I promessi sposi: capitoli VII – VIII – IX

 

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Padre Cristoforo racconta di aver fallito con Don Rodrigo e Renzo va su tutte le furie e così Lucia, per calmarlo, decide di accettare il matrimonio a sorpresa.  Il giorno dopo, quindi, Agnese manda Menico, suo nipote di dodici anni, presso il convento di Pescarenico da Padre Cristoforo.
Una volta rimasto solo, Don Rodrigo è stato a lungo inquieto e ha ordinato al Griso, capo dei Bravi, di rapire Lucia. Quando cala la sera, dunque, i Bravi sono pronti  a colpire proprio mentre Renzo, Tonio e Gervaso si recano alla locanda per mangiare prima di passare a prendere Lucia e recarsi da Don Abbondio.
Tonio e Gervaso bussano alla porta del curato e, con la scusa di dover saldare un debito, riescono a convincere Perpetua ad aprirgli. Mentre Don Abbondio sta leggendo, Perpetua gli annuncia la visita di Tonio. La domestica viene poi attirata lontano da casa da Agnese che si finge desiderosa di raccontarle un pettegolezzo che la riguarda.
Intanto Tonio e Gervaso salgono in camera e con loro entrano di nascosto anche Renzo e Lucia. Quando Don Abbondio si volta per firmare le ricevute Renzo dichiara Lucia sua moglie, ma la ragazza non riesce a finire di parlare perché il curato inizia a chiedere aiuto svegliando Ambrogio, il sagrestano, che dà l’allarme suonando le campane.
Intanto i bravi, introdottisi in casa di Lucia, vi trovano soltanto Menico e sono poi costretti a scappare per via dell’allarme dato dalle campane stesse. Il ragazzino riesce così a fuggire e, incontrati sulla via Renzo, Lucia e Agnese li avverte del pericolo. Il gruppo si dirige allora a Pescarenico dove padre Cristoforo gli comunica di aver trovato un rifugio per Renzo a Milano e per le due donne a Monza.  Lucia, salita sulla barca che la porterà a destinazione, guarda il paesaggio e le montagne e riflette sulle sue speranze vane.
È l’alba di sabato 11 novembre 1628 quando i tre giungono sull’altra sponda del lago dove li attende un barroccio che li conduce a Monza.  Renzo a malincuore parte per Milano mentre le due donne si recano dal padre guardiano che decide di accompagnarle dalla Signora.
La Monaca di Monza,  una donna di circa venticinque anni il cui padre è il più importante signore della città, appare alle due donne bella ma sfiorita. Gertrude, questo il suo nome di battesimo,  a sei anni era stata rinchiusa nel monastero ma scoperto di non essere adatta a quella vita, aveva scritto al padre senza però ricevere alcuna risposta. Tornata a casa per un breve periodo, viene trattata come un’indegna e soltanto un paggio le mostra gentilezza.
Proprio a lui Gertrude decide di scrivere un biglietto che, però, viene scoperto e causa il licenziamento del servo e la sua reclusione in una delle stanze del palazzo. Sola e minacciata di venir ulteriormente punita in seguito, la ragazza scrive di nuovo al padre implorando il suo perdono.

 

 

 

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