Il «rumantsch»: una lingua retoromanza

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Il romancio fa parte dell’area delle lingue retoromanze come il ladino ed il fruilano ed è parlato unicamente nei Grigioni ma è parte integrante dell’identità nazionale ed è la quarta lingua nazionale e ufficiale della Svizzera. Nell’ultimo secolo la percentuale di persone di lingua romancia si è dimezzata e si trova soprattutto in due zone del Cantone dei Grigioni: la valle della Surselva e la Bassa Engadina.

Il romancio è quindi una lingua romanza, come l’italiano, il francese o il catalano. La sua storia inizia nel 15 a.C., quando i Romani conquistano la provincia della Rezia che comprende l’attuale territorio dei Grigioni. Il «rumantsch» nasce quindi dal latino popolare utilizzato dai soldati e dai coloni, con influenze della lingua degli autoctoni. Fino al XV secolo è stato parlato dalla maggioranza della popolazione grigionese fino a quando il territorio è passato sotto l’influenza degli Alemanni e il tedesco è diventato la lingua dell’amministrazione.

Il romancio non è però una lingua unificata, anche se le persone che parlano i  vari dialetti si capiscono tra di loro.  Questa diversità è causata dal frazionamento delle comunità in un territorio con ben 150 vallate e dall’assenza di un vero centro culturale. La diversità si è però rivelata un problema quando il romancio è diventato una lingua ufficiale e per poterlo utilizzare nell’Amministrazione, bisognava avere  una lingua standard scritta.

Per risolvere il problema nel 1982 il professore zurighese Heinrich Schmid ha creato il «Rumantsch Grischun» che nel 1996 è diventato lingua ufficiale e ogni madrelingua romancio può scrivere all’amministrazione nel proprio dialetto, ma quest’ultima risponde in «Rumantsch Grischun». Il romancio viene insegnato solo in poche università, come a Friburgo, Ginevra o Zurigo ma è tuttora parlata da circa 60.000 persone e ha un suo canale radiotelevisivo di servizio pubblico.

Paul Schäfer e gli orrori della Colonia Dignidad

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Paul Schäfer dall’aspetto allampanato e con un occhio di vetro, era stato un infermiere nella Wehrmacht che, dopo la seconda guerra mondiale, si era reinventato profeta di Dio e aveva fondato una società benefica per vedove ed orfani di guerra ma nel 1960 fu accusato di molestie ai bambini.

Per questo nel 1961 si rifugiò in Cile insieme a diversi connazionali con i quali fondò una comune agricola di 300 persone chiamata Colonia Dignidad dove tutti, compresi i bambini dai sette anni in poi, dovevano lavorare dodici ore al giorno senza salario e riposo settimanale e ricevendo solo un tozzo di pane e una tazza di tè.

Chi sgarrava subiva un processo di fronte alla comunità e subiva pene corporali, somministrazione di psicofarmaci e privazione di cibo. I bambini appena nati venivano tolti ai genitori ed erano affidati a “zie e zie” e Schäfer, “lo zio permanente”,  abusava dei bambini che arrivavano anche dagli orfanatrofi.

Schäfer fece costruire nella comune anche una scuola ed un ospedale ottenendo credibilità e finanziamenti pubblici e copertura della polizia tanto che cominciò ad ospitare anche nazisti in fuga dall’Europa. Il generale Augusto Pinochet, dopo il golpe del 1973, sfruttò le stanze segrete e gli strumenti di tortura della colonia dove gli oppositori catturati dalla Dina venivano portati e dove spesso morivano.

Successivamente la colonia accumulò al suo interno enormi quantitativi di armi che Schäfer faceva entrare e uscire di nascosto dal Cile e in speciali laboratori venivano anche testati gli effetti del gas letale Sarin. Inoltre molti notabili cileni furono anche ricattati con filmati girati durante festini erotici organizzati per loro nella colonia.

Dopo la caduta di Pinochet, Schäfer fuggì in Argentina e nel 2005, all’età di 84 anni, fu estradato in Cile dove venne condannato a 20 anni per pedofilia, traffico di armi e violazione dei diritti umani. Morì in carcere nel 2010.

