Isotta degli Atti e Sigismondo Pandolfo Malatesta

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Isotta (1432 – 1474) era figlia di Francesco degli Atti, ricco mercante la cui nobile famiglia veniva da Sassoferrato nelle Marche, poiché un ramo della famiglia si era trasferita nel Trecento a Rimini.

Nel 1445 il signore di Rimini Sigismondo Pandolfo Malatesta (1417 – 1468), ventottenne e già al secondo matrimonio, notò Isotta ancora tredicenne o quattordicenne. Ella abitava vicino al Palazzo del Cimitero dove viveva in quel periodo il signore poichè il suo castello di Rimini  era in fase di restauro e ampliamento e pertanto lui era ospite presso il padre.

Isotta divenne l’amante del focoso Sigismondo nel 1446, dopo un anno di corteggiamento, e nel 1447 diede alla luce il primo figlio chiamato Giovanni che però morì solo dopo pochi mesi. La morte del bambino fu da lei vissuta come punizione divina per una relazione peccaminosa e per un certo periodo gli amanti evitarono di frequentarsi, ma col tempo il senso di colpa si attenuò ed il loro legame divenne ancora più forte. Sigismondo allora fece innalzare nella chiesa di San Francesco una magnifica tomba per onorare Isotta ed assicurarne la fama eterna.

Nel 1449 la moglie Polissena Sforza morì e nel 1456 i due amanti si sposarono. Da tale matrimonio Sigismondo non trasse alcun vantaggio politico-militare, per cui si può supporre che si trattasse di un vero e proprio matrimonio d’amore. Certo egli non fu sempre fedele e a volte fu esasperato dalla gelosia di Isotta, ma il legame profondo non venne mai meno.

Sigismondo volle celebrare questo amore, che fu cantato dai rimatori e dagli altri artisti della corte, facendo fiorire una celebrazione collettiva nota col nome di “letteratura isottea”.

Dalla loro unione nacquero altri figli ma sopravvisse solo Antonia che nel 1481 andò in sposa a Rodolfo Gonzaga e da questi fu uccisa, con le sue mani, nel 1483 perchè lo aveva tradito con un maestro di danza.

Ambizione e presunzione portarono Sigismondo a scontrarsi con Papa Pio II che decise di rientrare in possesso delle sue terre e pertanto sciolse i suoi sudditi dal giuramento di fedeltà e scomunicò Sigismondo. Nel 1463 le truppe pontificie comandate dal conte di Montefeltro ripresero le terre lasciandogli solo Rimini.

Sigismondo morì di febbri nel 1468  a 51 anni dopo aver nominato suoi eredi l’amata moglie Isotta e suo figlio Sallustio. Essi governarono fino all’uccisione di Sallustio, l’anno successivo, per ordine di Roberto Malatesta, figlio illegittimo di Sigismondo, il quale  esautorando anche la matrigna assunse il controllo della città.

Isotta morì “di febbre lenta, aiutata da veleno” nel 1474 e su sepolta nel Tempio Malatestiano che era già pronto per lei da ben 25 anni.

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