L’Isola di Man: la corsa motociclistica TT e il gatto senza coda

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L’isola di Man fa parte ufficialmente delle isole britanniche ma è un regno autonomo quindi non appartiene né al Regno Unito né all’Unione Europea ma è una dipendenza della Corona rappresentata da un vice governatore. La regina è il capo dello Stato, Lord of Man, ma c’è anche la Corte di Tynwald, un parlamento antichissimo che risale al 979 e che fu fondato dai vichinghi.

In questa isola per arrivare all’aeroporto si può anche salire su un treno dell’800 a vapore, vive una razza particolare di gatti senza coda e fino al 1970 erano ancora previste le pene corporali. L’isola di Man è un paradiso fiscale che attira protagonisti del settore bancario e del mondo finanziario offshore e chi cerca investimenti e tasse basse.

Vi sono inoltre verdi vallate, ripide coste frastagliate e lunghe spiagge sabbiose dove degradano le brughiere in uno spazio lungo al massimo 53 chilometri e largo 21. Al largo delle spiagge poi nuotano balene e orche, delfini e foche mentre sulla costa nidificano una miriade di specie di uccelli.

Douglas,  la piccola capitale, si affaccia nella baia dove sbocca il fiume Douglas ed ha un lungomare di oltre tre chilometri su cui si trova il porto ma anche la Torre del Rifugio, una struttura simile ad un castello costruita per ospitare i naufraghi finiti sull’isola.

La città ha un aspetto elegante con alcuni bei palazzi come la sede del Parlamento, la Villa Marina and Gardens, che ospita regolarmente concerti all’aperto, la Royal Hall e il Gaiety Theatre che rappresenta uno dei poli culturali dell’isola. 

Poco lontano si trova il Grand Union Camera Obscura struttura del 19° secolo che utilizza la luce naturale e un gioco di specchi per proiettare le immagini dell’area circostante sulle pareti dell’edificio che si trasforma in una camera oscura.

La cerimonia del Tynwald Day,  il momento clou delle celebrazioni della Settimana nazionale dell’isola di Man, si svolge ogni 5 luglio senza interruzioni dal 1417 sulla collina di Tynwald Hill. È la festa nazionale e la popolazione si ritrova davanti al tumulo dell’età del bronzo intitolato a St John. Qui, sia nel dialetto locale sia in inglese, vengono approvate ufficialmente le leggi promulgate nell’anno precedente alla presenza anche del vice governatore.

Castletown, che per molti secoli fu la capitale dell’isola, vi è il Castle Rushen che è uno dei castelli medievali meglio conservati al mondo. Questa imponente fortezza era un tempo la dimora dei re e dei signori di Man anche se fu costruita originariamente per un re norvegese intorno al 1200. In seguito il castello venne sottoposto a ampliamenti fino al 1600 diventando, di volta in volta, una fortezza difensiva, una residenza nobiliare, la sede della zecca e persino una prigione. 

Il castello di Peel si trova invece sull’isola di San Patrizio, un grosso scoglio appena fuori dal porto che è collegato con la terra da una strada rialzata, ed era in origine un luogo di culto, poi venne fortificato e divenne nell’undicesimo secolo la fortezza del re vichingo Magnus lo Scalzo.

A Man si svolge la Isle of Man Tourist Trophy race, ovvero la TT, una corsa motociclistica che viene considerata tra le più pericolose al mondo. L’origine della gara, nata nel 1907, viene spiegata dal fatto che sull’isola non esistono in generale limiti di velocità. La sfida si corre per le strette strade di campagna e segue un circuito di 60 chilometri chiamato Snaefell Mountain Course da ripetere più volte. 

I morti fino ad oggi sono stati 255 e talvolta gli incidenti hanno coinvolto anche gli spettatori. Per anni la gara fu inserita nel Motomondiale ma dal 1976 la eccessiva pericolosità ne determinò l’esclusione. Il record di velocità della gara è pazzesco: la media è stata di 215 km all’ora e in alcuni punti si sfiorano i 300 all’ora. Tutto questo in una stradina dal fondo sconnesso e senza alcuna protezione a coprire muretti di pietra che vengono sfiorati in curva.