 

Mi piaci quando taci

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Mi piaci quando taci perché sei come assente,
e mi ascolti da lungi e la mia voce non ti tocca.
Sembra che gli occhi ti sian volati via
e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.

Poiché tutte le cose son piene della mia anima
emergi dalle cose, piene dell’anima mia.
Farfalla di sogno, rassomigli alla mia anima,
e rassomigli alla parola malinconia.

Mi piaci quando taci e sei come distante.
E stai come lamentandoti, farfalla turbante.
E mi ascolti da lungi, e la mia voce non ti raggiunge:
lascia che io taccia col tuo silenzio.

Lascia che ti parli pure col tuo silenzio
chiaro come una lampada, semplice come un anello.
Sei come la notte, silenziosa e costellata.
Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.

Mi piaci quando taci perché sei come assente.
Distante e dolorosa come se fossi morta.
Allora una parola, un sorriso bastano.
E son felice, felice che non sia così.

Pablo Neruda

La Svizzera: la neutralità, il rifugio delle ricchezze, il tardivo voto alle donne

Mappa Svizzera

I montanari svizzeri, gli antichi Elvezi di lingua tedesca, vivevano isolati fra le catene alpine ma nel Medioevo cominciarono ad organizzarsi in comunità, che poi diventarono cantoni, per difendere pascoli e terre. Poi l’apertura di una via che permetteva ai muli e alle merci di valicare il Passo del San Gottardo, consentì loro di effettuare facili commerci di carne e latticini con la ricca Lombardia.

I cantoni di Uri, Schwyz e Unterwalden, essendo vicini all’Italia, nel 1291 si unirono in Confederazione per aiutarsi anche con le armi contro i nemici e ogni decisione era presa in democrazia diretta perchè era posta al vaglio delle diete cioè assemblee locali che riunivano gli uomini liberi. La Svizzera si configurò così come un popolo in armi con una forte tradizione guerriera, tanto che ancora oggi per i cittadini vige la leva obbigatoria.

Nel XIII secolo gli Asburgo, che consideravano la Svizzera parte dell’Impero, tentarono più volte di conquistare questi territori ma nel 1315, nella battaglia di Morgaten, il duca Leopoldo d’Asburgo fu sconfitto dall’esercito svizzero che era numericamente molto inferiore. Il leggendario Guglielmo Tell è l’eroe simbolo della lotta degli Svizzeri contro l’egemonia asburgica.

Nel XIV secolo alla prima Confederazione si unirono anche le città di Lucerna, Zurigo e Berna ed insieme nel 1386 a Semplach sconfissero definitivamente gli Asburgo. Successivamente, dal 1476 al 1477, gli Svizzeri riuscirono ad occupare i territori dell’attuale Svizzera francese e subito dopo strapparono il Canton Ticino al Ducato di Milano raggiungendo così le dimensioni attuali. Alla Confederazione si unirono anche i Grigioni e così la Svizzera diventò una nazione plurilinguista in cui si parla tedesco, francese, italiano e romancio che sono ancora oggi le quattro lingue ufficiali.

Gli Svizzeri provarono poi a controllare anche la Lombardia ma, dopo la sconfitta di Marignano nel 1515, decisero di concentrarsi sulla difesa del proprio territorio e per mantenere la propria autonomia adottarono una politica di neutralità. Per questo motivo non hanno partecipato alle guerre mondiali, non sono entrati nell’Unione Europea e  fanno parte dell’ONU solo dal 2002.

Hanno vissuto l’ultima grande divisione religiosa fra cattolici e protestanti nella prima metà dell’ 800 quando i protestanti vinsero una breve guerra, ma gli Svizzeri non hanno mai fondato la loro identità nazionale su un’unica religione. Lo Stato è fondato sulla Costituzione del 1848, non vi sono barriere doganali fra le Confederazioni e i Cantoni hanno ampie funzioni legislative anche se le materie di competenza nazionale, esteri e difesa, sono decise da istituzioni federali.

Il voto femminile fu introdotto soltanto nel 1971 e nel Novecento, a causa della sua neutralità e quindi della tranquillità del territorio, la Svizzera diventò per i ricchi europei, e anche non europei, un luogo privilegiato dove mettere al sicuro ed occultare ricchezze lecite ma anche illecite.

