I romanzi picareschi e i bassifondi della Spagna

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I romanzi definiti picareschi raccontavano la situazione sociale dell’epoca, che era quella degli inizi della Modernità, ed assumevano il «picaro» come protagonista. Non si prefiggevano però di ritrarre la realtà in modo fedele ma ne davano una interpretazione in quanto la società spagnola dell’età barocca del XVII secolo  si era notevolmente impoverita e  presentava ormai scollamenti e profondi contrasti.

Il «picaro» era un povero vagabondo che spesso si fermava per un certo periodo di tempo in una città, era un ladro più occasionale che professionale, era cioè un individuo che sfiorava la delinquenza senza essere un vero delinquente. Lo contraddistingueva un’ansia disordinata di libertà, uno sfrenato individualismo e la radicata tendenza alla devianza. Voleva migliorare la propria condizione attraverso mezzi illeciti appoggiandosi alla menzogna ed alla frode, isolato e respinto dal contorno sociale e destinato a un fallimento finale.

Era il prodotto di uno stato di crisi in cui era caduta la società spagnola dopo il tramonto del mondo feudale medioevale e dopo la fine dell’espansione economica rinascimentale, basata sul mercantilismo ed il denaro, che aveva permesso una relativa dinamica sociale.

Nel Medioevo il servo era il fedele dipendente di un signore, con una relativa possibilità d’ascesa nella scala sociale, ma alla fine del secolo XVI, avvenne una grave crisi economica che produsse sottosviluppo e mancanza di posti di lavoro. I nuovi servi erano dei plebei che nelle case dei nobili e dei ricchi venivano assunti con miseri stipendi e prestavano un lavoro umiliante senza speranza di miglioramento.

Nel XVII secolo la povertà divenne un problema sociale anche perché il povero, fattosi più cosciente della propria condizione sociale, si ribellava contro di essa mentre la stratificazione sociale s’irrigidiva proprio perché chi deteneva potere e privilegi avvertiva il pericolo di perderli.

Era un fenomeno diffuso in tutta Europa ma che si manifestava in modo particolarmente aspro e duro in Spagna per l’assenza di forme di precapitalismo e industrializzazione, capaci d’assorbire mano d’opera salariata.

Il «picaro» abbandonava paese d’origine, famiglia ed ogni sentimento religioso e cercava d’ottenere con mezzi illeciti la ricchezza, l’ozio e l’onore. Non era un ribelle nè un rivoluzionario perché non pretendeva di distruggere il sistema e non era neppure un riformatore perchè accettava i canoni vigenti. Cosciente però di non avere altra via, puntava al conseguimento dei traguardi mediante l’uso dell’intelligenza, dell’abilità e della destrezza utilizzando qualsiasi mezzo. Era amoralmente convinto che anche per tutti gli altri il successo fosse dovuto alla corruzione e ad una radicata mancanza di scrupoli.

Da questa visione pessimistica della realtà, nascevano i comportamenti del «picaro», il suo metodo fraudolento ed ingannatore che lo faceva vivere ai margini della società stessa, senza tuttavia esserne bandito. Il  «picaro» in sintesi rifiutava qualunque tipo di lavoro e dipendenza da salario, aspirava alla libertà contro ogni condizionamento servile e viveva in  modo egoistico ed asociale.

I romanzi picareschi offrono divertimento evasivo, una scrittura originale ed  ironica che suscitava un riso amaro ma invitava anche ad una seria meditazione intorno alla penosa situazione in cui si trovava la società. Questi romanzi dovevano impressionare i lettori con lo spettacolo delle vicende di persone che dal gradino più basso della società pretendevano di elevarsi affermando una nuova coscienza individuale che però non aveva la forza di scardinare  il sistema.

Mateo Alemán nel libro Guzmán de Alfarache, forse il romanzo picaresco più discusso, descrive il continuo processo di degradazione del protagonista che fa continui proponimenti di cambio di vita e di innalzamento morale, ma non riesce mai a intraprendere un cammino diverso da quello della devianza.

Nel El Buscón di Quevedo, autore che mostra preoccupazioni sociali e politiche di grande apertura e modernità, i vizi vengono condannati indirettamente mentre vengono descritti ed additati al pubblico che viene sollecitato a capire la penosa situazione sociale in cui vive il protagonista.

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