Man viene considerata anche una delle migliori destinazioni per i camminatori della Gran Bretagna. La Millennium Way percorre tutta la lunghezza dell’isola in uno scenario spettacolare e la Road of the Gull è un circuito di 153 km che attraversa tutto il territorio con punti anche assai difficili che toccano le scogliere, le valli e ripide gole e viene percorsa in cinque giorni.

Per visitare l’isola poi si può sfruttare la Manx Electric Railway, una ferrovia a scartamento ridotto che viaggia per circa 17 miglia con numerose fermate programmate. L’alternativa è la Snaefell Mountain Railway che arriva al punto più alto dell’isola da dove si possono vedere in distanza le coste di Irlanda, Scozia, Inghilterra e Galles. 

A Man una targa su una casetta ricorda un abitante dell’isola passato alla storia: Christian Fletcher che  istigo’ l’ammutinamento del Bounty.

William Hare e Brendan Burke killer per l’Università e l’Anatomy Act del 1832

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William Hare e Brendan Burke, chiamati anche gli “Assassini di West Port“, agirono come serial killer a Edimburgo dal novembre 1827 al 31 ottobre 1828.

A loro sono stati attribuiti 17 omicidi e le persone erano scelte fra i clienti dell’ hotel di Burke. I due uccidevano e vendevano i cadaveri delle loro   vittime come corpi da dissezionare a “scopo scientifico” all’Università. A volte scarnificavano i cadaveri e vendevano solo gli scheletri.

Questo perché prima del 1832, non c’erano abbastanza cadaveri disponibili per lo studio e l’insegnamento dell’anatomia nelle scuole della Gran Bretagna e in particolare l’Università di Edimburgo era molto famosa per le scienze mediche.

Agli inizi del XIX secolo la scienza medica cominciò a fiorire, ma allo stesso tempo gli unici cadaveri che potevano essere usati erano quelli delle esecuzioni dei criminali  che però cominciavano a scarseggiare a causa di una forte riduzione delle esecuzioni capitali.   Erano disponibili quindi solo 2 o 3 corpi all’anno che erano insufficienti in rapporto al numero molto alto di studenti. Questa situazione attirò  criminali privi di scrupoli che volevano ottenere denaro in ogni modo.

Il dottor Robert Knox, un docente privato di anatomia, fu uno dei maggiori clienti ed ebbe fra i complici che gli fornivano i cadaveri anche la compagna di Burke, Helen M’Dougal, e la moglie di Hare, Margaret Laird.

Burk e Hare utilizzavano una particolare tecnica per uccidere le vittime da cui deriva il termine “burking”, che significa soffocare e comprimere volutamente il petto di una vittima.

Brendan Burke fu impiccato nel 1829 e il suo scheletro è ancora conservato presso la stessa università a cui vendeva cadaveri. Il complice  W. Hare, in cambio della confessione che incolpava Burke, si salvò, ma sarebbe stato ucciso anni dopo da un barbone che lo aveva riconosciuto.

Knox mantenne il silenzio sui suoi rapporti d’affari con Burke e Hare e continuò ad assumere i ladri di cadaveri per studiare anatomia. Dopo l’Anatomy Act del 1832, che ampliò le vie legali per procurarsi cadaveri con lo scopo di eliminare tali comportamenti, la sua popolarità tra gli studenti diminuì e la sua domanda di assunzione all’Edinburgh Medical School fu rifiutata. Si trasferì allora al Cancer Hospital di Londra e morì nel 1862. 

