Il siciliano lingua madre

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La lingua siciliana si è formata da una serie di idiomi parlati dalle popolazioni indigene e poi da quelle che l’hanno dominata. Si ritiene che l’influsso maggiore sia arrivato dalla Lingua Latina che si impose nell’isola sui precedenti idiomi.

I primi idiomi sarebbero stati però il Siculo,  lingua di origine indo-europea imparentata con il latino, il Sicano e l’Elimo che forse non erano invece idiomi indo-europei e che costituirono il nucleo centrale portante del siciliano. In seguito, a cominciare dall’anno 735 a.C. data di fondazione di Naexos, la prima colonia greca, si introdusse nell’isola anche la lingua Greca.

Data la posizione strategica dell’Isola, la sua lingua ha subìto diverse trasformazioni nel corso dei secoli perché le invasioni di fenici, greci, arabi e spagnoli, ne hanno arricchito il vocabolario e cambiato le forme grammaticali.

Dopo quella latina, una delle influenze principali sulla lingua siciliana è rappresentata dalla lingua greca (per un 14,66%). Persino il noto termine ‘caruso’ o ‘ragazzo’, sembrerebbe derivare dal greco kouros.

Anche  l’influenza araba è persistente già a partire dalla dominazione Bizantina della Sicilia, voluta ed effettuata dalle armate dell’Imperatore Giustiniano I. Furono gli Arabi ad occuparsi dello sviluppo agricolo, urbano e dunque economico dell’sola e a dare il nome allo ‘zibbibbu’,  nota uva che dà origine al Moscato di Pantelleria. I cognomi Fragalà e Zappalà dovrebbero originare dalla traslazione di alcune espressioni idiomatiche quali ‘gioia di Allah’ o ‘forte in Allah’.

Anche dai franco-normanni, il siciliano ha mutuato diversi vocaboli, come ‘accattari’ cioè comprare e il termine ‘travagghiari’, dal quale si crea il francese moderno ‘travailler’. Di grande importanza è stata anche l’influenza lombarda, determinata dall’invasione normanna (ad opera di armate provenzali e piemontesi soprattutto) e, verso il 1000 d.C.,da un insediamento di coloni provenienti dalla medievale Lombardia che portarono i dialetti galloitalici. Questi dialetti ancora sono parlati nelle zone di San Fratello, Novara di Sicilia, Nicosia, Sperlinga e Piazza Armerina. Derivanti dal lombardo sono infatti i termini ‘soggiru’ (suocero), ‘figghiozzu’ e i giorni della settimana. La cosiddetta ‘Scuola poetica Siciliana’ ha poi subito una grande influenza da parte del provençal, grazie all’intervento di Federico II di Svevia.

Dalla dominazione aragonese invece derivano all’incirca 771 termini, tratti dal castigliano e dal catalano. Oltre al lessico, il siciliano è stato influenzato dallo spagnolo anche nella sua grammatica e struttura sintattica, che si riscontra nelle terminazioni verbali dell’imperfetto e del condizionale, ma anche in alcune espressioni idiomatiche. Le parole più emblematiche sono sicuramente ‘tiempu’ e tutti i termini simili come ‘vientu’, ‘chianu’ e il verbo ‘chiamari’ e simili. Dal castigliano derivano i vocaboli ‘manta’ (coperta),  e ‘zita’ (fidanzata) che proviene da  ‘cita’, che significa appuntamento.

Infine una piccola percentuale di termini siciliani a causa delle migrazioni in massa, effettuate tra la fine dell’Ottocento e la prima parte del Novecento in zone di lingua Anglosassone, hanno subìto l’ingerenza di termini inglesi e americani. Le parole più utilizzate e conosciute sono ‘firrabbottu’ (da ferry boat), ‘bissinìssi’ (da business) e ‘friggideri’.

L’UNESCO ha riconosciuto al siciliano lo status di lingua madre, insieme ad altre lingue europee, non a rischio di estinzione e nel 2004, è stata creata una versione sicula di Wikipedia.

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