I resoconti di Kurt Gerstein sulle procedure di morte naziste

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Kurt Gerstein nacque in Westfalia nel 1905 da un funzionario statale prussiano devoto protestante, obbediente all’autorità imperiale, nazionalista e antisemita  in maniera moderata e non violenta.

Il figlio ereditò queste caratteristiche ma visse la religione in modo più profondo e pertanto se nel 1933 il padre aderì subito al nuovo regime, Kurt invece ebbe problemi di coscienza. Approvava che Hitler avesse salvato la Germania dal bolscevismo ma avversava lo spirito totalitario del nazismo e rifiutava che si sostituisse a Dio e volesse dominare gli uomini.

Gerstein aderì alla Chiesa Confessante, il gruppo religioso luterano che si opponeva alla revisione della fede cristiana compiuta dai Cristiani tedeschi che rifiutavano l’Antico Testamento e l’idea che Cristo fosse ebreo. Per questa sua opposizione teologica egli venne arrestato più volte e poi espulso dal partito.

Gerstein si era laureato in ingegneria ma, dopo l’espulsione dalla NSDAP, perse il suo impiego nelle miniere statali e si dedicò agli studi medici. Nel 1940, dopo che una sua cognata  morì in circostanze misteriose in uno dei centri in cui si praticava l’eutanasia dei malati di mente, Gerstein si arruolò volontario nelle Waffen SS per scoprire dall’interno i crimini del regime. In virtù delle sue doppie competenze mediche e tecniche, venne affidato al servizio sanitario, si occupò di disinfezione dell’acqua ed ottenne il grado di tenente.

Nel 1942 visitò il campo di Belzec e durante il viaggio di ritorno in Germania, incontrò un funzionario dell’ambasciata svedese al quale raccontò quanto aveva visto e lo implorò di informare il suo governo e gli Alleati. A Berlino, tentò di mettersi in contatto anche con il nunzio apostolico della Santa Sede che però non lo ricevette.

Arrestato dagli Alleati nel 1945, Gerstein stese tre dettagliati rapporti, uno in francese nel 1945 a cui allegò dodici fatture della ditta che forniva il gas Zyclon B al campo di Auschwitz, e gli altri due in tedesco. Il 25 luglio 1945, Gerstein si suicidò. I suoi dettagliati rapporti sono tra i primi resoconti sulle procedure di uccisione attuate dai nazisti nei campi di sterminio.

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