Anna LeBaron, la figlia del poligamo mormone

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Nel  libro “The Polygamist’s Daughter” Anna LeBaron racconta come sia cresciuta, al pari dei suoi cinquanta fratelli, in una setta di «Mormoni fondamentalisti», guidata da loro padre Ervil, poligamo e autore di oltre venti omicidi. 

Anna rivela che il padre insegnava ai figli ad avere timore di lui perché era il diretto e unico profeta di Dio in terra e quindi loro erano  bambini del cielo, nati dal profeta Evil LeBaron e dalle sue tredici mogli. 

La chiesa mormona ha ufficialmente abbandonato la poligamia nel 1890, circa cinquanta anni dopo la sua fondazione e dopo aver riconosciuto che il suo fondatore Joseph Smith ebbe più di quaranta mogli nel corso della sua vita.

Dopo di allora però nacquero diverse altre chiese di «Mormoni Fondamentalisti» che ancora oggi praticano la poligamia. Ervil LeBaron si considerava loro leader e profeta e cercava di controllarli attraverso lo strumento della paura. Anche i bambini eravano terrorizzati  e facevano tutto quanto veniva loro richiesto, senza avere mai alcuna voce in capitolo. 

A pochi anni di vita Anna fu separata da sua madre Anna-Mae Marston e iniziò una vita di spostamenti insieme a suo padre perché, a suo dire, dovevano scappare in quanto perseguitati perché prescelti da Dio e il resto del mondo non era in grado di comprenderlo. In realtà Anna non sapeva di fuggire, insieme a suo padre, soltanto dalla legge.

La bambina, obbligata a dormire su materassi di fortuna e a rovistare tra gli scarti per avere un po’ di cibo, come numerosi altri bambini nati nella stessa comunità, era costretta persino a lavorare anche 10-12 ore al giorno nonostante avesse appena 10 anni.

Erano obbligati a ripulire dal grasso forni e frigoriferi durante le vacanze scolastiche e convinti a farlo anche ricorrendo a violenze fisiche. Le ragazze poi erano considerate l’ultimo scalino della scala sociale in quella comunità del tutto patriarcale e dovevano solo obbedire. 

A tredici anni Anna ha avuto la forza e il coraggio di fuggire e di ribellarsi al suo  destino. Lei non lo sapeva ancora ma suo padre era ricercato dall’FBI per una serie plurima di omicidi che non aveva commesso personalmente ma che erano stati compiuti da alcuni suoi seguaci ai quali aveva ordinato di perseguitare chi si ribellava alla sua parola. Tra le vittime vi erano anche alcune sue mogli e diversi figli.

Ervil LeBaron non era peraltro l’unico della famiglia a credere di avere origini divine ma, come lui, si professavano profeti anche tre suoi fratelli. Venne alla fine trovato e catturato dalla polizia e morì in carcere nel 1981.

In quegli anni Anna era tornata a vivere con sua madre a Houston e solo quando Dan Jordan, che si era proclamato successore di suo padre, le raggiunse per ordinare loro di tornare all’interno della comunità, Anna capì che per salvarsi doveva fuggire.

Viveva ormai una vita serena a Houston e per non dovere ritornare a Denver dovette organizzare la sua fuga. Aiutata dalla sorella Lilian, Anne si nascose in un albergo fino alla partenza di sua madre per Houston. 

Suo padre aveva però lasciato in prigione una lista di 50 «oppositori» che dovevano essere uccisi.  Tra loro c’era anche suo fratello Mark insieme al quale Anne aveva iniziato a ricostruire la sua vita. Erano entrambi molto impauriti e la polizia li scortava ovunque.

Oggi, Anna è madre di cinque figli e ha scritto il libro perché vorrebbe ridare dignità al suo cognome, riunire la sua famiglia e raccontare chi è veramente nonostante l’esperienza vissuta. 

Nove persone sono state uccise pochi giorni fa nel massacro avvenuto mentre viaggiavano vicino al confine tra Stati Uniti e Messico: tre donne e sei bambini (due gemelli di meno di un anno e gli altri minori di 11, 9, 6 e 4 anni). Altri sei bambini sono rimasti feriti e fra questi una è grave a causa di una pallottola che l’ha colpita alla spalla

Tutti facevano e fanno parte della famiglia LeBaron ed appartengono quindi alla famiglia di Anna.