 

 

Atene: la nascita della democrazia ed il momento di massimo splendore

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La dea della sapienza Atena e il dio del mare Poseidone, al momento della fondazione della città di Atene, se ne contesero la protezione ed il diritto di darle il nome.  Poseidone donò un cavallo simbolo di vigore e coraggio insieme alla promessa del suo appoggio in caso di guerra, Atena invece donò invece l’ulivo promettendo la saggezza e la pace ed ebbe così la meglio.

I primi insediamenti micenei sorsero nel II millennio a.C. in una area molto favorevole perché al centro di una fertile pianura, irrigata da due fiumi, che si prestava all’agricoltura. Era protetta inoltre da due massicci montuosi che formavano un’ottima barriera per arginare i venti freddi del nord-est ed eventuali invasori.

Le alture erano anche ricche di pascoli e di materiale da costruzione ed il territorio si apriva a sud-ovest sul mare affacciandosi sul Golfo Saronico tanto che il porto principale della città era distante circa 10 Km dall’Acropoli.

Nei primi secoli di vita Atene fu governata da leggendari monarchi fra i quali Teseo figlio di Egeo e di Poseidone, unitisi nella stessa notte a sua madre Etra, che sconfisse a Creta il Minotauro,mostro con la testa di toro ed il corpo di uomo, che per volere di Minosse re di Creta si nutriva periodicamente di giovani ateniesi. Teseo redasse anche le prime leggi, raggruppo’ i villaggi ed istituì le Panatenee, feste religiose in onore di Atena.

Successivamente esercitarono l’autorità gli arconti cioè magistrati che provenivano dalle aristocrazie locali che, per rivalità fra loro, portarono molta instabilità politica fino a quando il legislatore Dracone nel VII secolo a.C. redasse i primi codici penali della storia.

Diventò poi arconte con pieni poteri Solone che nel 594 a.C. divise la cittadinanza in base al censo e non alla nascita creando così una società non più immobile ma dinamica. Nel VI secolo a.C. Pisistrato riuscì ad accattivarsi il popolo ed instaurò un governo tirannico ma poi nel 508 a.C. Clistene avvio’ una riforma democratica ed organizzò la città in divisioni amministrative.

Nel 461 a.C. andò al comando Pericle che portò la città al massimo splendore e sconfisse il potente impero orientale di Persia. L’acropoli della città nel V secolo a.C. splendeva con maestosi edifici sacri e statue dedicate agli dei fra cui quella bronzea e gigantesca di Atena.

 

La Grande Armée di Napoleone Bonaparte con i piedi in carne viva

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I soldati di Napoleone si arruolavano per patriottismo, per venerazione verso l’Imperatore, per spirito di avventura o per scappare dalla povertà. In ogni caso ogni anno si procedeva anche all’arruolamento obbligatorio e per sorteggio fra i giovani non sposati tra i 20 e i 25 anni di eta’ e la maggior parte dei due milioni e mezzo di giovani che prestarono servizio entrò in fanteria.

Il servizio poteva durare da uno a cinque anni in tempo di pace e in caso di guerra fino alla sua conclusione. Prima di andare al fronte i soldati venivano addestrati in appositi centri militari, ricevevano una divisa e venivano assegnati ad un battaglione. L’uniforme era prodotta solo in tre taglie e lo zaino pesava tra i 15 e i 20 chili quando, a pieno carico, conteneva due pacchetti di cartucce, pantaloni, ghette e scarpe di ricambio, pan biscotto per quattro giorni, effetti personali e un berretto.

I soldati portavano anche una cartucciera in pelle nera che si appendeva dietro la coscia destra e un fucile a pietra focaia di 4,6 Kg. I soldati stavano in fortezze, caserme e villes de guerre o in accampamenti semipermanenti. Durante il giorno avevano duri addestramenti e di notte ogni soldato doveva condividere con un compagno un unico letto di paglia pressata. Ricevevano inoltre una paga giornaliera per coprire le spese per il cibo e per la biancheria.

