Le meduse ed il riscaldamento dei mari

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Nel corso di questo inverno si è assistito ad un’invasione di meduse  all’Isola d’Elba e nella costa nord-occidentale della Sardegna e questo è anomalo perchè di solito un fenomeno simile avviene d’estate.

In entrambe i casi si tratta di «meduse luminose» ben visibili anche di notte grazie alla loro bioluminescenza e fonte di  irritazioni cutanee se si viene a contatto con i loro tentacoli urticanti.

La presenza anomala di meduse lungo la costa in pieno inverno è causata dalla «tropicalizzazione» del Mediterraneo che, con il riscaldamento delle acque, allunga il periodo di permanenza dei celenterati nei nostri mari.

Nel 2018 in Italia ci sono stati addirittura 1,53 C in più e in alcune regioni e aree marine i record storici di caldo in alcuni periodi sono stati battuti di diversi gradi.

Cambiamento climatici, innalzamento delle temperature, pesca eccessiva e inquinamento stanno provocando l’alterazione dell’intera catena alimentare marina. In un mare dove c’è sempre più plastica e meno pesci e le tartarughe marine e i cetacei sono in forte difficoltà, si osserva da tempo un aumento delle meduse.

Il riscaldamento globale e quello ancora più accelerato del mediterraneo rischiano di rendere annuale, invece che stagionale come dovrebbe essere, la presenza delle meduse lungo le coste, con conseguenze per la vita marina e per le attività umane legate al turismo. Anche le coste australiane sono state invase dalle medusee dall’inizio di dicembre tanto che alcune spiagge del Queensland sono state chiuse.

L’incremento delle temperature degli oceani inoltre influisce negativamente sulla portata delle tempeste, degli uragani e delle alluvioni. Se anche le emissioni di gas serra venissero fermate, ci vorrebbero decenni per far scendere la temperatura degli oceani. Gli oceani assorbono oltre nove decimi dell’energia in eccesso intrappolata nell’atmosfera dai gas serra e giocano un ruolo cruciale nel regolare il clima.

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