Eternit, l’eternità cancerogena

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L’Eternit è fibrocemento a base di amianto, ideato dall’austriaco Ludwig Hatschek nel 1901, ed il suo nome viene dal latino aeternitas, eternità per l’elevata resistenza. Nel 1915 sono state messe in commercio le famose fioriere e nel 1928 i tubi che fino agli Anni 70 sono stati utilizzati massicciamente nella costruzione di acquedotti. Dal 1933 sono state poi prodotte le lastre ondulate, usate per tetti e capannoni. L’eternit è stato impiegato nella costruzione di scuole, ospedali, palestre, cinema, oltre che in tutti i settori industriali e in parecchi oggetti di uso quotidiano come la sedia da spiaggia di Willy Guhl.

Nel 1907 nacque il primo stabilimento italiano in Piemonte a Casale Monferrato, che produsse soprattutto tubi a pressione in cemento-amianto, e poi fu aperta una seconda fabbrica a Cavagnolo vicino Torino. Già nei primi Anni 60 era noto che la polvere di amianto, che si formava per l’usura dei tetti, provocasse una grave forma di cancro, il mesotelioma pleurico, oltre che asbestosi, malattia polmonare cronica dovuta all’inalazione di fibre di amianto. Nonostante questo si continuò a produrre oggetti in eternit fino al 1986 e solo dal 1992 ne è stata vietata in Italia l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione.

Non si riesce valutare il numero delle vittime in quanto la malattia ha un periodo di incubazione di circa 30 anni e perchè il rischio è ancora alto per gli operai impegnati nella manutenzione o nella bonifica di tutti i manufatti presenti ancora in Italia e in condizioni precarie per via del deterioramento causato dal tempo. Inoltre l’eternit viene ancora utilizzato in Russia, Canada, Cina, India, Brasile e Thailandia.

In Italia lo smantellamento di tetti o manufatti che contengono amianto è obbligatoria solo se si trovano in uno stato di degrado tale da formare delle particelle che si disperdono nell’aria e che possono essere inalate dalle persone. E’ vietato anche abbandonare nell’ambiente oggetti a base di amianto o di smaltirli con i normali rifiuti poichè lo smaltimento può essere svolto solo da ditte autorizzate.  Una volta accertata la presenza di amianto, si procede all’incapsulamento, cioè le superfici delle lastre esposte agli agenti atmosferici vengono trattate con sostanze sintetiche che impediscono il rilascio di polveri. Poi si procede con la rimozione e lo smaltimento definitivo in apposite discariche.

A partire dal 1994 il fibrocemento ha continuato ad essere prodotto, senza però utilizzare l’amianto come materiale di rinforzo. Al posto dell’amianto vengono usate fibre organiche, naturali e sintetiche, il nuovo materiale viene chiamato «fibrocemento ecologico» e, pur mantenendo le caratteristiche di resistenza originali, non è però cancerogeno.

Isole Canarie: i Guanci dai capelli biondi

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I Guanci probabilmente sono stati  i primi abitanti delle Isole Canarie ma la loro origine è incerta anche se probabilmente erano arrivati dal continente africano, forse dall’Egitto, e  quindi facevano parte di un ramo dei Berberi.

Plinio il Vecchio scrisse che i Cartaginesi, durante le loro esplorazioni dell’arcipelago, si erano imbattuti in questi abitanti e anche in moltissimi resti di edifici imponenti. Da qui fu ipotizzata la presenza di un’altra civiltà precedente ai Guanci , ma non vi sono prove concrete di questa ipotesi.

Queste Isole furono conosciute dai Fenici , dai Cartaginesi e poi dai Romani ai quali si deve probabilmente il nome Canarie in quanto la parola potrebbe derivare dal latino Canis, cane, e sarebbe stata coniata da Plinio per la presenza di grossi canidi sul territorio isolano.