I soldati facevano lunghe marce, a volte anche di 20 o 30 km al giorno, tanto da lamentarsi di avere sempre i piedi ridotti in carne viva. A fine giornata riposavano in tende o bivaccavano all’aria aperta davanti ad un falò riparandosi solo con una coperta. I feriti avevano forti probabilità di morire dopo giorni di agonia o di restare per sempre disabili.

Dopo l’esilio di Napoleone nell’isola di Sant’Elena la Grande Armata fu congedata e una parte dei soldati si arruolarono nel nuovo esercito di Luigi XVIII.

 

 

 

 

I Sefarditi: gli ebrei spagnoli

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Pur di evitare la relazione fra ebrei e cristiani convertiti ed impedire che questi ultimi vivessero sospesi fra due fedi, i Re cattolici spagnoli obbligarono gli ebrei a vivere in quartieri chiusi cioè nei ghetti e nel 1480 fondarono il Tribunale della Santa Inquisizione.

Nel 1492 Isabella I di Castiglia e Ferdinando II di Aragona decretarono l’espulsione degli ebrei dai loro territori come avevano già fatto precedentemente la Francia è l’Inghilterra.

Di conseguenza molti ebrei si convertirono al cristianesimo mentre circa 100.000 scelsero di andare in esilio. Molti esiliati si recarono a Napoli, Roma, Ferrara e soprattutto Venezia dove erano chiamati ” i ponentini”. Altri si spostarono in Marocco, in Palestina e nell’Impero Ottomano e in particolare a Salonicco e Baghdad.

Nei nuovi territori i Sefarditi, invece di integrarsi nelle comunità ebraiche preesistenti, crearono nuovi quartieri ebraici mantenendo così i propri costumi e la lingua spagnola.

Un’altra parte degli espulsi nel 1492 si recò invece in Portogallo dove il re Giovanni II accettava soltanto i più abbienti ma nel 1496 il successivo re Manuele I sposò Isabella figlia dei re cattolici di Spagna accettando l’ accordo di non ospitare più ebrei.

Poi però per paura delle conseguenze economiche affidò a famiglie cristiane tutti i bambini ebrei minori di quattordici anni e costrinse tutti gli adulti a farsi battezzare impedendogli di andare in esilio. Ma queste famiglie nelle loro case continuarono a praticare l’ ebraismo fino al 1536 quando venne introdotta l’Inquisizione anche in Portogallo.

Di conseguenza molti mercanti, banchieri ed armatori si trasferirono ad Anversa, Amsterdam, Amburgo, Bordeaux, Rouen, Parigi, nel sud della Francia e in Italia a Ferrara, Livorno e Ancona. La comunità di Amsterdam diventò molto potente a livello economico.

Da queste comunità sefardite occidentali nel corso del XVII la diaspora, durata complessivamente almeno due secoli, si estese all’ Inghilterra e alle colonie americane portoghesi, olandesi e inglesi.

 

 

 

 

 

 

La gomma: l’oro bianco insanguinato

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A partire dalla Rivoluzione industriale la gomma diventò un materiale indispensabile per la vita moderna. Inizialmente “l’oro bianco” era prodotto solo nella foresta sudamericana perchè nell’Amazzonia peruviana e brasiliana gli alberi della gomma crescevano in modo spontaneo. La loro linfa dopo l’estrazione ed una prima lavorazione  veniva trasportata lungo il Rio delle Amazzoni fino a Belem da dove veniva poi distribuita in tutto il mondo.

Dal 1879 al 1912 la forte richiesta del materiale ed il prezzo elevato fecero arricchire alcune famiglie borghesi locali che controllavano la produzione e la commercializzazione del lattice. Casa Arana era l’azienda più importante del Perù che schiavizzò la popolazione indigena locale, tramite un esercito di mercenari ,che usualmente utilizzava torture, minacce, stupri e omicidi per aumentare l’estrazione o rubare terreni agli Indios.

Nel 1909 lo statunitense Walter Hardenburg scrisse che, per farli lavorare, gli indigeni venivano frustati fino ad avere le ossa scoperte e ai  loro figli, presi per i piedi, veniva fracassata la testa sbattendola contro gli alberi. Uomini e donne erano usati come bersaglio anche solo per divertimento e a volte venivano bruciati con la paraffina: si stima che siano morti almeno 40.000 Indios. Julio Cesar Arana non fu mai processato per questi crimini anzi ebbe una soddisfacente carriera politica e diventò anche senatore.

