All’improvviso, in un giorno qualunque

 

Interrogatorio_come_comportarmi

(Racconto breve)

Quando mi ha sorriso ho perso la speranza. Non subito. Ma quasi. Riconoscevo  quegli occhi, li avevo già visti troppe volte addosso a facce identiche alla sua. Persino le sue labbra piegate all’insù mi erano familiari. E il tono della voce, quasi incrinato dalla spasmodica ricerca di una personalità che, alla resa dei conti, poteva dirsi originale come l’annuncio di un’offerta speciale ripetuto dagli altoparlanti del supermercato. Ecco, proprio quella era l’unica cosa che le mancava. Un’etichetta con il codice a barre stampata sulla fronte: in alto il prezzo e, subito sotto, le istruzioni per l’uso del corpo. Un corpo talmente abituato a piegare le sue emozioni alla convenienza del momento da conservare ben poco di umano. Anche se non sempre era stato così.

Ricordo ancora quando eravamo piccole. Io e Lucia giocavamo a piedi scalzi sul marciapiede sporco e scomposto davanti alle nostre case fatiscenti. Le urla dentro parevano scardinare le porte ed io la abbracciavo ed affondavo il naso tra i riccioli duri e selvaggi dei suoi capelli odorando anche la speranza che si annidava nella nostra giovinezza. Una volta lei appoggiò il capo sul mio grembo e mi guardò dal basso verso l’alto per un lungo doloroso istante. I suoi occhi erano impauriti ma limpidi e tersi. Gli occhi di una bambina ingenua che ancora sperava che il domani potesse essere migliore e pieno di gioiose attese.

La ruspa ci sorprese invece sulla strada in un giorno di autunno ventoso e greve. Il vento sollevava i nostri sottili gonnellini mentre i calzettoni, ormai senza più elastico, rimanevano calati sulle caviglie. Poi la guardai a lungo mentre, stretta mano nella mano di una signora corpulenta, salì su una macchina blu agitando la mano minuta e sporca in segno di saluto. Riuscii ad intravvedere una sua lacrima fermarsi sul solco di un graffio che le attraversava una guancia e poi rotolare di colpo sul suo mento piccolo e aguzzo mentre mi guardava dal finestrino.

“Ciao Lucia, a presto!” le urlai rincorrendo  per un tratto di strada la macchina che poi voltò a destra in fondo al vialetto facendo turbinare un cumulo di foglie secche.

Ora quando mi ha sorriso ho perso la speranza.  La mia divisa, una delle tante di quel commissariato, non è servita a niente: l’ho indossata perché pensavo che così mi sarebbe stato più facile ritrovarla. L’ho cercata sempre perché dovevo ritrovare anche la mia innocenza. L’ho trovata, mi ha sorriso ed ho perso la  speranza.

7 pensieri su “All’improvviso, in un giorno qualunque

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