Dopo la caduta dell’impero romano l’arcipelago rimase isolato e la riscoperta delle Isole Canarie avvenne solamente intorno al XIII secolo grazie ai numerosi viaggi sulla costa nord-ovest dell’Africa.

Nel 1336 vi fu una spedizione di una nave portoghese sotto il comando del genovese Lanzarotto Malocello, poi quella di Angiolino de Corbizi per conto del Re di Portogallo, Alfonso IV  ed infine una dei catalani un anno più tardi. Gli esploratori poterono contare su uno dei testi più importanti riguardanti l’arcipelago, cioè  il ” De Canaria et insulis reliquis ultra hispaniam noviter reperti” scritto da Giovanni Boccaccio.

Già in precedenza, le isole benchè non avessero risorse preziose avevano scatenato gli interessi di numerosi stati europei e nel 1344 il papa Clemente VI aveva eletto a Principe delle Isole Fortunate, il cugino del Re di Portogallo, don Luis de la Cerda, innescando così l’invidia dei Castigliani che circa 100 anni dopo si lanciarono alla conquista delle isole Canarie.

Secondo il testo di Boccaccio, i Guanci parlavano lingue differenti in base alla loro isola d’appartenenza, conoscevano la navigazione ed avevano degli usi e costumi probabilmente dissimili da isola a isola. Gli abitanti dell’isola di Gran Canaria, descritti da Boccaccio, erano privi di vestiti ad eccezione dei capi che indossavano abiti di pelle caprina, avevano spesso lunghi capelli biondi e vivevano di allevamento e agricoltura.

Conoscevano l’allevamento di capre, pecore e cinghiali e l’agricoltura, coltivando frutta, soprattutto fichi, ortaggi e legumi, frumento, orzo e biade da cui ricavavano farina che però consumavano sciolta nell’acqua perchè non conoscevano il pane.

Vivevano inoltre in case costruite con pietre squadrate e legno che erano imbiancate all’interno. Adoravano una divinità maschile con in mano una palla, la cui statua fu trafugata e portata in Portogallo assieme ad alcuni degli abitanti. La conquista dei Castigliani attuata tra il 1464 e il 1496 portò però al totale sterminio dei  Guanci.

Il delitto Matteotti e la “secessione dell’Aventino”

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Nato a Fratta Polesine, presso Rovigo, nel 1885, Giacomo Matteotti nel 1907, dopo la  laurea in giurisprudenza a Bologna, entrò in contatto con diversi movimenti socialisti. Nella Grande Guerra non venne arruolato, in quanto unico figlio superstite di madre vedova, ma si dimostrò un convinto sostenitore della neutralità italiana. Le sue posizioni antimilitariste e il suo attivismo contro la guerra gli costarono l’allontanamento dal Polesine per tre anni e il confino in una zona montagnosa nei pressi di Messina.

Nel 1916 sposò con rito solo civile la poetessa romana Velia Titta sorella del baritono Titta Ruffo. Nel 1918, mentre era ancora in Sicilia al confino, nacque a Roma il suo primogenito Giancarlo, che poi seguì le orme del padre dedicandosi anche lui all’attività politica.  Nel 1919 venne eletto deputato con i socialisti e poi riconfermato nel 1921 e nel 1924.

Il 30 maggio del 1924 Matteotti, chiamato “Tempesta” dai compagni di partito per il carattere battagliero, alla Camera denunciò le attività illegali dei fascisti, al potere dal 1922 in seguito alla marcia su Roma, la loro violenta repressione del dissenso e i brogli per vincere le elezioni. Dieci giorni dopo verso le quattro del pomeriggio venne rapito a Roma mentre si stava recando a Montecitorio.

Sotto casa una squadra di cinque fascisti, guidata da Amerigo Dumini, lo prelevò con la forza e lo caricò in macchina. Viene picchiato e accoltellato a morte e poi seppellito in un bosco a 25 chilometri da Roma. L’auto utilizzata venne fornita dal direttore del «Corriere Italiano» Filippo Filippelli. Le prime indagini partirono proprio dall’automobile e in breve tutti i rapitori furono identificati e arrestati, ma dietro diretto intervento del Duce, le indagini vennero fermate.

