Pancho Villa contro i gringos americani

662Pancho Villa, ‹bìl’a›, o Francisco Villa era lo pseudonimo del generale rivoluzionario messicano José Doroteo Arango Arambula (1878 – 1923). Figlio di contadini, a 16 anni fu costretto a darsi alla macchia per aver ferito il padrone della hacienda nella quale lavorava perché aveva insidiato sua sorella.
Nel 1910 egli aderì alla rivolta di Francisco Madero contro la dura dittatura di Porfirio Díaz ma, dopo la vittoria di Madero, nel 1911 fu fatto arrestare per insubordinazione dal generale Victoriano Huerta.
Fuggito negli USA, tornò in Messico ai primi del 1913 per combattere Huerta che intanto, con un colpo di stato, si era insediato illegalmente alla presidenza. Unificati nella División del norte i vari gruppi guerriglieri attivi nel Nord del Messico, Villa diede prova delle sue doti militari e inflisse una sconfitta decisiva alle truppe di Huerta a Zacatecas  nel giugno 1914.
Alleatosi poi con Emiliano Zapata, egli ruppe però con Venustiano Carranza, prima suo alleato nella lotta contro Huerta, e lo costrinse ad abbandonare Città di Messico. Fu però sconfitto ripetutamente da Alvaro Obregón, che combatteva insieme a Carranza,  contro il quale  intraprese nelle regioni montuose del nord azioni di guerriglia, riuscendo anche a eludere una spedizione punitiva statunitense, inviata in risposta a un suo attacco in territorio statunitense contro la cittadina di Columbus, New Mexico, nel marzo 1916.
Caduto Carranza (1920), Villa depose le armi, ottenendo in cambio dal presidente provvisorio Adolfo de la Huerta una hacienda, dove fu assassinato tre anni dopo.

Il mito di Villa non si fonda però sulla sua attività politico-militare, altalenante come quella dei tanti rivoluzionari del primo Novecento messicano, né dalle prestazioni da macho di cui andava fiero in quanto vantava almeno diciotto mogli sposate, sembra, con rito religioso.

Il mito resiste perché, come Zapata, egli si pose dalla parte dei poveri contro i ricchi e i profittatori e perché fu a capo dell’unico esercito straniero che abbia invaso con successo il territorio degli Stati Uniti, battendo a più riprese i gringos alleati con i dittatori messicani.

Pancho rappresentò i bisogni posti dalla questione sociale del suo paese ma il presidente americano Woodrow Wilson schierò la sua poderosa forza a difesa di privilegi ingiusti, contro i poveri del mondo.

Zapata e Villa avevano iniziato nei primi anni del Novecento a partecipare alla rivolta dei peones contro la rigida divisione di classe del Messico, dando un significativo contributo alla fine della lunga dittatura di Porfirio Díaz. Con il secondo decennio però vi fu un tragico periodo di guerra civile passato alla storia come la “rivoluzione messicana”.

Villa agiva con gruppetti di uomini a cavallo e con azioni di guerriglia, al confine con Texas e Nuovo Messico e sconfino’ quando l’America cominciò a sostenere militarmente la repressione del presidente Carranza realizzando azioni come l’attacco del 1916 a Columbus, Nuovo Messico, che era protetta da una consistente guarnigione. La città fu incendiata e saltò in aria un albergo. Wilson mise una taglia di 5.000 dollari su Villa e inviò invano altri diecimila uomini al comando di Pershing e Patton, futuri protagonisti della Grande guerra.

Carranza nel 1917, dopo aver sconfitto Villa e Zapata e aver ottenuto il riconoscimento ufficiale dagli Stati Uniti d’America, fu eletto di nuovo Presidente ma morì assassinato nel 1920 nel corso di una ribellione guidata da Álvaro Obregón.

Villa si ritirò a vita privata nel 1920, dopo l’eliminazione di Carranza e l’elezione di Álvaro Obregón alla presidenza. Gli vennero assegnate una consistente protezione armata e una hacienda che trasformò in una “colonia militare” per i suoi ex soldati ma poi fu assassinato, molto probabilmente per ordine di Obregón.

Pancho aveva poco più di quarant’anni e la prospettiva di una serena vecchiaia da proprietario terriero, ma si fece incastrare dal debole per le donne. Uscì per fare da padrino al battesimo del figlio di un suo uomo e poi andò a far visita, con scorta ridotta, ad un’amante. Sulla strada del rientro, cadde sotto il fuoco incrociato di cecchini. Al funerale piansero e si consolarono a vicenda tre delle sue mogli.

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