Eleanor Roosevelt, la “first lady of the world”

 

Eleanor_Roosevelt

Eleanor Roosevelt nacque nel 1884, suo padre Elliott Roosevelt era un fratello di Theodore Roosevelt Jr., primo presidente progressista americano, e sua madre era Anna Livingston Ludlow Hall.  Crebbe con la nonna dopo la precoce scomparsa di entrambi i genitori e nel 1899, a 15 anni, fu inviata a studiare in Inghilterra presso una scuola privata per ragazze dell’alta società americana ed europea.

La direttrice della scuola Marie Souvestre, vicina ai circoli radicali inglesi, era femminista e pacifista e incoraggiava la formazione di un ambiente aperto e cosmopolita. Tornata negli Stati Uniti nel 1902, Eleanor si fidanzò con un cugino, appartenente  ad un altro ramo della famiglia Roosevelt, Franklin Delano che in seguito divenne presidente democratico degli Stati Uniti.

 

Lei era seria ed impacciata mentre lui era un brillante farfallone che però  amava avere una donna forte al suo fianco forse perché sua madre, Sara Delano Roosevelt, che lui adorava, era stata una donna dominante.

Eleanor gli diede sei figli e fu sempre il suo braccio destro, soprattutto quando lui, sofferente per la sua disabilità alle gambe, allora si parlò di poliomielite, affidò a lei il compito di tenere diversi comizi elettorali nella campagna del 1928 che consentì a Roosevelt di diventare governatore di New York.

Franklin Delano Roosevelt ebbe molte amanti fra le quali Missy LeHand, la sua fidatissima assistente personale, e Lucy Mercer Rutherfurd. La sua storia con Lucy Mercer durò più di vent’anni: si incontravano sullo yacht di lei o alla Casa Bianca, potendo contare sulla complicità di Anna, la figlia di Roosevelt. Era presente Lucy e non Eleanor quando Roosevelt ebbe una emorragia cerebrale, come c’era Lucy e non Eleanor accanto a lui quando morì.

Anche Eleanor ebbe numerosi amanti, tra cui la guardia del corpo Earl Miller, il leader comunista Joseph Lash e soprattutto Lorena Hickok una giornalista dell’Associated Press. Le due trascorrevano momenti bollenti negli hotel o in campeggio nei posti più sperduti d’America: l’FBI le spiava e registrava i loro momenti intimi clandestini.

Lorena Alice Hickok (1893 –1968) lasciò il giornalismo e, negli ultimi anni, visse nella tenuta dei Roosevelt a New York.  Eleanor e Lorena condivisero un imponente lavoro a favore dell’emancipazione delle donne e dei lavoratori. 

L’impegno di Eleanor Roosevelt si rivelò soprattutto dopo la Prima guerra mondiale ed ebbe caratteristiche di sempre maggior autonomia.  La sua capacità di rendere la first lady una figura pubblica e politica fu la conseguenza di un impegno pubblico e politico lunghissimo ed appassionato. Da lei in poi, la figura della “first lady” non fu più soltanto quella di una moglie fortunata ed impegnata prettamente in attività benefiche. 

Nel 1945 Harry Truman, diventato presidente dopo la morte di Franklin Delano Roosevelt, la nominò membro della delegazione ufficiale statunitense ai lavori della prima assemblea delle Nazioni Unite, prevista a Londra nel 1946.

Lei, che aveva già rifiutato altri incarichi pubblici, dal seggio senatoriale alla candidatura a presidente, accettò. Da quel momento, compatibilmente con i limiti di una rappresentanza ufficiale in un contesto internazionale e di quelli imposti dalle crescenti tensioni con l’Unione Sovietica, espresse le sue idee.

Sono famosi i suoi interventi sui diritti delle donne e degli afroamericani e sull’importanza dei diritti umani per costruire nuove e più stabili  e democratiche relazioni internazionali. Eleanor Roosevelt giocò un ruolo rilevante anche nella stesura e nell’approvazione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo da lei definita “la Magna Carta di tutta l’umanità”. La Dichiarazione fu approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948. 

Donna complessa e tormentata ma dalle idee politiche chiare, si definiva un “brutto anatroccolo” ma con il tempo è diventata la «first lady of the world». Decisa fu inoltre la sua opposizione al maccartismo cioè alla politica anticomunista interna che lei definì “ondata di fascismo”. 

Fino alla sua morte, nel 1962 a 78 anni, continuò a dare il suo appassionato appoggio alla causa dei diritti umani. Il suo articolo In Defense of Curiosity , è inoltre un vero invito rivolto a tutti a essere e a restare sempre curiosi per tutta la vita. 

6 pensieri su “Eleanor Roosevelt, la “first lady of the world”

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