L’opposizione accusò subito il regime fascista e lo stesso Mussolini che negò ogni responsabilità e allora il 26 giugno tutti i parlamentari dell’opposizione abbandonarono i lavori del Parlamento in attesa che il governo facesse chiarezza sulla propria posizione riguardo all’omicidio. Questo episodio è ricordato come secessione dell’Aventino, dal nome del colle romano in cui nell’antica Roma i plebei si ritiravano quando erano in conflitto con i patrizi.

L’8 luglio il governo fascista, approfittando dell’assenza dell’opposizione, varò nuovi regolamenti restrittivi relativi alla stampa rafforzati due giorni dopo dall’obbligo per ciascun giornale di nominare un direttore responsabile.

Il corpo di Matteotti venne ritrovato solamente il 16 agosto del 1924 dal cane di un brigadiere in licenza. Mussolini ordinò di preparare imponenti funerali da tenersi però nella città natale di Matteotti lontana da Roma. La vedova Velia Matteotti chiese che al funerale non fossero presenti esponenti del Parito Fascista e della Milizia.

Il 3 gennaio 1925, a oltre sei mesi dal delitto, di fronte alla Camera dei deputati, Mussolini tenne un discorso in cui inizialmente negò ogni coinvolgimento nella morte ma poi si assunse la responsabilità dell’accaduto.

Matteotti fu ucciso anche perchè il giorno della morte avrebbe voluto presentare alla Camera un dossier riguardante le tangenti e le mazzette che la Sinclair Oil americana pagava al Duce e al Re per poter trivellare il suolo siciliano e per i suoi interessi sul suolo libico. Molte mazzette sarebbero finite nelle tasche di altissimi esponenti del regime, tra cui anche Arnaldo il fratello di Mussolini.

Amerigo Dumini, il capo dei suoi assassini, alla fine della Seconda Guerra Mondiale lavorava sotto falsa identità per le truppe d’occupazione americane, come autista e interprete. Arrestato per caso nel 1945 venne accusato per l’assassinio di Matteotti, riconosciuto colpevole di omicidio premeditato e condannato all’ergastolo nel 1947. Dopo 6 anni venne scarcerato per l’amnistia concessa dal Governo di Giuseppe Pella  e poi fu graziato definitivamente nel 1956.

Tornato libero, si iscrisse al Movimento Sociale Italiano e morì a Natale del 1967, a 73 anni, in seguito alla violenta scarica elettrica ricevuta accidentalmente nella propria abitazione mentre tentava di cambiare una lampadina nel suo studio.

Giacomo Matteotti è visto ancora oggi come uno dei massimi esempi dell’antifascismo italiano e per onorarlo durante la resistenza, i partigiani di orientamento socialista presero il nome di “Brigate Matteotti”.

John Forbes Nash Jr. e la schizofrenia

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John Forbes Nash, Jr. (1928 – 2015) è stato un brillante matematico ed economista statunitense. Ha rivoluzionato l’economia con i suoi studi di matematica applicata alla teoria dei giochi, vincendo il Premio Nobel per l’economia nel 1994. Egli ha applicato il concetto di equilibrio alla teoria dei giochi, in particolare ai giochi non cooperativi, identificando quella situazione in cui nessun giocatore ha interesse a cambiare strategia. Si tratta di una teoria che spiega perfettamente, per esempio, le dinamiche belliche tra Paesi rivali.

E’ stato anche un geniale matematico puro che ha trovato soluzioni originali a problemi complessi, come quelli legati all’ immersione delle varietà algebriche, alle equazioni differenziali paraboliche, alle derivate parziali e alla meccanica quantistica.

