L’onda – capitolo primo

mde

Il prologo

L’onda le entrò nel cuore e poi rifluì verso il mare e le lasciò la solita tristezza che ormai da lungo tempo la teneva per mano. Maria allora, stringendo i denti per la fatica, trascinò la barca nell’acqua, issò la vela marrone e gialla e lasciò che il vento li portasse via in mezzo alla spuma ed al blu cobalto del mare.

Mentre la minuscola barca sussultava e scorreva dove la portava il vento quasi alla deriva dell’orizzonte, là dove la forza della natura la spingeva con impazienza, lei si sdraiò a pancia in giù sulle tavole di legno con le mani ed i piedi affondati nell’acqua. Restò così senza muoversi con le orecchie tese e gli occhi socchiusi mentre alghe vagabonde galleggiavano trasportate dalla corrente.

La sfuriata di libeccio si abbatteva, sollevandola, sull’acqua salmastra e le sferzava le braccia mentre il mare montava, si gonfiava gorgogliando e sobbalzando faceva sbattere con violenza la prua e vibrare rumorosamente le cime e la vela.

La spiaggia abbandonata apparve, come per malia, incastrata fra scogliere aspre e dirupate ed i suoi sassolini bianchi le sembrarono l’approdo sperato. Così Maria si lasciò scivolare nell’acqua scura della riva, trascinò con uno sforzo immane la barca sui sassi ed agganciò una cima ad un grosso masso millenario.

Appoggiò i piedi sulle pietre puntute che la ferivavo e la bruciavano e, dopo aver fatto pochi passi, si fermò e guardò attorno a sé le rocce che, flagellate dal continuo fluire dell’acqua e del vento, parevano gettate e precipitate con furia dalla rupe. Come assopite, giacevano ora frantumate in blocchi scomposti ai suoi piedi.

Poi, lentamente, si distese spossata mentre gocce di sudore le imperlavano la fronte e le scendevano sugli occhi offuscando i contorni di tutto quanto le stava attorno.

Allora ritornò indietro nel tempo e si rivide bambina nella casa soleggiata e bianca che odorava di basilico ed aveva il porticato ricoperto da una folta vite da cui pendevano grappoli d’uva dagli acini neri e succosi ma ancora acerbi.

Riudì le voci stridule e sfacciate dei bambini e poi le urla adirate di sua nonna che, risvegliata dalla dormitina pomeridiana, acchiappandole con forza l’orecchio, le diceva che ci voleva riguardo per i frutti che il buon Dio, nella sua incomprensibile misericordia, aveva donato agli uomini.

Lei invece, con il naso graffiato ed i piedi scalzi e non rispettosa delle antiche creanze e dei giusti insegnamenti, li sperperava e scagliava tutti gli acini che le capitavano a tiro contro i gechi indifesi, povere creature create, che stavano arrampicate ed appiccicate ai muri scrostati. Aveva premura soltanto di schivare, con mira quasi perfetta, le trecce d’aglio ed i penduli pomodori rossi agganciati alle vecchie e tarlate travi di legno.

Da allora non era stata più capace neanche di staccare un fiore dalla terra, caso mai anche quel gesto potesse non essere gradito al divino Creatore, e poi nel tempo, con l’osservanza di ogni cristiana costumanza, aveva preso addirittura usanza di ciarlare con le piante e di ragionarci lungamente.

Le pareva quasi di percepire ancora il calore dell’orecchio sordo e dolorante, quando improvvisamente intuì una presenza vicina ed allora aprì gli occhi volgendo lo sguardo in quella direzione e si accorse che lui la stava fissando immobile e bianco come i sassi che li circondavano.

Vedeva i suoi occhi fermi e scuri che la osservavano austeri e pensosi e sentiva che entrambi non avevano paura e potevano restare così a lungo a parlarsi muti ed a raccontarsi i reciproci e nascosti segreti.

Maria allungò un braccio e schiuse lentamente una mano ed il gabbiano le si avvicinò piano piano fino quasi a sfiorarla e poi si girò, spiccò un balzo e si librò nell’aria. Lo vide sbattere con vigore le ali e poi planare fra le correnti del cielo, traboccante di basse nuvole dal colore grigio scuro e minacciose, volteggiando imponente senza meta per poi sparire con una larga virata dietro ad un costone giallo di zolfo.

Si alzò allora intorpidita, spinse nuovamente la barca nell’acqua, riuscì a stento ad alzare di nuovo la vela e si ributtò nel mare selvaggio ed ostile mentre il vento ormai ululava e li sbatacchiava a suo piacimento. Solo dopo tanto tempo, quando ormai aveva perso il senso dell’attesa e tutto le pareva infinito, si avvide di essere arrivata in una insenatura piena di sabbia racchiusa fra due promontori rossastri e rugosi.

Ruzzolò sulla riva stremata e, tremante e con le mani ed il corpo dolenti, tirò la barca a secco e poi improvvisamente le sue ginocchia si piegarono e lei prima barcollò e poi cadde a terra. Fitte lacrime cominciarono a gocciolarle copiose e calde sulle guance infantili e scarne fino a caderle sulla corta veste bianca già grondante di acqua ed ormai lacera e sporca.

In quell’istante, inaspettata e violenta, l’onda smisurata le entrò dentro e le spezzò il cuore e lei si trovò attonita e stupita fra il vento che le frustava e le arruffava i capelli castani ormai ridotti a cordame e le portava tra le mani la spuma del mare ed il grido lontano e rauco di un gabbiano.

L’ombra della sera cominciò a scendere dall’alto della montagna ed avvolse a poco a poco i lentischi, colmi di lucide foglie verde scuro e di rosse bacche tondeggianti, che sorprese abbarbicati ed avvinghiati alla terra secca e scura. Avvolse poi  gli ulivi imperiosi e stanchi che si ergevano nei terrazzati e le profumate e ritrose ginestre, affacciate fra i fichi d’india ieratici e spinosi , fino ad abbracciare via via tutta la spiaggia correndo veloce dall’una all’altra costa. Così che alla fine tutto divenne definitivamente e semplicemente notte.

7 pensieri su “L’onda – capitolo primo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...