L’onda – capitolo quinto

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La stella del mattino

Stava per albeggiare e Maria si trovava seduta sul muretto del patio esterno della casa con le spalle appoggiate ad un solido pilastro bianco che aiutava a sorreggere la loggia fatta di cannucciato e frasche.

In attesa della luce dell’aurora, ella teneva lo sguardo fisso al cielo e scrutava la stella del mattino che in quel momento verso est luccicava e brillava nel firmamento. Il cuore le si riempiva dentro e diventava sempre più pesante e cupo e lei non riusciva a trovare conforto e a decidere il da farsi.

Poi mentre la luce cominciava ad invadere il cielo e a restituire alle cose i contorni, si alzò di scatto e andò nella camera da letto. Aprì un cassetto del comò e prese le forbici e il metro da sarta che stava arrotolato in una grande scatola azzurra in mezzo ad una miriade di aghi, rocchette colorate e spilli.

Fissò intensamente Turi che giaceva ancora profondamente addormentato nel letto con i riccioli scomposti e sudati. Il lieve ansimare gli faceva increspare le labbra e scoprire i piccoli denti bianchi ed ancora perfetti.

Maria avvicinò l’orecchio alle labbra del bambino che non si mosse, poi cominciò a prendergli le misure del corpo con il metro: larghezza di bacino e torace, lunghezza di manica e pantaloncini. Stava per riporre il metro ma ritornò indietro e gli misurò la lunghezza del piede e del calzino. Lo fissò ancora lungamente dalla testa ai piedi e poi cercò di misurargli anche la circonferenza della testa. Faceva caldo e sarebbe servito anche un bel cappellino con la visiera.

Poi soddisfatta appoggiò sul comodino, accanto alle forbici, il metro e il foglio in cui aveva annotato puntigliosamente le misure e infine si avviò in cucina. Stava armeggiando con la caffettiera ed il caffè quando sentì tirare il lembo della sua camicia da notte.

Turi era scalzo e la guardava dal basso verso l’alto con un occhio ancora semi chiuso. Solo in quel momento realizzò che il bambino aveva indosso un paio di mutande da uomo troppo grandi e strappate qua e là.

Povero Turi si vestiva da solo con quello che trovava! Maria presa da profonda tenerezza lo sollevò in braccio, gli stampò sulle guance due grandi baci che schioccarono veloci nell’aria e poi cominciò a strofinare il naso contro il suo nasino. Il bimbo cominciò a ridere felice e l’abbracciò forte forte.

“ Sai Turi che faremo adesso, subito subito? Prima ancora di mangiare ti farò una bellissima doccia, perché mi pare che ce ne sia tanto bisogno!”

“No, no Maria io vado al mare a fare il bagno e sono sempre pulito!”

“Sei sempre pulito? Ora ti faccio vedere io!”

Lo acchiappò mentre cercava di divincolarsi e lo portò in giardino sotto il limone pieno di profumi e lo insaponò tutto, poi prese la pompa che usava per annaffiare il giardino e cominciò a spruzzarlo d’acqua. Turi rideva, e con le mutande tutte appiccicate al corpo e cascanti cercava di nascondersi dietro l’albero e minacciava di scappare, ma si vedeva che si divertiva tanto.

Maria gridava:” Guarda che ti vedo! Lo so che stai facendo anche la pipì non sono mica scema. Si fa nel giardino, piccolo mascalzone?”

Alla fine il giardino era completamente innaffiato e il bambino pulito come non lo era stato da anni e allora Maria lo avvolse in un grande telo e lo fece sedere sopra ad una sedia.

“Che vuoi farmi ora Maria?” chiese Turi meravigliato.

“Ora vedrai, vedrai non avere fretta!” gli rispose.

