Tragedia e commedia greca: il ” canto del capro” e il rito del ” komos”

 

Coro-dei-satiri

Secondo la tradizione fu il leggendario Tespie ad inventare la tragedia girando con il suo carro per l’ Attica nel VI sec.a.C. e portando così in giro i suoi spettacoli. Per Aristotele invece la tragedia nacque dal ditirambo cioè un canto corale intonato in onore di Dioniso, dio dell’ ebbrezza e della creatività, che finiva con grandi danze e sonore sbornie. Non a caso la parola tragoidia era formata da tragos che vuol dire capro, l’animale sacrificato nei riti dedicati a Dioniso, e oide’ che vuol dire canto.

Anche la successiva nascita della  commedia nel V sec. a.C. è correlata al vino in quanto ha origine nei canti che accompagnavano il komos, un rito orgiastico con rappresentazioni falliche, nel corso del quale il vino scorreva a fiumi.

Tragedia e commedia rappresentavano temi mitologici, avevano valenza educativa e parlavano dei personaggi politici e delle guerre in corso. Al centro vi era la condanna della presunzione degli uomini che volevano superare i limiti posti dagli dei.

Venivano rappresentate spesso le guerre contro i Persiani che avevano messo a rischio la libertà dei Greci. Nella prima gerra Atene riuscì a sconfiggere Dario I nella battaglia di Maratona nel 490 a.C. e nella seconda solo con una lega di poleis dopo tante battaglie, tra cui quella di Salamina nel 480 a.C., fu sconfitto Serse. I Greci erano sempre rappresentati come incorruttibili ed eroici e i Persiani come ricchi e viziosi.

Eschilo addirittura ai nemici dedicò la tragedia “I Persiani” in cui rimarcava la superiorità del modello democratico ateniese sul modello dispotico persiano. Anche Aristofane poi in una commedia rilevò come i costumi dei Persiani fossero molli, corrotti e degeneri.