Il DNA italico secondo una linea longitudinale

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ll popolo degli Italiani, con l’eccezione dei sardi, presenta oggi un miscuglio di geni e legami frutto di diverse invasioni. Questo è emerso da una recente ricerca dell’Università di Bologna, che ha creato una banca di campioni di Dna per tracciare la storia genetica degli italiani insieme al Dipartimento di Beni Culturali di Ravenna.

Lo studio ha sottolineato il segno lasciato dai molteplici scambi e contaminazioni che hanno interessato l’Italia sin dai tempi più remoti e che hanno lasciato un segno nel DNA degli abitanti. Infatti per la sua posizione nel mezzo del Mediterraneo, l’Italia ha sempre fatto da ponte tra Africa ed Europa con  millenni di spostamenti e scambi culturali. 

I ricercatori hanno raccolto 3 mila campioni di sangue di italiani, coinvolgendo i centri di donazione AVIS, provenienti da tutte le regioni. Di questi ne sono stati per ora utilizzati circa 900 e ogni persona presa in esame doveva avere i 4 nonni provenienti dalla stessa provincia. Sono stati presi in considerazione i marcatori uniparentali: il cromosoma Y, trasmesso per via paterna, e il Dna mitocondriale, per via materna.

Da qui è emerso che la variabilità genetica del Paese non segue del tutto un cambiamento secondo un asse Nord-Sud poiché dal punto di vista del cromosoma Y (linea paterna), emerge, a parte la Sardegna, un’Italia divisa secondo una linea più longitudinale, che separa una zona nord-occidentale da una sud-orientale. Ciò non si osserva però con il Dna mitocondriale (linea materna), che ha una distribuzione più omogenea, dato forse dalla maggiore mobilità femminile legata a pratiche matrimoniali che prevedevano lo spostamento della donna.

Il quadro complessivo è frutto di spostamenti lungo due traiettorie diverse iniziati nel neolitico, con l’avvento delle tecnologie agricole e dell’allevamento. Nei periodi successivi poi sono passati in Italia, lasciando i loro geni, Germani, Greci, Longobardi, Normanni, Svevi e Arabi. 

Quindi dal punto di vista genetico l’Italia è divisa più da una linea che separa Est da Ovest che da una che separa Nord da Sud. Invece fa storia a sé la Sardegna, che non ha subito grosse invasioni e si è distinta da tutte le popolazioni europee consentendo pochi innesti nel tempo di Dna differente.

Un’altra ricerca dell’Università di Bologna ha rilevato inoltre che  l’evoluzione delle popolazioni dell’Italia settentrionale è stata condizionata da un clima freddo, che ha reso necessaria una dieta molto calorica e grassaLa selezione naturale ha favorito in queste popolazioni,  e non in quelle del sud, la diffusione di varianti genetiche in grado di modulare il metabolismo di trigliceridi e colesterolo e la sensibilità all’insulina, riducendo il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e diabete.

In Sardegna inoltre la malaria ha rappresentato una delle principali caratteristiche ambientali, mentre nel meridione la selezione naturale ha reso più forti le risposte contro i batteri di tubercolosi e lebbra, le quali potrebbero però essere una delle cause evolutive a una maggiore vulnerabilità a malattie infiammatorie dell’intestino, come il morbo di Crohn.

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