L’impostore Taxil ed il rito palladiano

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Léo Taxil, che si chiamava in realtà Marie Joseph Gabriel Antoine Jogand-Pagès (Marsiglia 1854 – Sceaux 1907), è stato uno scrittore e giornalista francese famoso perchè aveva sostenuto che la massoneria adorasse il diavolo e che questi ogni tanto apparisse presso le logge.

Secondo i suoi racconti, una adepta statunitense pentita gli aveva rivelato i segreti del Palladismo, che era il culto massonico di Lucifero, e per questo il Papa Leone XVIII  lo incoraggiò nell’attività antimassonica.

Già in passato nel 1738 era uscita la bolla papale di Clemente XII che condannava la massoneria e nel 1814 Vittorio Emanuele di Savoia, con un decreto, aveva proibito le associazioni segrete ed in particolare la massoneria.

Il gesuita Augustin Barruel attribuì alle logge persino la responsabilità della Rivoluzione francese contribuendo all’idea dell’esistenza di una cospirazione massonica universale contro la religione e l’ordine stabilito. Dal 1825 in poi le nuove condanne dei Papi cominciarono ad identificare apertamente i massoni con Satana.

A seguito della perdita dello Stato pontificio da parte del Regno d’ Italia e la nascita della terza repubblica in Francia, che aveva una impronta molto laica, la Chiesa addebitò inoltre alla  massoneria, che era anticlericale, le responsabilità del degrado morale delle popolazioni. E così dopo l’enciclica di Leone XIII del 1884, iniziò una campagna internazionale contro i massoni alla quale partecipò anche Taxil.

Taxil era un giornalista di tendenze anticlericali e blasfeme che aveva fatto parte, per poco tempo, di una loggia del Grande Oriente di Francia dalla quale era stato espulso con una accusa di plagio.

Si dichiarò pentito di essere stato un massone, fece ritorno al cattolicesimo e pubblicò vari libri sui segreti, anche scabrosi, della confraternita. I libri furono tutti pubblicati nel 1886 e, tradotti in varie lingue, ebbero molto successo.

Nei libri descrisse anche il rito palladiano, un culto satanico riservato agli alti gradi della gerarchia massonica. Prevedeva l’apparizione di Lucifero a volte anche in forme fantasiose tanto che in un caso aveva assunto le sembianze di un coccodrillo che suonava il pianoforte. In realtà non esistevano le confidenze della adepta pentita di nome Diana Vaughan, che era solo una segretaria, perchè Taxil si era inventato tutto.

Fu accolto anche con onore al primo Congresso internazionale antimassonico del 1896 ma alla fine, incalzato dalle domande di molti scettici, nel 1897 dopo 10 anni confessò l’impostura.

La durata ed il successo della menzogna erano dipesi, con ogni evidenza, molto più dalla disponibilità e dai pregiudizi delle persone e della Chiesa che dalla sua bravura. Non a caso nel romanzo Il cimitero di Praga, uscito nel 2010, Umberto Eco mette in bocca al marsigliese:

“La caratteristica principale della gente è che è disposta a credere a tutto”.

Taxil è inoltre citato da James Joyce nelle memorie parigine del romanzo Ulisse, in particolare per il suo libro irreverentissimo La Vie de Jésus che era stato decantato a Joyce dal giovanissimo Patrice, figlio del fuoruscito irridentista irlandese Kevin Egan, detto “Kevin di Parigi”.

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