Maria andò a prendere pettine e forbici e cominciò a tagliargli i capelli mentre lui dondolava le magre gambette sotto alla sedia. I riccioli bagnati cadevano per terra e sembravano la pluma di un pulcino appena nato. Turi ogni tanto afferrava una ciocca e se la metteva in bocca per sentirne il sapore ma lei gliela faceva sputare assestandogli dei leggeri colpi di pettine sulla testa.

Gli diceva anche che era proprio bello e minacciava di tagliargli anche la barba mentre Turi rideva schermendosi perché era ancora troppo piccolo e neanche i baffi ancora aveva. Il sole ora era più alto nel cielo e stava fotografando il loro momento di immensa felicità.

Lo portò poi in cucina e gli fece mangiare una grande tazza di latte con i biscotti e  gli fece indossare una maglietta pulita che gli arrivava a metà polpaccio, senza riuscire però a nascondere i segni delle cinghiate che ancora si vedevano sul braccio e sulla gamba. Il bambino fece subito il broncio.

“Non sono mica una femminuccia io, masculu sono. Così non voglio stare, sembro con la gonna. Resto in mutande piuttosto!”

“Dai è solo per poco, i vestiti che avevi addosso sono sporchi e rotti e ti prometto che poi ti lascerò da Carmela per andare a comprarti tanti vestiti nuovi e pure le scarpe.”

Turi si mise improvvisamente a piangere perchè si sentiva umiliato, allora Maria gli prese il visetto tra le mani e gli schioccò altri due grandi baci sulle guance.

“Turi guardami in viso, ti prego. Te lo giuro sulle persone che amo di più che è solo per qualche ora e poi non succederà più. Non posso farti mettere i vestiti sporchi, lo capisci vero?”

“E va bene andiamo subito però e facciamo presto!” rispose ormai rassegnato asciugandosi le lacrime con un braccio e guardando ostinatamente di lato.

Maria prese Turi in braccio, scese lungo il sentiero ed arrivata alla strada camminò veloce fino al cancello di Carmela.

Carmela aveva  messo un disco dentro ad un mangianastri rosso e cantava con voce alta e appassionata, ma alquanto stonata, sopra a quella del cantante. Era una canzone melodica che parlava di amori e di cuori infranti e lei sembrava molto presa dall’infelicità di quella storia.

Maria la chiamò forte ma lei non sentiva, così aprì il cancellino di ferro della casa e scese le scale con Turi che continuava ancora imbronciato a guardare in basso.

Carmela li vide ed abbassò il volume della canzone:

“ Ma che bella bambina mi hai portato oggi Maria!” esclamò ridendo e con gli occhi pieni di malizia.

“Carmela, ti prego non sfotterlo, che non si diverte per niente!” intervenne Maria un po’ seccata.

Turi tenne conficcata la testa contro il seno di Maria rifiutandosi categoricamente di mettere i piedi per terra e solo dopo l’offerta di un giornalino si mise a sedere su una sedia a sdraio e cominciò faticosamente a leggere rapito.

Carmela allora, dopo averle promesso di guardare il bambino in sua assenza, ricominciò a pulire i fagiolini sparsi sul tavolo ricoperto di pentole e pentoloni che, lustrati a dovere, luccicavano e si asciugavano al sole.

Maria guardò da lontano la sua ampia veste piena di fiori colorati e pensò che, inspiegabilmente, alcune persone racchiudono la vitalità del creato nella propria anima e, sentendosi in totale simbiosi con la natura, la riflettono sulle persone che amano. Forse troppo però pensò subito dopo guardando sconsolata una lucertola che passava rilassata e con andamento lento sui piedi scalzi dell’amica. Risalì le scale e si avviò verso il negozio di vestiti per bambini.

 

7 pensieri su “L’onda – capitolo quinto

  1. letto d’un fiato.
    trovo sia gioioso e ha due chicche che lo impreziosiscono:
    “la luce cominciava ad invadere il cielo e a restituire alle cose i contorni”
    e
    “Il sole ora era più alto nel cielo e stava fotografando il loro momento di immensa felicità.”
    ^_^

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