Quando era ancora uno studente dell’Università di Princeton, veniva considerato un ragazzo con difficoltà di rapporti umani, scarsamente empatico e con un’evidente difficoltà nel vedere l’altro come una persona con pensieri, emozioni proprie. Spesso appariva distratto, distaccato, attento a particolari di poca importanza per la maggioranza

John Nash poi si sposò, ebbe figli e iniziò a lavorare, ma alcuni di quei tratti caratteriali iniziarono ad accentuarsi: era sempre più distaccato, assorto nei suoi pensieri e preoccupato per il suo lavoro, in particolare della sicurezza del suo lavoro. Nash pensava di decifrare codici segreti per conto del governo Usa. Per questo motivo, sospettava di essere sempre seguito, controllato e che la sua vita fosse in costante pericolo e di conseguenza le variazioni d’umore erano sempre più rapide, continue e prive di agganci con la realtà. I giornali, le foto, i cartelloni pubblicitari, la radio, tutto mandava messaggi, che solo lui poteva capire e decifrare. A trent’anni gli fu diagnosticata una schizofrenia paranoidea e per questo fu sottoposto a diversi ricoveri.

Gli studi di neuroscienze, di genetica e l’introduzione dei farmaci antipsicotici hanno fornito importanti contributi alla comprensione dei meccanismi che sono alla base della schizofrenia. L’ipotesi di una vulnerabilità genetica è oggi quella più accreditata anche se il gene della schizofrenia non è stato ancora ritrovato. Quindi, nonostante sia ormai da molti sostenuta un’ipotesi organica nella nascita del disturbo, non è stato ancora trovato un marcatore neurobiologico specifico, non esiste infatti l’analisi o l’esame strumentale che permette di fare diagnosi di schizofrenia.

Per questo motivo l’unica via, per ora, di stabilire se un individuo sia affetto da schizofrenia è basata sul quadro clinico e devono essere presenti, da almeno un mese, un certo numero di sintomi. Devono apparire, inoltre, difficoltà nel mantenimento della normale vita sociale, lavorativa ed affettiva.

I pazienti possono avere l’impressione che i pensieri entrino nella loro mente da una fonte esterna oppure che lascino la loro mente per entrare in quella di un altro, infine possono sentire i loro pensieri ripetuti a voce alta. Tra i sintomi più conosciuti vi sono i deliri e le allucinazioni uditive, visive e in alcuni casi olfattive anche se non tutti i sintomi sono presenti contemporaneamente.

Tra i sintomi della schizofrenia più frequenti vi sono quelli che riguardano l’appiattimento affettivo, le anomalie del linguaggio, l’apatia e le alterazioni delle relazioni sociali. Il linguaggio è spesso incoerente, con associazioni difficilmente comprensibili, la mimica facciale è povera o assente, vi è una perdita di interesse per la cura del proprio corpo, del lavoro, dei rapporti di amicizia.

John Nash presentava diverse allucinazioni in cui, di volta in volta, si vedeva come piede sinistro di Dio, capo di un governo universale, destinatario di messaggi criptati extraterrestri, imperatore dell’Antartide e presentava anche un delirio di controllo in quanto pensava di essere controllato, spiato e di far parte di un complotto internazionale. Pensava inoltre che il suo lavoro di decifrare codici avesse un’importanza fondamentale nel controllo della sicurezza nazionale.

Non lo avevano aiutato le tensioni familiari, la solitudine, la depressione, il sentirsi diverso e superiore agli altri. E poi le storie amorose, con entrambi i sessi, un figlio illegittimo, che lo sfuggirà per anni, le  letture giovanili di fantascienza di  Asimov e  Heinlein e forse la sua passione per l’astronomia. Probabilmente incisero  anche le tre estati passate a lavorare alla Rand, ai tempi della guerra fredda, quando analizzava codici matematici per scoprire i segreti nucleari dei sovietici.

Con il passare degli anni e con i grossi progressi della medicina, fortunatamente riuscì a controllare la maggior parte dei suoi sintomi e soprattutto si rese conto che molto di quello che vedeva o sentiva non era vero.

