L’identità berbera

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I Berberi, popolazione molto numerosa stanziata nell’Africa settentrionale tra il Sahara occidentale e la Libia, si definiscono uomini liberi e sono molto diversi dagli Arabi che, a partire dalla conquista  nel 7° secolo d.C., vivono nelle stesse zone. Sono note le varie tribù del Marocco, i Cabili dell’Algeria ma minoranze berbere si trovano anche in Mauritania, nelle regioni più occidentali dell’Egitto settentrionale ed in alcuni stati dell’Africa occidentale, in particolar modo nel Niger e nel Mali dove vivono i Tuareg.

I Berberi parlano una lingua propria e si fanno comunemente discendere dalle genti mediterranee che popolarono l’Africa settentrionale in epoca protostorica e forse preistorica; si opposero sempre accanitamente ai conquistatori (Cartaginesi, Romani, Vandali, Bizantini, Arabi, Francesi, ecc.) e ciò ha permesso loro di conservare molte delle tradizioni originarie,

I Berberi sono sempre stati governati da diversi regni e imperi. Nella regione algerina della Cabilia, dopo la lingua tashelhit diffusa nel sud del Marocco, è in uso la lingua berbera col maggior numero di parlanti. Nonostante ciò questa lingua per molto tempo è stata completamente ignorata dalla costituzione algerina, e anche adesso, dopo che una modifica costituzionale del 2003 le ha riconosciuto un ruolo di “seconda lingua nazionale” accanto all’arabo, nella realtà mancano ancora misure concrete per un suo uso ufficiale anche solo all’interno della Cabilia.

La struttura della tribù berbera si fonda sulla grande famiglia patriarcale ma in Marocco la donna è piuttosto libera e nel Rif , negli altopiani del Marocco, i Rifiani spesso hanno occhi azzurri o verdi e capelli rossicci o biondi ed è riconosciuta anche la discendenza materna. La base dell’organizzazione sociale è il villaggio, con un consiglio degli anziani che aiuta il capo, e vi sono poi confraternite di mutua assistenza. Le feste religiose e familiari sono molto sentite: le cerimonie nuziali durano tre giorni, la nascita di un figlio è celebrata per sette giorni.

Fra i Tuareg, nomadi  del Sahara, le donne sono molto libere, non portano il velo ed  hanno il monopolio della lavorazione del cuoio. La religione predominante è quella islamica ma i Tuareg  sono poco praticanti. Le loro idee religiose rispecchiano credenze molto antiche, come la presenza di numerosissimi jinn , in arabo significa “geni, spiriti”, alcuni dei quali benefici, altri malevoli, che si aggirano sulla Terra provenienti da mondi invisibili. Vi sono stregoni che hanno il compito di avere contatti con i jinn in modo da neutralizzare le imprese di quelli malefici. È interessante la credenza che il pensiero umano possa dar vita a esseri magici che vivono in uno dei mondi invisibili che ci circondano.

Figura molto importante è il cantore o cantastorie che, accompagnandosi con strumenti musicali, racconta nei mercati le gesta degli eroi, la storia dei popoli, le vicende d’amore. Anche i medici sono molto rispettati e riconoscibili perché abbigliati con tuniche celesti e turbanti scuri con amuleti dorati. Sulle spalle portano cinghie che reggono davanti una tavola lunga quasi un metro e larga trenta centimetri con incastrate decine e decine di vasetti, materie prime per la loro farmacia ambulante. Hanno una visione unitaria dell’essere umano, dei suoi rapporti con Dio, con gli altri uomini, con l’Universo e usano centinaia di erbe e polveri curative, come menta, salvia, anice, malva, zafferano, hanna (Lausonia alba), le cui foglie disseccate sono antisettiche e combattono le infezioni.

I berberi fanno un massiccio utilizzo di tè alla menta (che è infatti la bevanda più consumata nel nord Africa) e di farine d’orzo per la creazione di piatti da consumare tutti assieme e di grande nutrimento come il cuscus. Inoltre sono stati i primi popoli a scoprire l’apporto energetico e nutritivo dei datteri e del miele.

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