Virginia Oldoini, la bellissima ed irrequieta contessa di Castiglione

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Virginia Elisabetta Luisa Carlotta Antonietta Teresa Maria Oldoini, coniugata Verasis Asinari, nota come contessa di Castiglione (Firenze 1837 – Parigi 1899),  figlia del marchese spezzino Filippo Oldoini, della marchesa Isabella Lamporecchi e cugina di Camillo Benso conte di Cavour, era considerata tra le donne più belle e affascinanti della sua epoca.
Irrequieta, consapevole della propria bellezza, dedita fin da giovanissima alle storie galanti, ambiziosa e intelligente, Virginia sposò a 17 anni Francesco Verasis Asinari, conte di Costigliole d’Asti e Castiglione Tinella  dal quale ebbe il figlio Giorgio che morì a 24 anni per malattia.
Il matrimonio la introdusse alla corte dei Savoia, dove ebbe gran successo con il re Vittorio Emanuele II, con i fratelli Doria, il banchiere Rothschild  e con Costantino Nigra, ambasciatore del Regno di Sardegna in Francia.
Nel 1855 il cugino Cavour la inviò in missione alla corte francese di Napoleone III per perorare presso l’imperatore l’alleanza franco-piemontese servendosi anche del suo fascino. Durante il periodo parigino Virginia Oldoini tenne un diario personale in codice sui numerosi amanti, con sigle che indicavano dal bacio al rapporto completo avuto con loro.
La Oldoini si contraddistinse anche per la passione per l’autoritratto fotografico e infatti collaborò tra il 1856 e il 1895 col fotografo francese Pierre- Louis Pierson in una serie di oltre 450 scatti che appagavano la sua vanità. 

La grande presenza mondana e seduttiva della contessa diede i risultati attesi ed ella fu per un anno l’amante, pressoché ufficiale, dell’imperatore suscitando invidie e grande scandalo. 

La rivalità con l’imperatrice Eugenia giunse al punto che, essendo stato l’imperatore oggetto di un attentato nella casa della contessa, si disse che si fosse trattato di una messinscena orchestrata dall’imperatrice stessa per danneggiare la rivale.

L’intrigo diede comunque i suoi frutti e Cavour ottenne l’appoggio francese alla partecipazione del Regno di Sardegna alla Guerra di Crimea, ma poi la fortuna della contessa cominciò ad appannarsi. 

Il marito, rovinato economicamente dalle spese di sua moglie, ne rimase sempre innamorato malgrado i noti tradimenti e il disprezzo che ella provava per lui. Era solita dire, che se invece di maritarla a Castiglione sua madre l’avesse portata a Parigi, vi sarebbe stata un’italiana sul trono di Francia. 

Dopo la morte del marito nel 1867, la Contessa malgrado le ricchezze accumulate con i sussidi ottenuti dal Re o mediante speculazioni borsistiche tramite i Rothschild,  era incapace di accettare l’inesorabile scorrere del tempo che faceva sfiorire la sua bellezza. 

Rancorosa, sempre più ripiegata su sé stessa, si stabilì a Parigi dove trascorse gli ultimi anni in solitudine con segni di ipocondria finché morì nella sua casa parigina di Rue Cambon 14. 

Conservò fino a vecchiaia avanzata, come reliquia, all’interno di una piccola teca sferica di cristallo, la tunica di seta verde con la quale, secondo lei, durante la notte passata con Napoleone III di Francia era riuscita a cambiare la storia d’Italia.

Quando morì, gli eredi scoprirono che non voleva «nessuna croce, nessuna messa, nessuna chiesa, nessun prete, nessun fiore, nessuna preghiera». Chiese anche di essere sepolta con i due cani che aveva imbalsamato, con alcuni gioielli e con la camicia da notte che aveva indossato per l’imperatore francese.

Ma gli eredi non la accontentarono, buttarono gli animali impagliati e vendettero i gioielli all’orefice più generoso. La tunichetta di seta vaporosa che lei si era tenuta per cimelio inoltre non venne trovata e la si credette perduta.

Decenni più tardi, nel castello piemontese di Santena, la trovò un antiquario, piegata in sei come un tovagliolo, custodita in un’urna di cristallo e sigillata con fermagli d’argento e ora la storica camicia da notte  è al Museo Cavouriano di Sarzana.

Le sue carte, che testimoniavano i contatti da lei avuti con molti importanti personaggi dell’epoca, furono sottratte e forse bruciate dai servizi segreti francesi subito dopo la sua morte. La contessa è sepolta  a Parigi. 

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