L’onda – capitolo settimo

2014-10-05_Monesteroli

Il cammino sulla propria strada

Maria trafelata e sudata appoggiò i pacchi sul tavolo e tutti e tre insieme si divertirono a scartare e a guardare, tra i gridolini di meraviglia di Turi, i vestiti che aveva comprato. Il bambino indossò subito un paio di pantaloncini, una maglietta con la stampa di una automobilina rossa sul petto ed i sandaletti di stoffa bianchi e blu. Era proprio bello con i vestiti nuovi mentre i corti riccioli scomposti gli davano un’aria biricchina e scanzonata.

Maria fece volteggiare le mutande grandi e strappate che prima indossava Turi e con un volo le fece cadere dentro al bidone dell’immondizia. Risero insieme quando il bambino corse velocemente a mettervi sopra il coperchio. Quando Carmela si mise a ballare e a cantare, il fiocco del fazzoletto azzurro annodato sulla sua testa saltellava nell’aria come le orecchie di un coniglietto di stoffa.

Poi Carmela magicamente fece sparire tutto ed in un battibaleno apparecchiò la tavola con una tovaglia a quadretti e portò una grande ciotola stracolma di spaghetti affogati in un profumato sugo rosso pieno di verdi ciuffi di basilico che poi fecero capolino dentro ai piatti.

Turi chiese di poter tenere il camion a tavola e Maria non ebbe il cuore di negarglielo per cui mangiava con la mano destra e con il braccio sinistro teneva abbracciato con fatica il suo tesoro. Il sugo gli colava un po’ dagli angoli della bocca perchè cercava di riempirsela con enormi forchettate di pasta mentre era impegnato a cercare di far passare il camion attraverso le bottiglie del vino e dell’acqua. In particolare il passaggio del grande rimorchio sembrava regalargli grande soddisfazione.

Maria aveva voluto concederglielo perchè il bambino sprizzava gioia da tutti i pori e guardava con orgoglio in particolare la ruspa che gli appariva maestosa e forte. Ogni tanto richiedeva di poter tenere il camion come se il permesso ricevuto fosse a termine e ad ogni risposta affermativa sbatteva e socchiudeva gli occhi come un gattino assonnato mentre la bocca si allargava in un ampio sorriso.

Maria era pensierosa e Carmela la guardava di sottecchi scrutando le ombre scure che incorniciavano gli occhi dell’amica. Come sempre riusciva a leggerle nel pensiero anche se agli altri questa sua capacità sembrava quasi incomprensibile perchè fra loro non correvano mai troppe parole. Non ce n’era mai bisogno.

Alla fine Carmela prese fra le sue una mano di Maria e le chiese:

“Allora cosa vuoi fare adesso dopo che hai combinato tutto questo cinematografo?”

” Devo andare a parlargli, lo sai vero?”.

Carmela sospirò e le disse di stare attenta perchè quando si compiono azioni importanti dopo quello che è stato fatto non si può cancellare e non si può più tornare indietro. Si guardarono a lungo senza parlare poi Carmela fece un cenno di assenso con la testa e così Maria si fece coraggio, si alzò e disse:

“Turi ho da fare e devo andare via per un po’ di tempo. Tu devi restare qui a giocare con Carmela e con il camion e poi ti verrò a prendere”. Il bambino alzò gli ochi e la guardò dritto negli occhi:

“E’ sicuro che poi torni? Non è che mi lasci qui?” chiese con la fronte corrucciata.

“Non ti lascio, stai tranquillo, è solo per poco tempo. Tu intanto puoi scavare e trasportare un po’ di terra per fare una bella costruzione “.

“Va bene, ti aspetto allora”. Gli occhi del bambino si riempirono di lacrime e poi lui baciò il camion pieno di colori e se lo strinse al petto mentre guardava Maria che lentamente risaliva le scale. Carmela li scrutava con il cuore gonfio di apprensione.

Maria si avviò lungo un viottolo lastricato di grandi massi levigati mentre il caldo sembrava attanagliarle le gambe e toglierle il respiro. Aveva la consapevolezza di stare andando incontro velocemente al suo destino ma le pareva anche di sentire la terra aprirsi sotto ai suoi piedi. Quel piccolo viottolo tortuoso rappresentava una strada senza ritorno.

Le cicale come sempre continuavano a frinire ritmicamente mentre l’energia del sole le regalava una grande vitalità che la spingeva inconsapevolmente a non svoltare e a proseguire il cammino sulla propria strada.

4 pensieri su “L’onda – capitolo settimo

  1. eccolo finalmente! 🙂

    dove starà andando Maria? penso dal padre del bambino…

    mi piace questa tua storia che ad ogni puntata mi lascia una domanda sempre diversa… ^_^ e poi, certe scene sono così ben descritte che mi par di vederle.
    dai, dai che son curiosa di leggere il seguito…

    un sorriso

    "Mi piace"

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