Le nuvole

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Nuvole… Sono come me un passaggio figurato tra cielo e terra, in balìa di un impulso invisibile, temporalesche o silenziose, che rallegrano per la bianchezza o rattristano per l’oscurità, finzioni dell’intervallo e del discammino, lontane dal rumore della terra, lontane dal silenzio del cielo.
(Fernando Pessoa)

 

 

Il cardo o Thistle simbolo della Scozia

Il cardo ha ispirato l’ode all’amore romantico di Rabbie Burns, A Red, Red Rose, ed anche una delle poesie più belle della letteratura, A Drunk Man Looks at the Thistle di Hugh MacDiarmid, un poema epico  in cui il poeta riflette su tutto, dallo stato in cui si trova la nazione, ai misteri dell’universo, fino alla meraviglia del whisky. Il cardo è un simbolo importante dell’araldica scozzese da oltre 500 anni e rappresenta anche una delle più alte onorificenze da assegnare a una persona.
Fondato da Giacomo III nel 1487, il Molto Reverendo o Molto Nobile Ordine del Cardo è un ordine cavalleresco conferito a coloro che hanno offerto un contributo importante alla vita della Scozia e del Regno Unito. Solo Sua Maestà la Regina oggi può investire qualcuno dell’Ordine del Cardo, secondo per importanza solo al Nobilissimo Ordine della Giarrettiera. Il suo motto è:

NEMO ME IMPUNE LACESSIT
(NESSUNO MI ATTACCA IMPUNEMENTE)

L’emblema del cardo appare ovunque in Scozia, dalla fascia della squadra internazionale di rugby e delle squadre di calcio locali, ai loghi delle principali organizzazioni e aziende, fino alle uniformi dei poliziotti.

Il trifoglio o shamrock simbolo dell’Irlanda

In inglese il trifoglio che si trova nei prati si traduce clover mentre  il simbolo dell’Irlanda si traduce shamrock che deriva dal gaelico irlandese seamróg e significa appunto “giovane o piccolo trifoglio”.

Il trifoglio come simbolo dell’isola d’Irlanda è attribuito a San Patrizio che pare utilizzasse questa pianta intorno al 5° Secolo per spiegare agli irlandesi il mistero cattolico della Trinità anche se le prime documentazioni iconografiche che riconducano all’utilizzo del trifoglio da parte del santo risalgono solo al 1600.

Il 17 marzo festa di San Patrizio gli irlandesi erano soliti brindare con il rituale conosciuto come drowning the shamrock : il trifoglio, estratto da capelli o copricapi, veniva posto nel bicchiere con l’ultimo sorso di whiskey. Una volta brindato e bevuto, si diceva portasse fortuna estrarre il trifoglio dal bicchiere e gettarlo dietro la propria spalla sinistra.

Nella letteratura scientifica dei secoli successivi molti studiosi britannici sottolinearono la bestialità degli Irish contrapposta alla civiltà inglese rappresentando gli irlandesi come mangiatori di trifogli, stupidi e analfabeti. L’aristocrazia britannica era abituata a giustificare con il razzismo “scientifico la propria politica di repressione coloniale.

Il trifoglio fu adottato come simbolo della lotta per l’indipendenza irlandese a partire dal 18° Secolo, alla stregua della rosa rossa inglese, del cardo scozzese e del porro gallese.

Le prime bandiere sulle quali si vide comparire lo shamrock furono quelle degli Irish Volunteers. Si trattava di un gruppo armato di volontari che sfruttarono il momento vantaggioso della Guerra d’Indipendenza Americana per ergersi a difensori dell’isola d’Irlanda nei confronti della minaccia di un’invasione francese o spagnola, facendo al tempo stesso pressioni indipendentiste sul Parlamento britannico. Fu quindi negli ultimi secoli, con il crescente fervore per la volontà di veder nascere una Repubblica d’Irlanda, che lo shamrock divenne famoso in tutto il mondo.

Al giorno d’oggi il trifoglio è tuttora simbolo di diversi battaglioni dell’esercito britannico ed è divenuto anche simbolo di numerose organizzazioni, società e squadre sportive. Nonostante ciò il trifoglio non è ufficialmente il simbolo nazionale dell’Irlanda ma è l’arpa di Brian Boru, che compare su tutte le monete della Repubblica e su tutti i documenti ufficiali.

