Un esperimento sociale toglie l’identità a bambini Inuit

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Dal 1721 la Groenlandia, l’isola antartica più grande della Terra, era una colonia danese e fino alla prima metà del novecento era popolata soprattutto da indigeni Inuit che vivevano di caccia alle foche, non parlavano il danese ed erano flagellati dalla tubercolosi.

Il governo danese decise, all’inizio degli anni cinquanta del Novecento, di mettere in atto un Programma di rieducazione forzata dei bambini groenlandesi. Questo progetto, portato avanti insieme alla Ong Save The Children, si prefiggeva di migliorare le condizioni di vita della colonia danese attraverso la formazione di un’élite di persone più preparate che fossero in grado di governare meglio la Groenlandia.

Il governo chiese ai preti e agli insegnanti che si trovavano nell’isola di selezionare un gruppo di bambini fra i piu’ intelligenti, di età compresa fra i 6 e i 10 anni, da affidare successivamente a famiglie danesi. Arrivati in Danimarca i piccoli Inuit dovettero prima trascorrere l’estate del 1951 in una specie di campo estivo, a Fedgaarden, che di fatto era una quarantena che serviva ad accertarsi che non avessero malattie infettive.

L’anno successivo alcuni dei bambini “deportati”, vennero riportati in Groenlandia, mentre sei bambini rimasero con le rispettive famiglie adottive. Nel frattempo la Croce Rossa danese aveva istituito un orfanotrofio a Nuuk e qui vennero trasferiti i piccoli inuit di ritorno alla Danimarca. Nell’orfanotrofio era rigorosamente vietato parlare eschimese, la lingua groenlandese e i piccoli dovevano parlare forzatamente solo il danese.

Nel 1996 un giornalista danese scoprì i documenti che attestavano questo esperimento sociale e informò dell’accaduto tutti i bambini che ne erano stati coinvolti. Molti di loro da adulti divennero degli alcolizzati e morirono in giovane età o divennero senza tetto, dei disadattati. Insieme alla loro lingua persero anche la loro identità.

Nel 1998 la Croce Rossa danese ha chiesto scusa agli Inuit e nel 2009 lo ha fatto anche Save The Children ammettendo che si era trattato di una pesante violazione dei diritti fondamentali dei bambini. Solo il governo danese, nonostante le pressioni e le richieste da parte delle vittime, non ha mai riconosciuto la sua colpa.

 

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