L’incantevole teatro bolognese Aldrovandi Mazzacorati

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Morto il padre, il Conte Gianfrancesco Aldrovandi per diritto di primogenitura ereditò  un palazzo, situato nella campagna bolognese, dove la famiglia trascorreva i mesi estivi. Il Palazzo, forse cinquecentesco, aveva l’aspetto di un castello-fortilizio contornato da alte mura di cinta.

Gianfrancesco (1728-1780), conte, senatore, gonfaloniere,  libertino e  Pastore Arcade, si era sposato da poco con Lucrezia Fontanelli, figlia del letterato modenese Vincenzo Fontanelli presso il quale si era rifugiato per sfuggire a nozze non gradite a Bologna.

Divenuto proprietario, egli volle ristrutturare il palazzo per farne una dimora degna di ricevere nobili, letterati, alti prelati e rappresentanti politici e si avvalse dell’opera dell’architetto Francesco Tadolini e di suo fratello Petronio, plasticatore e autore degli stucchi  della galleria passante. Il Tadolini fra il 1770 e il 1772 portò a compimento la facciata.

Il Palazzo venne sopraelevato di un piano e sulla facciata principale venne costruito un elegante colonnato ad anfiteatro con due barchesse laterali che ingentilirono la struttura e che nascosero anche le casupole, i ricoveri degli animali e le attrezzature che servivano per il lavoro dei campi.

Gianfrancesco Aldrovandi, attore e scrittore di poemetti arcadici ed intriso delle idee di Voltaire, di cui aveva letto gli scritti tradotti dal suocero, realizzò nell’ala sinistra della Villa un Teatro stabile che è un pregevole esempio di Teatro privato in Villa settecentesca ed uno dei migliori per l’acustica. Il teatro fu inaugurato il 24 settembre del 1763 con la tragedia di Voltaire “ Alzira” interpretato dai nobili stessi.

Anche se di dimensioni ridotte è un Teatro in piena regola poichè ha 85 posti, un doppio accesso dall’esterno, una uscita che lo collega con i saloni interni, palcoscenico sopraelevato, retropalco, attrezzeria e foyer. La sala è rettangolare, circondata da due ordini di balconate disposte ad “ U”.

Vi sono 24  sculture di gesso fra telamoni e cariatidi che abbelliscono le strutture portanti delle balconate e che una volta fungevano da tedofori per l’illuminazione e venivano adornate con ramoscelli e  ghirlande. Ogni scultura è diversa ma ha la parte terminale a forma di tritone, mentre le quattro che terminano  a colonna hanno  un cesto posato sulla testa, che probabilmente durante le rappresentazioni era riempito con frutta e fiori. La balconata superiore presentava allora  una porta che collegava con le stanze private della famiglia.

Le pareti laterali della platea sono affrescate a “ trompe l’oeil” con putti e ghirlande per dare l’impressione di essere in un giardino fiorito, mentre le due pareti laterali di fondo rappresentano scene di caccia. Invece le pareti delle due balconate superiori presentano affreschi in stile neoclassico imperiale.

Dopo la morte di Carlo Filippo avvenuta nel 1824 e l’estinzione del ramo degli Aldrovandi, la Villa rimase chiusa per alcuni anni e poi passò a Giuseppe Mazzacorati che si limitò a fare scrivere il suo nome sul timpano e a mettere le sue insegne. Alla fine del 1800 la villa venne acquistata dalla famiglia Sarti  che la cedette nel 1928  ai Fasci di combattimento che adibirono il complesso a soggiorno estivo per bambini e in seguito la villa divenne ospedale tisiatrico. Ora è di proprietà della Regione Emilia Romagna.

2 pensieri su “L’incantevole teatro bolognese Aldrovandi Mazzacorati

  1. Al momento credo che sia gestito dalla, associazione Cultura e arte del 700 che organizza conferenze e concerti.Piccolo ma ai tempi doveva essere lussuosissimo e magico con quella particolare illuminazione, fiori e frutta ed una acustica che non ha bisogno di microfoni.

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