philby ritornò nei servizi segreti riuscì ad accedere a documenti importantissimi. La sua libertà d’azione divenne praticamente senza limiti quando riuscì a farsi assegnare il turno di notte, facendosi passare per un giovane patriottico. Addirittura nel 1944 divenne il capo di una nuova sezione dell’MI5 che aveva il compito di monitorare le attività di spionaggio dei russi.

Nel frattempo Maclean aveva fatto carriera ed era stato nominato primo segretario dell’ambasciata britannica a Washington dove cercò di scoprire  di più sul “Progetto Manhattan”. Già Cairncross, nel 1944, aveva dato all’URSS precise informazioni sulla dislocazione delle forze dell’aviazione militare tedesca consentendo ai russi la distruzione di ben cinquecento aerei tedeschi.

Il ruolo di Maclean poi si rivelò cruciale quando incominciò a ricoprire un ruolo di raccordo tra Stati Uniti e la Gran Bretagna tanto che, alla fine della seconda guerra mondiale, l’Unione Sovietica aveva una rete di spie che controllava i punti nevralgici dell’intelligence sia britannica che statunitense.

Burgess nel 1946 era diventato l’assistente personale del ministro degli esteri McNeil e cominciò di notte a rubare e fotografare i documenti del Ministro per poi rimetterli  al proprio posto la mattina seguente e inviare le copie in Unione Sovietica. Per lo stress causato da questa attività iniziò a bere sempre più pesantemente.

Maclean invece fece parte del comitato politico anglo-americano per lo sviluppo di ordigni nucleari e ciò gli consentì di tenere aggiornati i sovietici sul programma nucleare. Però anche lui cominciò a risentire della sua doppia vita e, pur essendo sposato, di notte girava spesso ubriaco in cerca di fugaci rapporti omosessuali. Nonostante questo nel 1948, a soli 35 anni, ottenne un ruolo importante all’ambasciata britannica al Cairo.

Fra i cinque solo Philby continuò a mantenere il suo posto di rilievo nell’MI6 britannico anche se, per due volte, fu sul punto di essere scoperto. Nel 1945 il diplomatico sovietico Igor Gouzenko passò al servizio dell’Occidente, rivelando i nomi delle spie del KGB infiltrate tra le quali Philby. Lui però riuscì a fare passare la denuncia per “poco credibile”. Poi il viceconsole sovietico ad Istanbul, Konstantin Volkov, promise ai britannici di rivelare i nomi dei due agenti infiltrati nell’MI6 in cambio di soldi ed asilo politico. Philby avvertì i sovietici e Volkov fu arrestato e trasportato in segreto a Mosca dove venne giustiziato.

Nell’ottobre del 1949 venne inviato a Washington come raccordo tra i tre servizi segreti occidentali più importanti: MI6, FBI e CIA. Si occupò di infiltrare agenti nell’Unione Sovietica e nessuno notò che le spie da lui infiltrate non duravano abbastanza da potere trasmettere informazioni importanti.

All’arrivo di Philby a Washington venne scoperta la presenza di una spia sovietica infiltrata nel ministero degli esteri britannico, il cui nome in codice era HOMER cioè Donald Maclean.

Nel 1950 giunse a Washington anche Guy Burgess che era stato trasferito per un’accesa discussione avuta con il ministro per il quale lavorava. Nel 1951 il numero di persone sospettate di essere Homer si ridusse da 35 a 9 e Maclean era ancora nella lista.

Intanto Maclean, anch’esso ormai sprofondato nell’alcolismo, era tornato a Londra e poco dopo fu decifrato un nuovo messaggio in codice che portava a lui. Philby, allora, approfittando dell’ennesimo trasferimento di Burgess alla volta di Londra, lo incaricò di fare fuggire Maclean.

Burgess e Maclean fuggirono a Mosca e Philby venne subito sospettato e richiamato in patria. Pur negando ogni coinvolgimento nella vicenda, egli fu allontanato dal ministero degli esteri ed inviato a Beirut come giornalista ma ’63 però, prima di essere sottoposto ad un nuovo interrogatorio, fuggì a Mosca.

Le tre spie di Cambridge fuggite in Russia entrarono finalmente in contatto con il regime che avevano sempre idealizzato. Guy Burgess fu quello che soffrì di più perchè gli mancava il lusso e fu  trovato morto nel suo letto d’ospedale a Mosca nel 1963.

Maclean, invece, continuò a lavorare per l’URSS all’interno del ministero degli esteri e morì nel 1983. Era divenuto sempre più schiavo dell’alcool, in particolare dopo che sua moglie, che lo aveva raggiunto a Mosca insieme ai tre figli, sposò Philby. Entrambi furono cremati a Mosca, ma le loro ceneri vennero riportate in Gran Bretagna.

Philby, invece, non espresse mai alcun rimpianto e continuò a vivere in Russia e alla sua morte, nel 1988, gli furono tributati funerali solenni da eroe e nel 1990, venne addirittura emesso un francobollo commemorativo in suo onore.

Anthony Blunt continuò una insigne carriera in Inghilterra nel campo della storia dell’arte e, in cambio dell’immunità, fece i nomi di altre spie sovietiche mai scoperte, come Cairncross e Leo Long, e morì a Londra nel 1983.

John Cairncross, che era ritornato a lavorare al Ministero del tesoro, invece non ammise mai di aver fatto parte dei “Magnifici Cinque”, rimase attivo come spia fino agli anni ’60 e nel 1995, durante un suo viaggio in Francia, fu colpito da ictus e, rimpatriato, morì qualche giorno dopo. 

 

4 pensieri su “Le “Cinque spie di Cambridge”

  1. Lo spionaggio e i servizi segreti tra gli anni ’30 e ’40 assumevano molti agenti che poi venivano impiegati in vari ruoli e spesso dovevano lavorare all’interno di altre cellule segrete come infiltrati. Pericolosissimi i ruoli a loro affidati e le missioni non erano supportate dalla tecnologia, ed era tutto piu’ complicato. Poi nel dopoguerra lo spionaggio ebbe un rilancio enorme, anche grazie all’avvento della guerra fredda tra USA e URSS che determinò nuove forme di spionaggio segreto co supporti tecnologici piu’ all’avanguardia.

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  2. Sì, le nuove tecnologie sono diventate oggi supporti strategici. Una volta il successo di una spia era determinato soprattutto dalle sue capacità individuali, dall’estro, dal sangue freddo e dalle capacità di sembrare a proprio agio in tutti gli ambienti ed in particolare fra i ceti sociali alti. Non a caso le cinque spie erano tutte persone intellettualmente brillanti e colte.

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