L’oro e il platino offerti dal cielo

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I meteoriti molto probabilmente hanno portato i mattoni della vita sulla Terra ma anche oro e platino che sarebbero infatti piovuti letteralmente dal cielo come frutto di un bombardamento di proiettili cosmici avvenuto circa quattro miliardi di anni fa e durato 200 milioni di anni, che ha ricoperto il pianeta con una “doratura” di metalli preziosi.

E inoltre l’oro è rimasto a portata di mano, sulla crosta terrestre, in quantità centinaia di volte superiori rispetto a quanto previsto dalle teorie scientifiche. La maggior parte dei metalli preziosi infatti è precipitata insieme al ferro fuso nel cuore del pianeta quando le sue rocce erano ancora liquide e calde.

Se l’uomo fosse in grado di scendere a 3 mila chilometri di profondità, di raggiungere il centro della Terra e di recuperare tutto l’oro e il platino che vi sono depositati, potrebbe ricoprire la superficie del pianeta con uno strato spesso quattro metri.

Ma l’ uomo riesce solo a recuperare quel poco che è piovuto sulla crosta terrestre durante una tempesta di meteoriti tardiva, avvenuta circa 200 milioni di anni dopo la formazione della Terra e 650 milioni di anni dopo la formazione del sistema solare, che ha regalato una patina dorata al pianeta diventato ormai abbastanza freddo e solido da trattenerlo in superficie.

Una volta precipitati sulla Terra, i metalli preziosi sarebbero stati catturati dai moti convettivi del pianeta, disegnando quei mitici  “filoni” di cui si è sempre alla ricerca.

Fra i 20 miliardi di miliardi di tonnellate di materiale che piovve sulla Terra con i meteoriti di quattro miliardi di anni fa, simili a quelli che hanno butterato il viso della Luna, solo una piccola parte sarebbe stata però ricca di platino e oro che pertanto sono distribuiti sulla terra in modo non uniforme.

I ricercatori hanno scoperto anche che a volte l’oro riesce a raggiungere la superficie della Terra risalendo dal mantello, che si trova sotto la crosta, grazie ad alcuni movimenti interni che ne favoriscono l’ascesa.

Inoltre attraverso le eruzioni vulcaniche dal mantello risalgono alcuni frammenti, chiamati xenoliti, all’interno dei quali si trova proprio un sottile strato d’oro.

Il polpo Dumbo degli abissi marini

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Il polpo “Dumbo”, scoperto nel 2005, appartiene alla famiglia Opisthoteuthidae e vive negli abissi degli oceani, soprattutto al largo della California generalmente a tre o quattro mila metri di profondità.

È un polpo dall’aspetto insolito, perché ha una forma appiattita e con tentacoli più corti e oltre la metà degli otto tentacoli è rivestito da una membrana, che favorisce il movimento. Inoltre il polpo Dumbo usa i tentacoli per creare delle correnti che spingono le prede verso la sua bocca. Si nutre per lo più di crostacei, vermi e molluschi.

Il corpicino gelatinoso si muove sfruttando le correnti tranne quando deve scappare dai predatori, allora si apre come un paracadute e fa uno scatto repentino. Solitamente è rosato-rosso oppure giallo e non è provvisto di sacca dell’inchiostro.

La sua caratteristica sono però le orecchie da elefantino, da cui il nome polpo Dumbo, che in realtà sono delle pinne che lo agevolano nei movimenti. Un neonato somiglia già a un esemplare adulto, è completamente formato e presenta già le due grandi orecchie. il sacco vitellino interno di cui è dotato, appena venuto al mondo, gli permette di avere un po’ di nutrimento prima di iniziare a procacciarsi il cibo da solo.

Sulla scelta del nome scientifico, pare non ci siano consensi unanimi: alcuni articoli indicano Grimpoteuthis bathynectes, altri Opisthoteuthis californiana. È comunque un carinissimo polipetto rosa con le orecchie da elefantino Disney e gli occhi grandi che sfiora i fondali degli abissi  tra l’elegante e il buffo e sembra uscito direttamente da un cartone animato.