Stefano Pelloni, il Passator cortese

 

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Il brigante Stefano Pelloni (1824-1851), noto come il Passatore, nacque, ultimo di 10 figli, a Boncellino di Bagnacavallo paese nella Bassa Romagna a una decina di chilometri da Ravenna. Il soprannome gli venne dal mestiere di traghettatore (o “passatore”) sul fiume Lamone  svolto dal padre Girolamo.

Da giovane evase durante un trasferimento al carcere di Ancona dove avrebbe dovuto scontare una condanna a quattro anni di lavori forzati  per il furto di due fucili da caccia, più altri tre anni di detenzione per la fuga dal carcere di Bagnacavallo.

Datosi alla macchia entrò a far parte di un gruppo di briganti del quale, come era in uso all‘epoca, egli non divenne il vero capo ma una importante figura di riferimento. All’epoca, alla voce segni particolari del Passatore, veniva indicato “sguardo truce” poiché egli presentava una bruciatura da polvere da sparo sotto l’occhio sinistro.

La banda divenne sempre più numerosa e, capace di efferatissime violenze, operò per tre anni nelle Legazioni Pontificie tenendo in scacco la gendarmeria grazie a una vasta rete di spie, informatori, protettori, ricettatori e addirittura uomini delle forze dell’ordine.

Furono strategiche anche le connivenze con la popolazione più povera che egli ricompensava con i proventi dei suoi furti e rapine. Alle ragazze delle case dove si nascondeva contribuiva a fare la dote e riuscì anche ad affascinare le suore di un convento che ricompenso’ con una notevole somma. Si creò così il mito di un nostrano Robin Hood che “rubava ai ricchi e dava ai poveri”.

Il poeta Giovanni Pascoli alimento’ il suo mito scrivendo nella poesia “Romagna” :

Romagna solatìa dolce paese
cui regnarono Guidi e Malatesta,
cui tenne pure il Passator cortese
re della strada, re della foresta
.

In realtà il Passatore seminava violenza e uccideva con sadismo, è stato, infatti l’unico brigante dell’Ottocento ad aver sezionato alcune vittime. In un caso egli sparò anche a sangue freddo a un uomo semplicemente perché uno dei suoi aveva insinuato che si trattasse di una spia. 

A suggello di ogni misfatto compiuto il Pelloni dichiarava a voce alta il proprio nome e soprannome: «Stuvanèn d’ê Pasadôr» (Stefano (figlio) del passatore). Effettuò anche vere e proprie occupazioni militari di interi paesi durante le quali metteva a sacco le abitazioni dei più ricchi, che venivano torturati e seviziati, a volte assassinati, per farsi rivelare i nascondigli degli scudi e delle gioie.

Nel 1851 a Forlimpopoli, durante una rappresentazione, i briganti penetrarono nel Teatro Comunale e saliti sul palcoscenico puntarono le armi contro gli spettatori terrorizzati poi, facendo l’appello, li rapinarono uno ad uno. Quindi i banditi stuprarono alcune donne e tra queste Gertrude Artusi, la quale poi impazzì. 

Fra gli aggressori fu riconosciuto anche don Pietro Valgimigli detto “don Stiffelone”, parroco di San Valentino presso Tredozio che di fatto era un loro fiancheggiatore.

Nel 1849 il Passatore fece una incursione a Cascina Mandriole, dove era morta Anita Garibaldi, perché si diceva che il proprietario avesse ricevuto da Garibaldi una somma di denaro, in oro e carta valute. La famiglia di Stefano Ravaglia fu così torturata per rivelare il nascondiglio del tesoro e Giuseppe, fratello di Stefano, fu ucciso. 

Nel marzo1851, grazie ad una segnalazione, “Stuvanèn d’ê Pasadôr” fu individuato in un capanno di caccia  nei pressi di Russi e rimase ucciso nello scontro a fuoco che ne seguì.

Il suo cadavere fu messo su un carretto ed esibito per tutte le strade della Romagna per evitare l’insorgere di eventuali future leggende sulla sua morte. Il cadavere venne poi seppellito presso la Certosa di Bologna in luogo sconsacrato.

Alla figura del Pelloni è intitolata la 100 Km del Passatore, una competizione podistica che dal 1973 si svolge annualmente con partenza da Firenze  e arrivo a Faenza.