La “febbre della gomma” passò quando l’Amazzonia perse il monopolio di questo oro bianco perchè l’inglese Henry Wickham  riuscì a contrabbandare un grosso quantitativo di semi e poi le piante furono fatte crescere, con costi più economici, nel sud-est asiatico. Inoltre durante la Grande Guerra si diffusero in Germania altri materiali sintetici che fecero diminuire la richiesta di lattice naturale.

 

L’eroe scozzese William Wallace: “Freedom”

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Nel 1286 il re scozzese Alessandro III morì precipitando da una scogliera e  lasciando come erede la nipote di tre anni Margherita, chiamata poi la “Vergine di Norvegia”, che viveva con il padre nel Paese Scandinavo. Nel 1290 la bimba però morì durante il viaggio verso la Scozia nel mare del Nord ed allora Edoardo I d’Inghilterra, detto Gambelunghe, approfittando dela rivalità dei nobili scozzesi che si contendevano il trono, aiutò John Balliol a diventare re in cambio del suo giuramento di fedeltà.

Balliol però ripristinò con i baroni scozzesi la vecchia Aild Alliance franco-scozzese contro Edoardo I che nel 1296 imprigionò Balliol, sottomise la Scozia e portò in Inghilterra la “Pietra del destino” sulla quale venivano incoronati i re scozzesi.

William Wallace, appartenente ad una famiglia influente scozzese in quanto il padre era un cavaliere e piccolo proprietario terriero, non era primogenito e pertanto era destinato a far parte del clero per cui  verso il 1289 visse presso uno zio sacerdote che gli insegnò il francese e il latino. Gli autori classici latini probabilmente formarono il senso morale della libertà che contraddistinse la sua vita: aveva giurato fedeltà a Balliol e rifiutò di sottomettersi all’Inghilterra.

Nel 1297 Wallace, a causa dei pesanti tributi inglesi o forse perchè lo sceriffo di Larnark aveva giustiziato  la sua promessa o giovane sposa Marion Braidfute, con soli 30 uomini prese d’assalto Lanark e uccise lo sceriffo della città. Successivamente, insieme al capo scozzese Andrew de Moray, sconfisse gli Inglesi a Stirling dove fu  scorticata e spartita la pelle del tesoriere inglese Hugh de Cressingham.

Wallace fece una campagna di saccheggi nell’Inghilterra settentrionale e ritornato in Scozia fu nominato cavaliere e unico Guardiano di Scozia anche se non apparteneva all’aristocrazia. Nel 1298 attese l’esercito inglese capeggiato da Edoardo I nei pressi di Falkirk ma, a causa anche della pioggia di frecce scoccate dai lunghi archi dei gallesi assoldati dagli inglesi, i lancieri scozzesi caddero sul campo e i pochi superstiti, tra cui Wallace, fuggirono.

I nobili scozzesi allora fecero pace con Edoardo I mentre Wallace andò in Francia, Norvegia e Roma alla ricerca di appoggi che non arrivarono. Nel 1305  mentre stava andando a parlare con Robert Bruce, nuovo Guardiano di Scozia insieme a John Comyn, che era passato dalla parte di Edoardo I per contrastare le ambizioni di Comyn, fu tradito da un cavaliere scozzese.

A Londra fu incriminato per banditismo e tradimento e dopo un processo sommario fu trascinato per le strade di Londra per oltre sei chilometri legato ad un gruppo di cavalli e avvolto in una pelle di bue perchè il corpo non si lacerasse troppo presto. Poi venne mutilato e squartato ancora vivo  e cuore (il suo braveheart), fegato e polmoni e viscere furono gettati nel fuoco e la testa, infilata su un palo, fu posta sul ponte di Londra.

Nel 1306 Robert Bruce cambiò nuovamente fazione e, rivendicando il trono scozzese, nel 1314 sconfisse Edoardo II, successo al padre, nella battaglia di  Bannockburn e fu incoronato. Wallace solo nel XVIII diventò un eroe nazionale simbolo della resistenza scozzese contro gli Inglesi.