Le odalische o cameriere

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Le donne che vivevano negli harem ottomani provenivano dal mercato degli schiavi o da un territorio conquistato, quale preda di guerra oppure erano un dono fatto al sultano. Le odalische (“odalisca” significa “cameriera”) erano di tre tipi: quelle con più anni adibite al basso servizio, altre ancora bambine, inserite a cinque o sei anni, alle quali venivano insegnate musica, danza, etichetta e letteratura e infine le più belle, con un’età compresa fra i quindici e i vent’anni. Giunte a Palazzo, ricevevano un nuovo nome e dovevano studiare il turco, saper leggere il Corano e conoscere la storia turca e la religione islamica.
Diventavano  “novizie” poi potevano diventare  kalfa e alla fine usta.  Le usta  (dall’arabo ustaz= professore, maestro) erano le odalische di più alto grado, servivano di persona il sultano, ricevevano stipendi consistenti e potevano dimettersi quando lo desideravano. Le odalische percepivano un salario giornaliero a seconda delle rispettive mansioni, mentre il loro abbigliamento era pagato dal Tesoro del Palazzo.
Tutte le domestiche, dopo nove anni di servizio potevano lasciare il Palazzo e anche sposarsi ed in tal caso veniva rilasciato loro un “certificato di liberazione”. A quelle che si sposavano venivano dati un anello di diamanti, orecchini di diamanti, un orologio d’oro, porta bicchieri d’argento, due cucchiai e il corredo per la casa; ma quando se ne andavano dopo un servizio più prolungato (diciotto anni e più) ricevevano anche case e terreni, oppure pensioni.
Le odalische vergini vivevano in due appartamenti separati dal resto dell’harem dove cucivano, ricamavano, e studiavano. Imparavano musica, danza o canto e le regole dell’etichetta di corte. La validè sultàn, madre del sultano, sceglieva fra queste il proprio seguito.
Le odalische alternavano una settimana di lavoro ad una di riposo, con turni rigidamente fissati che iniziavano ogni venerdì. Ogni notte un gruppo di kalfa, dalle 15 alle 20, sorvegliava gli alloggi e pattugliava tutte le stanze e i giardini. Ogni giovedì si procedeva alle pulizie comuni e all’inizio di ogni mese le cameriere comuni si dedicavano alle pulizie generali.

I Camuni

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I Camuni o Camunni erano un antico popolo che viveva in Val Camonica. Fra i massimi produttori di arte rupestre in Europa, il loro nome è legato alle celebri incisioni rupestri della Val Camonica, che costituiscono la principale testimonianza culturale di questo popolo.

Popolo di origine oscura, risulta insediato in Val Camonica fin dal Neolitico. I Camuni sono ricordati dalle fonti storiografiche classiche a partire dal I secolo a.C. quando, sottomessi a Roma, furono progressivamente inseriti nelle strutture politiche e sociali dell’Impero romano pur conservando margini di autogoverno .

Fin dalla seconda metà del I secolo ottennero lacittadinanza romana, subendo poi – come tutti i popoli dellaGallia cisalpina – un rapido processo di latinizzazione sia linguistica, sia culturale, sia religiosa. Lasciarono oltre 300 000 incisioni rupestri.

Il tempio Man Mo di Hong Kong

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Il Man Mo è il più antico tempio di Hong Kong in quanto fu  costruito nel 1847  e  benché sia stato più volte ristrutturato mantiene l’aspetto originale. Nel tempio vengono venerate in particolare due divinità, il Dio della letteratura e il Dio della Guerra.

Le persone si recano lì per pregare di ottenere buoni risultati negli esami e in ambito accademico o letterario oppure  per risolvere controversie. La cerimonia per la risoluzione delle controversie tra le persone, che prevede il taglio della testa di un pollo e l’incenerimento di carta di colore giallo, si dice che sia nata durante la dinastia Qing. In questa cerimonia, al fine di evitare di andare in tribunale, la gente invoca gli dei per punire le persone che non mantengono le promesse fatte pubblicamente durante la cerimonia.

Questo tempio venne costruito dai Taoisti durante il periodo coloniale. Uno dei loro dèi, il dio della letteratura di nome Man Cheong, nacque nel 287 d.C., l’altro dio, Mo, nacque nel 160 d.C. Si dice che abbia combattuto contro l’oppressione e le ingiustizie e che sia stato ucciso nel 219 per mano dei suoi nemici. I fedeli bruciano grandi quantità di incenso che formano suggestive spirali. Il Tempio di Man Mo viene gestito dal Tung Wah Group of Hospitals dal 1908.