L’onda – capitolo sesto

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Ingombranti manichini in agguato

Maria si fermò un paio di volte per salutare conoscenti perchè un semplice buongiorno sarebbe stato visto come una scortesia e finalmente arrivò al negozio.

L’insegna era ormai quasi del tutto scolorita e la porta era troppo stretta ma lei entrò con passo deciso. Dorotea la negoziante, che era seduta tutta sudata e con lo sguardo vitreo su una sedia di vimini, la salutò esclamando ansante:

“Che caldo oggi,  Madonna mia!”

Maria le sorrise e cominciò a guardare la massa di vestiti che, in una cupa penombra, giacevano appesi ad un numero incalcolabile di ganci attaccati alle pareti e sembravano lugubri ed ingombranti manichini in agguato.

Per terra poi non c’era quasi più spazio perché il pavimento era riempito di giocattoli e di scarpe. Lei faticava a camminare e un paio di volte rischiò di inciampare e di rompersi l’osso del collo.

Maria allora senti’ il respiro farsi greve, fece un giro su se stessa guardando sulle pareti tutti quei colori variopinti che sembravano vorticare, si girò ancora impallidendo e… poi di nuovo ancora…. infine improvvisamente, avvitandosi lentamente, svenne e cadde con un gemito rumorosamente a terra.

In mano, stretto in una morsa d’acciaio, teneva in bella vista il foglietto in cui aveva annotato le misure di Turi.

Appena si riebbe si trovò sotto ad un ventaglio frusciante e davanti agli occhi quelli vitrei di Dorotea che la scrutavano e la interrogavano muti. Lei non profferiva parola e l’altra allora finalmente chiese: “Non è che siamo in stato interessante per caso?”

Maria si sentì di botto avvampare e per dieci minuti buoni dovette dare spiegazione dettagliata sugli acquisti che voleva fare e sulle motivazioni. Fu un interrogatorio in piena regola che affrontò come fosse un martire che aspira al Paradiso.

Ma non finì tutto lì perché poi dovette ingaggiare una lotta ancora più dura quando si trattò della scelta degli indumenti perchè lei voleva colori in tinta unita e pesci o farfalle come disegni.

La negoziante però la “babbiava” perché tutti i maschi, a suo dire, preferiscono i colori mescolati e vogliono solo disegni di palme, macchinine, palloni e pistole. Alla fine Maria riuscì a non cedere solo su due punti:  i pantaloni acquistati erano blu o marroni e di armi sui vestiti non se ne vedeva neppure l’ombra.

Aveva già scelto tutto quando Dorotea, con un tono di voce che voleva essere invitante, le disse:

Figghiuzza bedda, ma un bel giocattolino per andare al mare non glielo vogliamo comprare? Povera creatura, anche lui deve giocare sulla sabbia!”

Maria non ci aveva pensato, si sentì mortificata e disse: “Sì certo, datemi pure paletta e secchiello.”

“Madre mia che sento, che sento? Turi otto anni ha e quindi ci vuole qualcosa di più appropriato, ecco quello che ci vuole!” esclamò la negoziante strabuzzando gli occhi e, dopo avere frugato in un angolo del negozio, si voltò con sorriso trionfante e le porse un enorme camion giallo con rimorchio ribaltabile munito anche di ruspa.

Le due donne si fronteggiarono a lungo guardandosi dritto negli occhi e poi Dorotea mise le mani sui fianchi poderosi e spinse il generoso petto in fuori. Maria sgomenta strinse gli occhi, infilò una mano in tasca e infine, mentre un rigolo di sudore le colava dalla fronte, sfilò molto ma molto lentamente, il portamonete.

Pagò senza dire più una parola, prese con fatica tutti i pacchi ed ansimante si avviò verso la casa di Carmela.

 

6 pensieri su “L’onda – capitolo sesto

  1. Maria è una ragazza schiantata dal dolore e alla deriva come descritto nel primo capitolo. Riesce a tornare a casa dove incontra subito un’altra persona vinta dalla solitudine e solo la vicinanza dell’amica le consente di riprendere la vita di sempre. Incontra un fragile bambino che soffre e questo le apre il cuore ed ora lei sta prendendo delle decisioni. La prima è stata quella di offrirgli cure materiali e questo le ha creato sforzo e stress emotivo ma sa che non è sufficiente. Cat a volte certi momenti sono troppo ed abbiamo dei cedimenti anche perché sappiamo che non è finita lì.

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