L’onda – capitolo ottavo

 

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L’accordo fra il silenzio pieno dei rumori della natura

Il cemento del terrazzino era tutto spaccato e piccoli ciuffi di erba ingialliti spuntavano scomposti qua e là in mezzo alle foglie del fico, addossato alla parete scorticata della camera da letto, che la leggera brezza notturna aveva sparso ovunque.

Un coperchio di lamiera arrugginito giaceva per terra lontano da pozzo aperto sopra cui si trovava un secchio bucherellato agganciato ad una carrucola. Un gatto bianco ingrigito dalla vecchiaia guardava con occhi gialli e socchiusi Maria che cominciò a chiamare con voce stridula:

”  Menicuzzu  dove siete? Venite fuori che vi voglio parlare”.

Il silenzio pieno dei rumori della natura fu interrotto da quello soffocato di un greve russare ed allora Maria  entrò e trovò Menicuzzu che dormiva profondamente su un letto sgangherato e senza lenzuola. Il materasso era strappato e l’uomo giaceva con addosso i pantaloni, da cui spuntavano due piedi neri per la sporcizia, e con la testa inclinata di lato che metteva in risalto la pelle secca ed avvizzita del viso.

Alcune bottiglie vuote di vino sgocciolavano ancora abbandonate sul pavimento accanto al letto. Il caldo e il cattivo odore della stanza fecero girare la testa a Maria che si mise una mano sulla bocca per reprimere i conati di vomito che improvvisamente la assalirono.

Poi si fece coraggio e cominciò a scuotere l’uomo gridando:” Menicuzzu svegliatevi che vi devo parlare, avanti aprite gli occhi o vi prendo a timpulate !”.

Menicuzzu si svegliò e strabuzzo’ gli occhi tutto confuso poi la guardò in faccia, afferrò un bastone che teneva appoggiato contro al letto e cominciò a menare  colpi in aria alla rinfusa ululando:

” Che vuoi tu da me grandissima figlia di bottana. Che ci vieni a fare a casa mia, ti porta forse il diavolo?”.

Maria gli strappò con facilità il bastone dalle mani perché la forza e la vista dell’uomo erano indebolite dalla sbornia e gli sussurrò con ira:

” Voi il prepotente lo potete fare solo con i bambini ed anzi vi annuncio che da ora in poi avete smesso di farlo anche con loro. Se vi azzardate a toccare più vostro figlio vi giuro che la testa in due ve la spacco come fosse un melone! Anzi da ora in poi Turi viene a vivere con me e voi muto dovete restare. Se provate a venire a riprenderlo o a importunarlo per strada vi riempio di legnate. Alla larga da lui dovrete restare per sempre, avete capito?”

Menicuzzu si alzò al letto e, malfermo sulle gambe, si scagliò contro Maria e le sputò in faccia gridando:

“Ma tu chi sei, che vuoi? Quello è figlio mio e ci faccio quello che mi pare!”.

Maria asciugandosi il viso con un braccio sentì il sangue arrivarle alla testa ed una vena sulla tempia cominciò a pulsarle freneticamente. Accecata dalla rabbia lo afferrò per il collo e, dopo averlo fatto indietreggiare lentamente di alcuni passi, gli sbatté  poi la testa contro il muro. Infine con una mano lo schiaffeggiò violentemente fino a quando lui non gridò selvaggiamente :

“E va bene lo vuoi? Portatelo a casa tua però lo dovrai fare per sempre e non venire a chiedermi soldi per quel buono a niente che neanche sua madre è riuscito a salvare. Vattene e non fatevi più vedere!”.

Maria senti il corpo dell’uomo afflosciarsi per terra e lo guardò per lunghi istanti che le parvero un’eternità, fino a quando non riuscì a realizzare che respirava ancora e che si era di nuovo addormentato sul pavimento riprendendo anche a russare forte.

Si accorse poi di tremare come una foglia perché non aveva mai percosso nessuno in vita sua e si sentiva strana ed anche smarrita. Non riusciva a prendersi le mani e neanche a camminare perché le ginocchia le cedevano e un velo bianco le offuscava la vista.

Rimase così a lungo ferma senza vedere e senza sapere più dove fosse e poi poco a poco sentì una leggera brezza che la scuoteva e le scompigliava i capelli. Si ritrovò sul sentiero di ritorno e si passò una mano sulla fronte che scottava. Si incammino’ allora come una automa e con un peso dentro al petto che le sembrava un macigno.

Scese infine barcollando le scale della casa di Maria e poi cadde singhiozzando fra le braccia dell’amica. Dietro alle sue spalle riuscì ad intravvedere Turi che dormiva sulla sedia a sdraio abbracciato al camion ancora lindo ed immacolato. Non aveva ancora osato sporcarlo.

A poco a poco cominciò a realizzare che quel giorno avrebbe portato a casa una creatura da crescere e da amare e si senti’ improvvisamente più leggera e finalmente piena di speranza. Sperò anche che la Madonnina Santa l’avesse compresa e forse anche perdonata perché, in fondo, quello che lei voleva fare era soltanto una buona azione e non c’era altro modo per farla. E in quel perdono lei ci sperava tanto!

 

 

 

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