John Nash è deceduto il 23 maggio 2015 all’età di ottantasei anni, insieme alla moglie ottantaduenne Alicia in un incidente stradale. Era a bordo di un taxi, presso l’areoporto di Newark, di ritorno dalla Norvegia dove si era recato per ritirare il  prestigioso premio matematico Abel Prize.

Aborigeni australiani e la “generazione rubata”

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In Australia vi sono circa 500 diversi popoli aborigeni, ciascuno con la propria identità linguistica e territoriale, che sono organizzati in clan distinti. Prima della colonizzazione, iniziata alla fine del diciottesimo secolo, gli Aborigeni abitavano in comunità semi-stanziali soprattutto lungo le coste, vivendo di agricoltura e dell’ allevamento di pesci e animali. Una minoranza invece abitava il bush o il deserto dell’entroterra, viveva di caccia e di raccolta, usava bruciare le sterpaglie per favorire la crescita delle piante preferite dalle loro prede ed era molto esperta nella ricerca dell’acqua.

Oggi, piú della metà degli Aborigeni risiede nelle città, spesso in condizioni terribili nelle periferie più degradate. Molti lavorano come braccianti in quelle stesse fattorie che si trovano sulle loro terre ancestrali, delle quali sono stati derubati, ma altri, soprattutto nella parte settentrionale del continente, rimangono radicati nelle loro terre e vivono ancora di caccia e raccolta.

Il principio giuridico che regolava la questione indigena nella legislazione inglese era quello della “terra nullius” e quindi la terra australiana prima dell’arrivo dei Britannici era considerata una terra vuota, una terra di nessuno che poteva essere legittimamente occupata dai coloni. Questo principio è rimasto in vigore fino al 1992 e da allora gli Aborigeni stanno ancora aspettando la restituzione della maggior parte delle loro terre.

Le prime invasioni portarono con sé epidemie di varicella, vaiolo, influenzamalattie veneree e di morbillo che sterminarono migliaia di Aborigeni, mentre molti altri furono massacrati per mano dei coloni tanto che, dopo solo un secolo di colonizzazione, il loro numero da almeno un milione di persone si era ridotto a soli 60.000 individui.

Durante la prima metà del XX secolo, vi è stata anche una politica volta a togliere i bambini aborigeni ai loro genitori, per affidarli alle famiglie dei bianchi o ai collegi dei missionari, con l’obiettivo di sradicare ogni traccia della loro cultura e della loro lingua. Diversi Stati infatti si dotarono di istituti di assistenza sociale per i nativi che instaurarono l’uso di separare i bambini dalle loro famiglie basandosi sul colore della pelle; i bambini dalla pelle più chiara venivano sottratti con la forza alle loro famiglie; spesso i genitori aborigeni arrivarono a scurire la pelle dei loro figli per poterseli tenere.  Vi è stata quindi una “generazione rubata”.

Gli Aborigeni sono ancora oggi oggetto di razzismo e molti di loro vivono in condizioni disumane e quindi soffrono un tasso di suicidi e mortalità infantile molto superiori a quelli del resto della popolazione ed hanno un’aspettativa di vita molto più bassa; inoltre, il numero degli Aborigeni in carcere è altissimo.

Le popolazioni Murrinh-Patha, abitanti la regione salata nell’immediato entroterra della cittadina di Wadeye, descrivono un Tempo del Sogno e posseggono una unicità di pensiero in quanto vedono tutti gli aspetti delle loro vite, pensieri e cultura come sotto la costante influenza del loro Sogno. Non fanno quindi  alcuna distinzione tra cose spirituali e cose materiali; né esiste per loro alcuna distinzione tra cose sacre e cose profane. Tutta la vita è “sacra”, ogni comportamento ha implicazioni “morali” e ogni significato della vita origina da questo eterno, onnipresente Sogno.